Sardegna, il suicidio grillino

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Liti interne, flop della democrazia diretta, assenza dal territorio: ecco perché il M5s si è fatto fuori da solo in Sardegna.

Dalle stelle alle stalle. Il successo del Movimento 5 Stelle in Sardegna aveva una data di scadenza.

Come il latte che per protesta i pastori hanno versato per le strade dell’isola. 365 giorni e via: oltre 250mila voti volatilizzati. In un solo anno.

Per carità, l’unico confronto elettorale che si può fare è quello con le scorse elezioni politiche, sicuramente diverse dalle Regionali. Epperò, i numeri non mentono mai. Sono indiscutibili e cristallini come gli ultimi sondaggi finiti sulla scrivania di Di Maio che prevedevano un futuro nero come la pece.

E così è andata. Dopo il ko in Abruzzo il vicepremier Luigi Di Maio si è immolato davanti a telecamere e taccuini – selezionati con cura dallo staff di comunicazione – per dire che “il M5S è vivo e vegeto e va avanti” sia a livello nazionale che locale. Il capo politico prova a vedere il bicchiere mezzo pieno, ricordando che “per la prima volta entriamo in Regione Sardegna con diversi consiglieri”, cercando di insabbiare il dibattito sui dati: “È inutile confrontare il dato delle amministrative con le politiche, sarebbe come mettere le mele con le pere”. I numeri, però, sono impietosi: il 4 marzo scorso l’asticella era al 42,4%, oggi meno del 13. Un campanello d’allarme molto pericoloso, in vista delle Europee di maggio.

I numeri per il M5s non erano mai stati esaltanti. Basti pensare che alle prime regionarie su Rousseau del 26 novembre 2018 avevano partecipato al voto 1453 iscritti. Il candidato governatore del M5s Francesco Desogus è stato incoronato con 450 voti presi nel secondo turno delle regionarie online. Ma se si va indietro alle regionarie dell’agosto 2018, per scegliere i 330 candidati M5S avevano votato 1.944 iscritti per un totale di 5014 preferenze espresse. Democrazia diretta in calo e con numeri irrisori.

All’interno del gruppo poi le tensioni e i problemi non erano da meno. Sia perché Mario Puddu, ex sindaco di Assemini e vincitore alle prime regionarie e poi condannato ad un anno per abuso d’ufficio ha dovuto rinunciare alla corsa elettorale sia perché non sono mancate critiche alla gestione interna del Movimento sardo.

Silvia Pinnisi, professione insegnante, che, grazie al voto online del 3 agosto sulla piattaforma Rousseau era riuscita a entrare nella rosa dei 20 grillini in lista nel collegio di Cagliari, aveva per esempio deciso di ritirare la sua candidatura come consigliera “a seguito della mancanza di chiarimenti ufficiali e pubblici riguardanti le esclusioni poco trasparenti avvenute in occasione delle regionarie”.

“Purtroppo – ha sostenuto dopo quattro mesi sul suo profilo Facebook – non mi riconosco nel M5s della Sardegna che, a mio avviso, si è omologato ai vecchi partiti che tanto contesta. Credo che una forza di cambiamento come il M5s non possa perseguire una politica elitaria, fatta di giochi interni, in cui trasparenza e correttezza vengono meno. Rappresentare i cittadini sarebbe stato per me sicuramente motivo di orgoglio, ma non sono disposta a barattare i miei principi, di cui vado fiera, per una poltrona, rinnovo al garante Beppe Grillo e a Luigi Di Maio il mio invito a fare chiarezza sull’operato dello staff per quanto riguarda le votazioni in Sardegna: la mia speranza è che il clima di silenzio e omertà, che ho percepito nelle ultime settimane, non prenda il sopravvento, conducendo il M5s a una realtà dispotica”.

Forse, a pensarci bene, i grillini avrebbero dovuto imparare da loro stessi. Quando nel 2014 la tensione all’interno del gruppo era altissima, alla fine Grillo decise che il M5S non si sarebbe presentato alle prossime elezioni regionali. “Le liste presentate erano in profondo disaccordo tra loro e questa situazione perdurava da mesi nonostante i numerosi tentativi proposti di trovare una composizione. Il M5S non è a caccia di poltrone e la partecipazione a una competizione regionale non è obbligatoria. In futuro, in casi simili, si adotterà la votazione di tutti gli iscritti nella Regione ai singoli candidati e la lista sarà composta per ordine di voto”, scriveva sul blog. Anche in quel caso un anno prima il M5s era risultato primo in Sardegna alle elezioni politiche, eppure decise di non scendere in campo per le Regionali. Scelta giusta all’epoca, scelta sbagliata oggi. Il Giornale.it

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