Strane anomalie

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    denuncia del sindacato

    Con un esposto depositato in Tribunale, CSdL e CDLS denunciano una lunga serie di anomalie, incoerenze e ritardi che gravano sulla procedura giuridica relativa del “terzo sindacato” (USL).

    Nell’istanza vengono ripercorsi i provvedimenti emanati e di fatto capovolti nel giro di pochi giorni. Il primo pronunciamento, che aveva dato il riconoscimento giuridico alla USL, è stato fatto sulla base di un procedimento di “natura contenziosa”. È poi seguito il decreto di sospensione del riconoscimento giuridico. Un successivo pronunciamento ha “riqualificato” il procedimento come “volontaria giurisdizione”. Quindi, in attesa del giudizio definitivo, è stato emesso un nuovamente un decreto che ha riconferito in sostanza l’esecutività del riconoscimento.

    Al di là dei termini tecnici, questo iter così tortuoso e contraddittorio, ha creato una grande confusione, che desta forte preoccupazione, in primo luogo circa la certezza del diritto. A ciò si aggiungono i ritardi nell’emanare il giudizio definitivo, difficilmente comprensibili.

    La questione centrale, è che tutti i pronunciamenti successivi al primo, non si sono mai espressi nel merito sulla questione cruciale posta da CSdL e CDLS: e cioè, l’USL non ha assolutamente i requisiti per essere riconosciuta. Lo testimoniano pareri e principi scritti nelle memorie, ma anche fatti concreti. Il principale è quello che, oltre a numerose revoche che hanno fatto retrocedere l’USL dal requisito dei 500 aderenti, ci sono 150 lavoratori che – pur avendo in passato firmato per la USL – continuano ad essere regolarmente iscritti a CSdL e CDLS, versano la quota di iscrizione e beneficiano dei relativi servizi.

    È insomma giuridicamente impossibile che questi stessi 150 lavoratori siano considerati tra i soggetti costituenti una nuova organizzazione (la USL), continuando ad essere iscritti, e quindi rappresentati, da un’altra (CSdL / CDLS)!
    Infatti, la volontà dei 150 lavoratori di essere rappresentati da CSdL e CDLS è lampante. Eppure su questo punto di cruciale chiarezza e importanza, non c’è stato un pronunciamento di merito, accumulando ad avviso di CSdL e CDLS inspiegabili ritardi e strane contraddizioni. Ma non è possibile fare confusione o tergiversare: il fondamentale pilastro democratico della rappresentanza non può poggiare su un terreno instabile e paludoso.

    Dunque l’esposto di CSdL e CDLS si chiude con parole di rammarico: “C’è solo silenzio, con ovvia lesione dei diritti delle parti”.
    Per questo le Confederazioni sindacali non escludono l’ipotesi di avanzare richiesta di annullamento sull’intero provvedimento nei modi e termini che i legali vorranno individuare.

    Tutta questa situazione, nel suo complesso, desta profonda preoccupazione. Di fronte ad una crisi economica e sociale senza precedenti, che dovrebbe catalizzare tutte le energie possibili per meglio tutelare i lavoratori, in particolare dei tanti lavoratori posti in Cassa integrazione e mobilità, e delle diverse migliaia che devono vedersi rinnovare i propri contratti collettivi, CSdL e CDLS sono costrette ad una faticosa azione tesa al corretto rispetto della legge n. 7/1961 sul riconoscimento giuridico delle organizzazioni sindacali e alla salvaguardia delle relazioni sindacali. Questa incredibile situazione, in un momento così difficile per il paese, è estremamente nociva e deleteria, in quanto finisce per ripercuotersi negativamente sul mondo del lavoro, che invece ha bisogno della massima chiarezza nelle sue forme di rappresentanza e di piena certezza nei ruoli sociali e sul piano del diritto

    CSU