L’obiettivo deve essere uno solo: tornare a crescere. E il motore della ripresa deve essere la vocazione industriale del Paese perchè è cosi che si riattiva il resto dell’economia e si crea lavoro, la cui mancanza è «la madre ogni male sociale». È da qui, dunque, che bisogna ripartire, con «interventi decisi e concreti», per aprire una stagione di cambiamento per uscire dal tunnel della recessione e per arrivare pronti al quel «cambio di segno», che potrebbe manifestarsi già alla fine di quest’anno e sicuramente nel 2014. E bisogna fare presto, anche perchè il Nord è «sull’orlo del baratro» e rischia di «trascinare l’intero Paese indietro di mezzo secolo».
Questo il messaggio che il presidente della Confindustria ha lanciato nell’Assemblea annuale davanti alla platea di industriali e rappresentanti del governo (dal premier Letta con metà squadra di governo tra cui i ministri Saccomanni, Zanonato, Severino e un drappello di sottosegretari e viceministri). Un parterre, soprattutto quello degli industriali, che però probabilmente si aspettava un discorso più incisivo e che non ha mancato di sottolinearlo con applausi parchi e poco calorosi.
Squinzi ha fatto un discorso a tutto campo partendo dall’emergenza della crisi al lavoro, dal fisco «punitivo» su cui «molto si può fare nonostante i vincoli bilancio», all’edilizia in crisi profonda, al rapporto con i sindacati.
Nulla però è stato detto sulle contestazioni interne al sistema confindustriale riesplose ala vigilia con l’atto di accusa di Barilla. Insomma non c’è stata quell’autocritica che in molti tra gli industriali si aspettavano.
Squinzi si è rivolto subito al premier Letta esortandolo ad affrontare quelle riforme che «non sono più rinviabili, a cominciare da quella della legge elettorale, perchè ne serve una che assicuri legislature piene e stabilità governativa». Ora, «sul fronte della politica sembra siglata una tregua», osserva Squinzi. Che non è «quella solida, di cui l’Italia ha estremo bisogno» ma «considerato l’esito elettorale e la stagione di conflitti che abbiamo alle spalle, il Governo in carica è un buon risultato».
La priorità è il mercato del lavoro «troppo vischioso e inefficiente» e che andrebbe sostenuto con una «maggiore flessibilità in ingresso e nell’età del pensionamento, per favorire il ricambio generazionale». Su questi temi, avverte Squinzi, «gli aggiustamenti marginali sono inutili, in qualche caso dannosi». Positivo è il fatto che il Governo abbia dichiarato di voler intervenire e prendere seriamente in considerazione le ragioni delle parti sociali: è il modo corretto per scongiurare il ripetersi di situazioni come quelle dei lavoratori esodati. Squinzi sottolinea anche l’esigenza di modernizzare le relazioni industriali e, annuncia, «dopo sessant’anni siamo a un passo dal definire regole sulla rappresentanza».
Non piace, invece, a Confindustria il modo in cui l’esecutivo ha reperito le risorse per rifinanziare gli ammortizzatori in deroga. «C’è il rischio di generare altra disoccupazione. Le risorse destinate a sostenere l’occupazione, le politiche attive, la produttività non devono essere impiegate per altri fini».
Poi punta il dito contro i «mali fiscali italiani» che restano intatti. «Abbiamo un fisco punitivo e di intensità unica al mondo che scoraggia gli investimenti e la crescita». Non solo. «Il fisco italiano è anche opaco, complicato e incerto nella norma». Anche se la situazione dei conti pubblici «non consente grandi spazi di intervento, molte cose si possono comunque fare. Il peso fiscale può essere riequilibrato e non deve essere usato contro chi produce» dice Squinzi rinnovando l’incoraggiamento al Governo a riprendere la delega fiscale. Poi le banche. Negli ultimi 18 mesi lo stock di prestiti erogati alle imprese «è calato di 50 miliardi. Quasi un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze.
Ma l’emergenza non è solo al Nord. «Se Atene piange, Sparta non ride», premette Squinzi e ricorda la questione dell’arretratezza del Mezzogiorno.
E poi uno sguardo in casa propria, dopo che «si è scritto e detto molto su Confindustria. Molte inesattezze e alcune critiche, a volte condivisibili». Squinzi ribadisce che «nessuno teme il confronto, nè di ripensare il nostro modello organizzativo. Noi non siamo una casta, potere forte o debole che sia, salotto più o meno buono».
Il premier Letta, intervenuto dopo ha ribadito: «Siamo dalla stessa parte: la politica forse troppo tardi ha capito la lezione, ma ora deve applicare quello che ha capito».
Il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato ha raccolto l’allarme di Confindustria sul credit crunch e ha sottolineato che «occorre uno sforzo comune di banche, imprese e governo». Poi ha confermato l’estensione a tutto il 2013 della detrazione fiscale del 55% per gli interventi di efficienza energetica negli edifici che scadrà il prossimo 30 giugno. Il ministro dell’Economia Saccomanni che ieri ha incontrato il collega francese, Pierre Moscovici ha sottolineato che «gli spazi di manovra per il 2014 dipendono dalle raccomandazioni della Ue».












