Sinistra Unita, concorde con la riservatezza bancaria ma non con la serietà del Governo

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  • Sinistra Unita ha dato un voto di astensione alla recente legge di modifica del segreto bancario, non perché lo si voleva mantenere com’era ma perché ci si aspettava maggiore serietà. È evidente che se si firmano accordi in materia di trasparenza e di scambio di informazioni ad essi si deve dare attuazione anche modificando l’ordinamento interno. Addirittura un’ovvietà! Certo che dopo i tanti Accordi disattesi, in particolare quelli firmati dal Segretario Gatti nel 1997 che sancivano lo scambio di informazioni a livello amministrativo, non ci si sorprende più di nulla.
    Noi però siamo per la legalità e per il rispetto delle regole da parte di tutti, e quello che abbiamo fatto rilevare è che si tratta di una grossa occasione persa. Nel passaggio in Commissione, infatti, la maggioranza, supportata dal resto dell’opposizione, ha deliberatamente scelto di non tutelare gli interessi dello Stato ma di salvaguardare i furbi che eludono le leggi sammarinesi.
    La relazione del governo alla legge in 1^ lettura, infatti, diceva testualmente:“Anche la nostra amministrazione finanziaria (Ufficio tributario e Servizio esattoria), non meno di quella dello stato estero con cui San Marino ha firmato accordi di collaborazione, dovrebbe quindi poter accedere, nell’interesse dell’erario sammarinese e quindi a vantaggio dell’intera collettività, ai dati attualmente coperti dal segreto bancario, così come, sulla base della reciprocità prevista dai predetti accordi bilaterali, potrà accedere per via amministrativa alle informazioni finanziarie estere relative ai propri contribuenti.” A testimonianza del fatto che questa era l’impostazione data alla stesura originaria e che il passaggio in Commissione ne ha annullato gli effetti sul versante sammarinese.
    Il paradosso è che per chi viene a San Marino per sottrarsi al fisco italiano o di altri Paesi sarà infranto il segreto e le informazioni saranno inviate all’amministrazione italiana, chi invece evade o elude il fisco sammarinese può dormire sonni tranquilli.
    L’emendamento presentato da Sinistra Unita voleva mantenere la facoltà di accesso al segreto bancario almeno in capo al servizio esattoria se proprio non si voleva l’Ufficio Tributario, il che significa che parlavamo di tributi evasi e accertati in via definitiva. Vediamo troppo spesso personaggi che non pagano monofase, contributi, sanzioni e quant’altro e possono permettersi di girare indisturbati per il Paese poiché hanno tutti i beni in leasing e le loro ricchezze protette dal segreto bancario. E magari vanno anche nelle mense pubbliche a carico del Fondo Servizi Sociali.
    Sono queste dunque le situazioni che vogliamo salvaguardare? È vero che da noi l’evasione fiscale non è reato in senso penale, a differenza di quanto potrebbe sembrare leggendo l’art 389 del Codice Penale titolato erroneamente “evasione fiscale”, e che descrive invece la tipologia della frode fiscale.
    È bene ricordare che San Marino non solo non risponde alle rogatorie in materia di evasione ma non collabora nemmeno sulle frodi poiché la condizione di procedibilità a cui è soggetta l’azione penale pone un ostacolo insormontabile alla collaborazione con le autorità giudiziarie estere. Non a caso infatti le rogatorie in materia vengono respinte. Tutto questo avviene grazie ad una legge, la n. 5 del 1996, varata dal governo dell’epoca (la cui composizione non è un mistero), che non ha certo contribuito a migliorare i rapporti con la vicina Italia. Se davvero questa maggioranza ha la volontà di collaborazione che propaganda, perché allora non mette mano a questa legge assurda andando a ripristinare la valenza penale della frode fiscale, come ci richiedono tutti gli standard dell’OCSE?
    Questa è la sfida che Sinistra Unita, unica voce fuori dal coro, vuole lanciare alla maggioranza ed è su questo terreno concreto che misureremo la reale volontà di cambiamento. D’altra parte se l’Italia non vuole firmare gli accordi con San Marino un motivo deve pur esserci. Questo riteniamo sia uno di quei motivi, poiché se uno Stato desidera continuare a garantire l’impunità a certi fenomeni distorsivi allora non può dare grosse garanzie di affidabilità e di credibilità.