San Mariono, il punto della settimana in borsa – di Joseph Gasperoni (JTrader)

La settimana sui mercati finanziari si è chiusa con un copione ormai familiare agli operatori: volatilità elevata, rotazione settoriale e nervi tesi. Non si è assistito a un crollo strutturale, ma piuttosto a una fase di assestamento, in cui il mercato ha iniziato a “chiedere prove” dopo mesi di rialzi importanti. Le prese di profitto hanno colpito in particolare i titoli che avevano guidato la corsa, segnale che gli investitori stanno riducendo l’esposizione ai segmenti più affollati.

A Wall Street gli indici hanno alternato sedute positive a correzioni rapide, con il comparto tecnologico sotto osservazione. I titoli legati all’intelligenza artificiale e alla crescita, protagonisti assoluti dell’ultimo periodo, hanno mostrato segnali di stanchezza. Non si tratta necessariamente di un’inversione, ma di una fase in cui il mercato rivaluta multipli e aspettative. Il tema centrale resta la politica monetaria: ogni dato su inflazione, occupazione o consumi viene analizzato con attenzione quasi chirurgica, perché da lì dipenderanno le prossime mosse della Federal Reserve.

Grafico di MU sul Nasdaq, che se dovesse tenere i 400$ allora nuova target $500.
Da seguire nelle prossime settimane

Il quadro macroeconomico continua a offrire segnali contrastanti. Alcuni indicatori anticipatori suggeriscono un rallentamento graduale dell’attività economica, mentre il mercato del lavoro rimane relativamente solido. Questa divergenza alimenta l’incertezza: da un lato c’è chi scommette su un atterraggio morbido dell’economia, dall’altro chi teme che il ciclo restrittivo possa pesare più del previsto nei prossimi trimestri.

In Europa l’andamento è stato simile, con movimenti contenuti ma carichi di tensione latente. Piazza Affari ha seguito la traiettoria delle altre borse continentali, sostenuta dai titoli bancari e dall’energia, mentre l’industria ha risentito dei dubbi sulla domanda globale. Lo spread tra BTP e Bund è rimasto sotto controllo, ma resta un indicatore chiave della percezione di rischio sul debito italiano in un contesto internazionale ancora fragile.

Le tensioni geopolitiche e le incertezze sulle politiche commerciali continuano a influenzare il sentiment. Ogni dichiarazione o ipotesi di nuove misure tariffarie è sufficiente per innescare improvvisi movimenti di mercato. In questo clima, si è osservato un ritorno di interesse verso asset difensivi: l’oro ha beneficiato di flussi in diverse sedute, mentre il comparto obbligazionario ha attirato capitali nei momenti di maggiore avversione al rischio. L’oro se tiene 5120$ allora preparatevi per un breakout e nuovo target 5400$.

Grafico oro sempre sopra quota $5000

Sul fronte delle materie prime, il petrolio ha oscillato in funzione delle prospettive sulla crescita globale e delle strategie dei principali paesi produttori. Il Bitcoin e le criptovalute hanno confermato in momento di stallo, ancora al ribasso da inizi anno. Nel giro di 4 mesi BTC ha perso il 50% circa del proprio valore.
Ora rimane in zona 62-72,000$. Aspettare per comprare!

Grafico Bitcoin 

In sintesi, la settimana non ha prodotto un cambio di scenario definitivo, ma ha evidenziato una trasformazione nella psicologia degli investitori: meno euforia, più selettività. I mercati sembrano entrati in una fase in cui la qualità degli utili, la solidità dei bilanci e la gestione del rischio tornano al centro delle decisioni. I prossimi dati macro e le indicazioni delle banche centrali saranno determinanti per capire se l’attuale volatilità rappresenta solo una pausa tecnica o l’inizio di una fase più complessa per i listini globali.

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