Il presidente degli Stati Uniti torna a far discutere con dichiarazioni che ridisegnano i confini tra potere esecutivo e diplomazia globale. In una lunga intervista concessa al New York Times, Donald Trump ha affrontato i nodi cruciali della sua agenda politica estera e interna, offrendo una visione della leadership svincolata dalle consuetudini. Il passaggio più controverso riguarda il rapporto con le norme sovranazionali: l’inquilino della Casa Bianca ha affermato di non sentire la necessità di affidarsi al diritto internazionale, sostenendo che il suo ruolo di comandante in capo trova un limite esclusivamente nella sua moralità personale. Pur assicurando di non voler arrecare danno a nessuno, ha rivendicato un approccio diretto e privo di mediazioni giuridiche esterne.
Sul fronte geopolitico, l’intervista ha toccato diversi scacchieri caldi. Trump ha rilanciato le sue mire sulla Groenlandia, definendo la proprietà dell’isola non solo un obiettivo strategico ma una necessità psicologica per il successo della sua amministrazione. Secondo il presidente, la piena titolarità offre garanzie e vantaggi che nessun contratto di locazione o accordo diplomatico parziale potrebbe mai eguagliare. Lo sguardo si è poi spostato sull’Asia e sulla questione di Taiwan: pur riconoscendo che le decisioni finali spettano alla leadership cinese e a Xi Jinping, Trump ha rivelato di aver comunicato chiaramente a Pechino il proprio disappunto qualora si verificasse un intervento militare, auspicando che lo status quo venga mantenuto.
Non meno rilevante è la posizione espressa sul controllo degli armamenti nucleari. Con la scadenza del trattato New Start con la Russia fissata per il prossimo 5 febbraio, il presidente ha confermato l’intenzione di non procedere al rinnovo, rifiutando l’offerta di Mosca per un’estensione volontaria dei limiti attuali. La strategia dichiarata è quella di lasciar decadere l’accordo del 2010 per cercarne uno migliore in futuro, una mossa che tuttavia allarma gli esperti per il rischio di una nuova corsa agli armamenti e per l’erosione dei sistemi di controllo globale.
Il colloquio con il quotidiano newyorkese ha lasciato spazio anche a temi di cronaca e salute personale. Trump ha negato di aver fatto ricorso a noti farmaci per il controllo del peso, pur ammettendo con ironia che forse ne avrebbe bisogno. Infine, ha svelato un retroscena giudiziario riguardante il produttore musicale Sean “Diddy” Combs: quest’ultimo gli avrebbe inviato una lettera per richiedere la grazia presidenziale, istanza che però Trump ha chiarito di non avere alcuna intenzione di accogliere.













