Stati Uniti, la Groenlandia nel mirino: Rubio esclude un’invasione e vola a Copenaghen

Gli Stati Uniti mantengono un approccio diplomatico sulla questione Groenlandia, con il segretario di Stato Marco Rubio che ha confermato l’assenza di piani militari immediati e annuncia un viaggio a Copenaghen per avviare trattative con le autorità danesi e groenlandesi. La mossa americana arriva mentre Parigi lavora a un piano di reazione con i partner europei in caso di azioni coercitive statunitensi.

Il governo francese ha spiegato che l’obiettivo è evitare uno scenario simile a quanto accaduto in Venezuela. Dopo colloqui con Rubio, il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha assicurato che gli Stati Uniti escludono un’invasione armata dell’isola. La visita in Danimarca, prevista per la prossima settimana, dovrebbe gettare le basi per un accordo di associazione simile a quelli già sperimentati dagli Stati Uniti con alcune isole del Pacifico. Le autorità groenlandesi partecipano attivamente al dialogo, sottolineando che la richiesta dell’incontro è partita proprio da loro.

Anche i principali esponenti repubblicani hanno cercato di smorzare le tensioni. Lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha dichiarato che la Casa Bianca sta valutando esclusivamente opzioni diplomatiche e non prevede l’uso della forza militare. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha ribadito che l’obiettivo principale del presidente è un accordo negoziale, citando come esempio l’approccio iniziale con il Venezuela, dove la via diplomatica non ha portato a risultati concreti.

Dietro alla partita della Groenlandia ci sono interessi strategici ed economici rilevanti. L’isola dell’Artico è fondamentale per le rotte sull’Atlantico e per l’accesso a risorse minerali critiche, in particolare terre rare indispensabili per l’industria americana. Gli Stati Uniti già dispongono di ampie strutture militari sull’isola, con la possibilità di gestire basi, personale e operazioni secondo accordi risalenti alla Guerra Fredda.

Il presidente americano, determinato a rafforzare la posizione degli Stati Uniti di fronte a Russia e Cina, punta a concludere l’operazione con il sostegno del movimento Maga. Per Trump, ottenere il controllo della Groenlandia rappresenterebbe un successo storico comparabile all’acquisto della Louisiana da parte di Thomas Jefferson o alle annessioni condotte da William McKinley alla fine dell’Ottocento.

I democratici vedono l’attenzione sulla Groenlandia come una distrazione dai problemi interni, ma resta il timore che la pressione politica interna spinga il presidente a gesti estremi per realizzare il suo obiettivo sull’isola.