Sanremo. Le mogli dei due marò: “Basta, riportateli a casa”

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  • 1966877_10152155736702459_1698855420_nLa moglie di Girone e la compagna di Latorre al Festival per sensibilizzare l’opinione pubblica: “La vicenda ha unito l’Italia, è questione che riguarda tutta l’Italia, è questione di dignità nazionale”.

    Paola Moschetti, compagna di Massimiliano Latorre (a sinistra) e Vania Ardito, moglie di Salvatore Girone (a destra) sono arrivate al termine della conferenza stampa tradizionale del Festival di Sanremo, nella sala del roof del Teatro Ariston, per chiedere a gran voce il ritorno dei loro compagni di vita dall’India.

    Parole forti, decise e accorate le loro, che hanno scelto di venire a Sanremo per dare grande visibilità alla loro disperazione e alle loro richieste.

    Ospiti del Comune di Sanremo, a due anni esatti dal giorno in cui i due fucilieri vennero arrestati dalle autorità indiane, hanno anche preso parte a una manifestazione organizzata dal sindaco Maurizio Zoccarato: è stata illuminata una fontana di giallo, il colore del battaglione San Marco, sullo sfondo di una scenografia in cui campeggiava la scritta “Marò liberi subito”.

    Le due donne hanno sottolineato che “non è mai mancato il sostegno della gente, il Paese si è unito su questa vicenda, ha capito che questa in atto è una violazione dei diritti umani”.Da Vania e Paola anche l’invito ai media a non lasciar cadere o affievolire l’attenzione sul caso dei marò: “Ci sono stati già momenti in cui la stampa ha trascurato la vicenda, mentre invece è bene che sia tenuta in evidenza perchè quanto accaduto a Salvatore e Massimiliano, due militari italiani impegnati in una missione internazionale cui l’Italia partecipa, può capitare a chiunque altro militare italiano. Il silenzio fa male, non dimentichiamolo mai”.

    “Portare i nostri figli a Natale in India è stata dura – ha detto la Ardito -. E’ difficile spiegare che questa è la vita che ci tocca fare da 2 anni. Viviamo già pensando alla prossima partenza perché dobbiamo preparare i nostri figli al fatto che i loro papà non possono tornare in Italia e vivono con l’angoscia della pena di morte che pesa ancora su di loro. L’ennesimo rinvio è un’ingiustizia – prosegue -. Dopo due anni non c’è ancora un capo di imputazione. Siamo stanchi di aspettare. Massimiliano e salvatore sono innocenti, è ora che tornino a casa”.

     Il Giornale.it