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  • “SE POTESSI AVERE ……….UN LAVORO IN BANCA CENTRALE” …. il punto di vista di un nostro lettore

    mille lireGentile Direttore

    l’altra mattina leggendo una pagina di un giornale locale mi è andato il caffè di traverso.

    Sono solito, purtroppo, leggere solamente la stampa sportiva che parla della mia amata inter, ma adesso il campionato è finito e la campagna estiva dei trasferimenti non mi appassiona per questo motivo ho prestato maggiore attenzione alla stampa locale e mi è capitato sotto gli occhi l’articolo degli stipendi di Banca Centrale.

    Leggendo con un certo stupore (e sbigottimento) l’elenco delle retribuzioni dei dipendenti di banca centrale, dove la media è di oltre 55 mila euro per lavoratore, mi è tornato all’orecchio quell’allegro motivato che recitava  “Se potessi avere mille lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità”

    E sì perché, senza voler dare giudizi sulle persone citate e sulla loro professionalità che non è mia intenzione, ci troviamo di fronte ad una situazione quantomeno imbarazzante. 5 milioni di euro, pare a questa cifra ammontino, infatti, i costi  per il personale di Banca Centrale. Una cifra esorbitante, su cui vale la pena di riflettere.

    Con questo non metto, e in tal senso non voglio essere frainteso, in discussione la necessità di avere un organo di controllo nel nostro sistema, come banca centrale, che acquisti sempre più professionalità ed autonomia proprie di un organo di controllo di un sistema delicato come quello bancario e finanziario.

    Si pone solo una questione. Questi stipendi dorati non sono l’espressione (l’ennesima!) di un paese che campa oltre le proprie possibilità?

    Un Paese che, oggi, si trova ad affrontare una crisi sociale evidente. Una divisione tra chi lavora, da un lato, nel pubblico e nel parastatale e dall’altro e chi si trova a dover tirare la carretta nel settore privato.

    Di fronte a questa situazione è quindi risibile il tentativo poi di condividere sacrifici e responsabilità per affrontare un autunno che si annuncia tra i più caldi della nostra storia.

    Si fa anche fatica a ragionare su questi temi per il semplice motivo che oramai i privilegi sono considerati diritti acquisiti e tornare indietro è difficile. Però sarebbe utile in fase di rinnovo dei contratti ad esempio, tenere conto di chi ha già assaltato la diligenza ed ha messo le mani sul bottino.

    Mi ricordo nella che nella sede della DC c’era una foto di Aldo Moro ed in calce alla foto c’era una frase detta in un momento drammatico della vita pubblica italiana: “Questo Paese non si salverà!  la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”. Anche a San Marino occorrerebbe ritornare a riflettere su quel “nuovo senso del dovere” auspicato da Moro. Lo dico non per contrapporre la stagione dei diritti a quella dei doveri ma per riaffermare che l’una non può essere senza l’altra e che solo se insieme le due stagioni possono riabilitare la politica, realizzare il bene comune e ridare un senso al valore anche del lavoro.

    Spero che questo faccia aprire gli occhi a tanti. Altrimenti mi verrà da dire, come canticchiava lo stesso Mazzi: “Un modesto impiego, io non ho pretese, voglio lavorare per poter al fin trovare tutta la tranquillità ….in Banca Centrale”.

    La ringrazio per l’ospitalità

    Un lettore di Giornalesm.com