SINISTRA UNITA HA APPOGGIATO LO SCIOPERO GENERALE

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  • Sinistra Unita più volte ha rilevato le difficoltà di innovare le forme della rappresentanza da parte dei “vecchi” sindacati, e non dimentica le difficoltà di dialogo e gli scontri per una azione sindacale di maggiore radicalità, come, per esempio, quando la CSU decise di non sostenere le iniziative referendarie contro la precarietà; da tempo chiede al sindacato una maggiore presenza nelle ramificazioni del lavoro e del tessuto sociale, un rinnovamento della classe dirigente e delle idee per affrontare la mutazione capitalistica declinata in termini di atomizzazione sociale e di dispersione globale della forza lavoro.
    Oggi però, di fronte alla crisi del capitale, alla stagnazione finanziaria internazionale e alle difficoltà della finanza e dell’economia sammarinese, è importate dire chiaramente da quale parte stare, se dalla parte del capitale, ovvero del soggiogamento delle popolazioni attraverso la rendita ed il debito, oppure dalla parte del lavoro, ovvero dalla parte di chi con il proprio agire quotidiano produce ricchezza.
    E a noi non ci è difficile scegliere da cha parte stare. Sinistra Unita sta con il  lavoro, con la forza vitale dei lavoratori, ovvero con l’unico soggetto nel contesto produttivo immune dalle tentazioni del potere e del dominio. E biasimiamo quegli industriali che non riescono a vedere altro al di fuori della riduzione del costo del lavoro e della flessibilità per affermarsi nel nuovo contesto internazionale.
    Il tavolo tripartito ha fallito, ha fallito il governo nella sua funzione di mediatore. L’ANIS, che ha delegittimato la propria rappresentanza, dovrebbe prendere atto di questa sconfitta e schierarsi contro il Governo anziché contro il sindacato. E governo e maggioranza, anziché negare il confronto e rimanere estranei di fronte alle divisioni al proprio interno, dovrebbero interrogarsi sulle motivazioni di uno sciopero generale.
    Il dialogo è necessario e urgente, la competitività del sistema può e deve passare attraverso una nuova riforma fiscale che premi il lavoro, la produzione e la redistribuzione e che penalizzi la rendita, l’immobilismo la stagnazione tipica di chi vuole ottenere posizioni di potere attraverso la forma di dominio tipici del capitale: la rendita ed il debito.
    San Marino non è competitivo sul fronte della produzione non per il costo del lavoro ma per i costi infrastrutturali oberati di rendite senza senso e di posizioni dominanti costruite negli anni in assenza di percorsi redistributivi equi, sia nell’intero contesto sociale che tra i diversi settori economici.
    La rendita uccide il mercato, è la rendita sui capisaldi che ha messo in difficoltà il Paese, non sono stati certo i lavoratori a sfruttare oltre ogni limite le prerogative della sovranità.
    Dalla crisi se ne esce solo con un nuovo patto sociale, e un nuovo patto sociale può nascere solo attraverso una resa (o una sconfitta) da parte di chi ha sfruttato e continua a sfruttare le prerogative di San Marino. Se ne esce con la solidarietà fra i lavoratori di tutti i settori e fra le imprese ed i lavoratori. Non se ne esce, invece, con la politica dell’improvvisazione e delle furberie dell’ultimo momento.
    Infine: è scoraggiante vedere il nuovo sindacato schierarsi contro la solidarietà tra i lavoratori per stare dalla parte di un governo che nei fatti ha fallito la propria funzione di mediazione perché diviso fra chi vuole il rinnovamento e chi vorrebbe perpetuare il passato. E poi: sul contratto manca la firma dell’ANIS, non quella della CSU.

    Sinistra Unita