Sangiuliano, più spazi per i musei e incentivi per la cultura

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  • “L’identità della nazione è soprattutto identità culturale, oltre che linguistica e geografica”. Parte da qui, citando tra gli altri Leopardi e Dante, il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, nell’illustrazione delle linee guida davanti alle commissioni Cultura di Camera e Senato. Un programma dal quale emerge la volontà di valorizzare non solo il patrimonio italiano, esponendo le tante opere ancora nei depositi, aprendo i siti chiusi e ampliando gli spazi dei grandi musei, ma anche le produzioni artistiche nazionali, attraverso incentivi fiscali e la riforma del Fondo per lo spettacolo. L’Italia – sottolinea il ministro – “è una superpotenza culturale globale”, che necessita non solo di investimenti, ma anche di interventi per la tutela dei beni e del paesaggio. L’assoluta priorità – tiene a precisare Sangiuliano – consiste, però, nell’attuazione del Pnrr. “Si tratta di un piano con alcuni contenuti che mi sento di sottoscrivere ed altri che invece destano alcune perplessità – avverte -. Solo se, in un concerto istituzionale, e d’intesa con gli organismi comunitari sarà possibile cambiare qualcosa, lo faremo”. A preoccupare è soprattutto “l’incremento dei costi”, che rende necessaria una verifica su “cosa si possa stralciare o ridimensionare prima dell’avvio”. Criticità ci sono, ad esempio, sia sui progetti per la valorizzazione dei borghi, per l’assenza di figure tecniche nei piccoli comuni, che per Cinecittà, per il mancato conferimento del terreno da parte di Cassa depositi e prestiti. Il controllo della realizzazione degli interventi del Pnrr dovrebbe essere affidato all’unità, guidata da un generale dei carabinieri, che ha curato il Grande progetto Pompei. Dopo gli anni bui della pandemia, che hanno affossato lo spettacolo e i musei, il ministro punta a consolidare la ripresa del settore. Prima di tutto con una riforma del Fus, che cambierà non solo il nome, ma anche gli scopi, per premiare chi è in grado di reperire fondi diversi da quelli pubblici e per valorizzare il tessuto artistico nazionale. Poi con incentivi fiscali a largo spettro. “Si può pensare di introdurre – annuncia il ministro – un meccanismo di detrazione delle spese per l’acquisto di beni e servizi culturali assieme all’abbassamento dell’Iva su alcuni di questi prodotti”. Sangiuliano assicura poi “attenzione massima” alle sale cinematografiche, affrontando il tema delle finestre di programmazione e mettendo a regime il nuovo sistema di crediti d’imposta. I visitatori dei musei sono cresciuti nel 2022, ma c’è ancora molto da fare: solo il 60% dei siti è di fatto rilevato, spesso in maniera solo analogica, e il 90% delle opere o dei reperti giace nei depositi (ben 5 milioni di pezzi, contro i 480 mila esposti). Solo cinque siti, inoltre, superano il milione di ingressi. “È necessario attuare politiche che portino le persone a frequentare i musei e le aree archeologiche meno frequentati”, sottolinea il ministro, spiegando che “in alcuni casi si tratta anche di rendere fruibili luoghi normalmente chiusi al pubblico”, eventualmente affidando la gestione a realtà locali. “Una strategia di lungo periodo potrebbe portare, inoltre, alcuni grandi musei a generare nuovi spazi espositivi”, sull’esempio del progetto per gli Uffizi 2. Da valutare, poi, la congruità dei prezzi per gli ingressi. Tra le misure allo studio anche l’estensione dell’Art Bonus al settore privato. Quanto alle candidature per la Lista Unesco, il ministero promuoverà la “Via Appia. Regina Viarum” e, per quanto riguarda i beni immateriali, dopo l’inserimento oggi del Tocatì, tradizionale gioco di strada veronese, l’obiettivo è l’iscrizione dell’”Arte del Canto Lirico Italiano”. Gli interventi sul settore librario e sulle biblioteche, infine, verranno messi a sistema attraverso il disegno di legge sul libro, già in discussione nella scorsa legislatura. “Il testo – fa sapere Sangiuliano – sarà ulteriormente arricchito: è mia intenzione, ad esempio, introdurre norme di incentivazione affinché i Comuni ed altri soggetti pubblici affittino a canoni simbolici locali di loro proprietà per realizzare librerie”.


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