Slitta lo scudo per i sindaci. Ma i Comuni chiedono tutele per il via libera ai progetti

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  • Servirà un altro provvedimento per risolvere la cosiddetta «paura della firma» che paralizza funzionari e amministratori locali e che rischia di creare ulteriori ostacoli alla realizzazione del Pnrr. La proroga dello scudo erariale non dovrebbe entrare tra gli emendamenti del governo al disegno di legge sul Piano – approdato in commissione Bilancio al Senato. Ieri sono iniziate le riunioni dei relatori e del governo con i gruppi di opposizione sulle modifiche al ddl, alla presenza anche del ministro Raffaele Fitto, per arrivare martedì all’avvio delle votazioni. Ambienti ministeriali hanno fatto trapelare che lo scudo erariale non entrerà nella lista delle modifiche, altre fonti riferiscono che potrebbe rientrare in un altro provvedimento ad hoc sugli enti locali su cui starebbe ragionando l’esecutivo.

    Tra gli emendamenti segnalati di Fratelli d’Italia c’era infatti anche quello che proponeva di prorogare dal 30 giugno 2023 al 31 dicembre 2025 la limitazione della responsabilità erariale di amministratori e dipendenti pubblici ai soli casi di «dolo consapevole, inerzia o omissione», congelando la colpa grave. La proroga era stata fatta confluire anche nelle bozze del Milleproroghe ma poi era stata stralciata.

    Lo scudo era stato introdotto dal governo Conte bis e prorogato dall’esecutivo Draghi. L’obiettivo era proprio evitare il rischio che i progetti del Pnrr potessero essere frenati dalla burocrazia della paura, diffusa soprattutto tra funzionari e dirigenti, la prima linea essenziale per la realizzazione progetti. Danno erariale e abuso d’ufficio sono gli spauracchi di sindaci e dirigenti, ma contro l’emendamento di Fratelli d’Italia si è scagliata nelle scorse settimane la Corte dei Conti. Secondo la magistratura contabile «non è possibile – aveva detto Paola Briguori, presidente dell’Associazione Magistrati della Corte dei Conti – che, proprio ora, si alleggeriscano i controlli su chi gestisce le risorse». Prorogare al 2025 lo scudo per gli amministratori pubblici «è illegittimo e mette a rischio l’intera gestione dei fondi pubblici, non solo di quelli del Pnrr». Si teme secondo i magistrati contabili che «attraverso situazioni propizie alla dispersione delle risorse pubbliche» si possa anche creare «un clima favorevole per l’infiltrazione della criminalità organizzata».

    I Comuni e gli enti locali invece chiedono procedure chiare e tutele, con la preoccupazione di dover rispondere personalmente di errori in un ginepraio di norme. «Se c’è un problema sulla paura della firma si può intervenire con una riforma strutturata sulla responsabilità erariale e si possono iniziare ad adottare norme più snelle sull’attività amministrativa aveva precisato Briguori . Ma non vi può essere una disciplina che introdurrebbe aree di impunità nella gestione di quelle risorse per le quali l’Europa ci chiederà conto».

    Intanto un nuovo decreto sul Pnrr con norme sulle assunzioni nella pubblica amministrazione dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri, secondo quanto riferito da fonti di maggioranza, giovedì. Ora però i fari sono puntati su Bruxelles e sulla rata da 19 miliardi di euro da erogare all’Italia, scaduta a dicembre, ma per la quale la commissione europea si è presa un ulteriore tempo di valutazione. Ieri Fitto ha ricordato che «nella discussione in atto fra singolo Stato e Commissione dobbiamo evidenziare le peculiarità dell’Italia. Se siamo il Paese con il più grande Piano di ripresa e resilienza, siamo fra i Paesi con i più grandi Programmi di coesione, vuol dire che abbiamo una specificità e questa specificità deve essere considerata rilevante. Usare la flessibilità sui fondi esistenti è un’opportunità».


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