Sicilia, sindaci in rivolta: “Ora stato d’emergenza”. Altri 28 migranti in fuga

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • Se c’è qualcuno al timone dell’Italia presa d’assalto dai migranti che sbarcano senza ostacoli di sorta, anzi accolti pur non avendo diritto, in molti, a permanere nel nostro territorio, beh allora dovrebbe iniziare a manovrarlo questo timone, non lasciare fare al fato. L’appello cade nel vuoto, perché continuiamo ad accogliere a dismisura, tanto che persino i sindaci favorevoli all’accoglienza si sono rotti di dover fare i conti con una continua emergenza, di dover dare ai cittadini quelle rassicurazioni che giungono loro dal governo ma che nella realtà non sono seguite dai fatti. E così Lampedusa continua ad affondare e con essa l’Italia su cui questo governo ha spalmato migranti, compresi quelli positivi al coronavirus, arrivando, pur di non dire no, a stiparli in strutture sovraffollate, che si sono trasformate in diversi casi in colabrodo con fughe in massa.

    Da Lampedusa torna a tuonare il sindaco Totò Martello: «È peggio del 2011! Bisogna svuotare l’hotspot dove sono ospitate circa 950 persone ma se ne possono ospitare 95». Martello si interroga su come mai il presidente Conte non dichiari lo stato di emergenza «considerato che in due settimane abbiamo avuto 250 sbarchi. Cinquemila persone in 28 giorni, numero superiore al 2011: in quel caso il governo dichiarò lo stato di emergenza».

    Invece anche nella notte tra venerdì e ieri ci sono stati 8 sbarchi con 250 migranti. Mentre la prefettura di Agrigento pianifica trasferimenti dall’isola, Martello precisa: «chi arriva starà sul molo».

    Non c’è altra soluzione nemmeno a Pozzallo, dove il primo cittadino, Roberto Ammatuna, che non si è mai tirato indietro dinanzi all’accoglienza, ha messo dei paletti. I migranti da giorni transitano dal molo senza entrare in città, anche alla luce del fatto che nell’hotspot, quasi pieno, ci sono 16 migranti isolati perché positivi al covid-19. «La situazione può diventare drammatica. Serve un vertice straordinario del governo». Ieri la presenza di migranti in banchina ha interferito con le attività commerciali. «Non deve più accadere», dice Ammatuna che bacchetta il governo «assente».

    «Dov’è il presidente del Consiglio? Dove il ministro della Salute, quello delle Infrastrutture per coordinare l’accoglienza?». Il sindaco denuncia anche la mancanza di «procedure chiare e precise» riguardo ai trasferimenti. «I tamponi oro-faringei devono essere eseguiti subito nei posti di sbarco e non nei porti di transito. In una settimana a Pozzallo ne sono stati eseguiti più di 500». Eppure il fenomeno migratorio flagella l’Italia da un bel pezzo e lo stesso ministro dell’Interno Lamorgese, ricevendo a Roma Ammatuna, aveva garantito linee guida sull’accoglienza.

    Invece che si fa? Vengono trasferiti a Palermo 33 migranti positivi al covid-19 e li si lascia in quarantena fiduciaria obbligatoria. Un egiziano si allontana per fare rientro in hotel ore dopo. E in 28 scappano dall’ex azienda don Pietro di c.da Cifali a Comiso (Ragusa), dove ci sono anche 9 positivi e gente in quarantena, e un carabiniere rimane ferito. Ne dà notizia l’assessore siciliano alla Salute Ruggero Razza. «L’emergenza sanitaria la stiamo affrontando come Regione, ma lo Stato faccia scelte coerenti per la gestione emergenziale e cerchiamo di rilanciare accordi di cooperazione. Chi arriva dalla Tunisia non fugge dalla guerra, ma è migrante economico».

    Altri 5 migranti hanno tentato la fuga venerdì sera da un traghetto Moby che veniva da Malta e aveva fatto tappa a Napoli. Si sono tuffati ma uno non sapeva nuotare. È stato salvato dalla guardia costiera di Livorno. Gli altri 4 sono stati rintracciati dalla polizia.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte