San Marino. Zeppa (Rete): “Sono arrabbiato nero”

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Al punto in cui siamo è indispensabile una presa di posizione da parte della cittadinanza che sarà sì chiamata ad esprimersi il prossimo 8 dicembre ma che ben prima di quella data dovrà trovare il modo di far sentire la propria voce e contrastare chi pur a Consiglio sciolto vorrebbe ostinarsi a chiudere il cerchio sulla giustizia che è di tutti e non soltanto di chi gioca una partita che evidentemente non può permettersi di perdere. Lo ha ben detto in una riflessione densa di peso specifico – vale la pena riprendere quei concetti – il capogruppo di Rete Gian Matteo Zeppa nel suo ultimo comma comunicazioni che di seguito riportiamo.
“Un film – ha riflettuto Zeppa – ‘Quinto potere di Sydney Lumet’, mi è tornato in mente pochi giorni fa cercando di fare un’analisi sulla situazione sammarinese”. “Non serve – ha detto citando il famoso monologo di Beale – dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male! Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo. Il potere d’acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male. È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più… Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: “Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma.. ma lasciatemi tranquillo!”
Be’, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi arrabbiate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la crisi e l’inflazione e i russi e la violenza per le strade. Io so soltanto che prima dovete arrabbiarvi. Dovete dire: “Sono un essere umano, porca miseria! La mia vita ha un valore!” Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie.
Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l’apriate e vi affacciate tutti ed urliate: “Sono arrabbiato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: “Sono arrabbiato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete arrabbiare. Dovete dire: “Sono arrabbiato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi, l’inflazione e la crisi energetica, ma Cristo alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo, gridatelo: “Sono arrabbiato nero e tutto questo non lo accetterò più!”. “Il monologo – ha riassunto con precisione Zeppa – tratta della storia del giornalista Howard Beale, l’emittente per la quale egli lavora non ha un gran share ed egli viene licenziato con pochissimi giorni di preavviso, lui allora durante una diretta annuncia che si ucciderà. Questo ravviva lo share fino a che Beale diventa una icona. Con il tempo però quell’icona comincia a diventare scomoda e arriva ad essere considerato un nemico della nazione. Lo share dopo l’apice ricomincia a calare, i datori di lavori assoldano un killer per ucciderlo in diretta. Alla fine del film si sente una voce fuori campo che racconta come si tratti del primo uomo conosciuto per essere stato ucciso perché aveva un basso indice di ascolto”. Il perché di questa lunga premessa è presto detto: sarebbe necessario secondo Zeppa che i sammarinesi prendessero definitivamente coscienza di come una certa politica abbia l’esigenza di creare lo scandalo per distogliere lo sguardo delle persone da ciò che è realmente pericoloso. “Basti pensare – ha fatto notare – ad Ali Turki e ai suoi sproloqui in un servizio della tv di Stato che immagino qualcuno abbia commissionato. La politica attuale ha bisogno di un cavaliere bianco. Nessuno invece parla di Ashraf, vera mente grigia degli interessi su San Marino. Tutti sanno che è qui e convive con una sammarinese. Ma nessuno è disposta a parlare delle cose veramente pericolose. Bisogna parlare della pace del mondo, organizzare le marce”. Durissimo anche sul tema giustizia dove si vorrebbero creare vere e proprie distorsioni che per Zeppa sarebbero scaturite dalla pubblicazione su un quotidiano di verbali secretati della commissione giustizia, “distorsioni iniziate con l’allontanamento dell’ormai ex magistrato dirigente”. E sempre sul tema giustizia. “Ora qualcuno parla di forzature per la mancata presa d’atto della nomina dei due giudici. Quando fu presa la decisione di aprire una crisi si valutò assieme la necessità di un Consiglio per le urgenze. Nell’odg figuravano 10 punti che non contemplavano la presa d’atto della nomina dei giudici perché evidentemente i capigruppo non lo avevano ritenuto straordinario. Ci sono state le pressioni di dirigenti pubblici e di conseguenza la decisione di inserire quel comma. Inutile negare, arrivati a questo punto, commistioni tra politica e giustizia”.

Repubblica Sm

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