Se sono già in Europa, perché portarli a San Marino? Le domande che si vuole evitare! … di Marco Severini

Prima di accettare slogan, narrazioni emotive e appelli generici all’umanità, essere chiamati razzisti e xenofobi cosa che non siamo e’ doveroso fermarsi e fare chiarezza.

Anche perché qui non si sta parlando di un’operazione di primo soccorso sotto le bombe, ma di persone che si trovano già in Europa, quindi fuori dall’emergenza bellica immediata, inserite, verosimilmente, nel circuito dell’accoglienza di uno Stato membro della UE. Quindi in questo contesto, definire automaticamente questi ingressi come “umanitari” non basta più.

Quando un trasferimento avviene da un Paese europeo a San Marino, con possibilità di soggiorno, lavoro e alloggi pubblici, il confine tra protezione e migrazione economica diventa sottile, e proprio per questo va chiarito fino in fondo.

Per questo, prima di chiedere fiducia ai cittadini, il Governo dovrebbe rispondere in modo puntuale e trasparente a una serie di domande semplici, che riguardano chi decide, chi paga, perché San Marino e con quali garanzie per il futuro.

Se questi 30 palestinesi sono già in Italia, quindi fuori dal teatro di guerra, in base a quale criterio restano “profughi” e non diventano, di fatto, migranti economici già inseriti nel sistema di accoglienza europeo?

– In quali strutture si trovano oggi? E’ giusto saperlo anziché fare tutto di fretta e magari ritrovarsi con dei delinquenti.

– Sono centri di accoglienza italiani, che prendono soldi per questi signori, già in sovraccarico che cercano soluzioni alternative per alleggerire la pressione?

– Chi ha proposto a San Marino di accoglierli? Nomi e cognomi.

– Le autorità si sono incontrate nei mesi scorsi con il Collettivo sammarinese pro Palestina. Erano stati autorizzati? E con chi di preciso? Nomi e cognomi (non risultano in nessuno documento ufficiale in nostro possesso)

– La venuta di questi 30 ragazzotti e’ una richiesta formale di uno Stato membro della UE? È arrivata da organizzazioni internazionali? O da reti associative attive in Italia?

– L’Europa ha chiesto a San Marino di intervenire? O si tratta di una scelta autonoma del Governo sammarinese, poi rivestita di narrazione “umanitaria”?

– Sono previsti fondi europei collegati all’operazione? Essendo gli stessi ora in Europa? Domanda più che legittima

– In particolare: esistono collegamenti con l’ AMIF o con altri strumenti UE per la redistribuzione dei migranti?

– Se esistono fondi europei, chi li incassa? Lo Stato di San Marino? Le associazioni coinvolte? Strutture esterne?

– A quanto ammontano eventuali contributi economici? E soprattutto: coprono davvero i costi, o restano a carico dei cittadini sammarinesi?

– Perché portarli a San Marino se sono già in Europa

– Qual è l’urgenza umanitaria concreta, visto che non si trovano più sotto le bombe?

– Quale valutazione è stata fatta sulla sicurezza, considerando che provengono da un’area sotto il controllo di Hamas, pur non essendo automaticamente affiliati? Sappiamo che tantissimi una volta giunti in Italia e soggiornato in centri di accoglienza hanno poi iniziato a delinquere. Vogliamo questo?

– Perché l’operazione non è stata limitata esclusivamente a bambini malati, con ingresso temporaneo, cure e rientro, come avviene in molti altri Paesi?

– Morganti e Libera hanno minacciato la crisi di governo?

– Perché introdurre la possibilità di lavorare, se si tratta solo di emergenza umanitaria? Il lavoro non è forse il primo passo verso la stabilizzazione permanente?

– Perché prevedere l’uso di alloggi pubblici, mentre esiste una crisi abitativa che colpisce direttamente famiglie sammarinesi? Solo perché lo ha chiesto il collettivo pro Palestina?

– E’ vero che per gli ucraini per l’affitto sono stati pagati, ai proprietari delle abitazioni, tre anni di affitto anticipati?

– Chi garantirà che, scaduto il termine, i permessi non vengano rinnovati? Morganti?

– Esiste un meccanismo automatico di uscita, oppure tutto dipenderà da decisioni politiche future? All’anno di permesso non crede nessuno e nemmeno voi.

– È stato stimato l’effetto dei ricongiungimenti familiari nel medio periodo? Oppure si continua a ragionare solo sul numero iniziale “30”, ignorando la dinamica nel tempo?

Queste non sono accuse ma sono solo domande legittime, che qualunque cittadino ha il diritto di porre quando si parla di immigrazione, sicurezza, spesa pubblica e futuro del Paese. Se il Governo ha risposte chiare, le dia. Se non le ha, il problema non è chi fa le domande, ma chi prende decisioni senza spiegazioni … come forse in questo caso.

Marco Severini – direttore GiornaleSM