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  • Stuprò la figlia e la fece abortire. Sei anni di carcere, ma lui chiede la pena capitale. Sudamericano si professa musulmano e vuole essere condannato a La Mecca.

    la mecca«Mi sono convertito all’Islam e voglio essere giudicato solo da Allah. Sono diventato musulmano. Portatemi a Damasco o La Mecca; per quello che ho fatto, là mi condanneranno a morte».
    La singolare dichiarazione di colpevolezza è arrivata ieri mattina davanti al gup Vinicio Cantarini nel corso di un processo con rito abbreviato. Sul banco degli imputati c’era, infatti, un 40enne sudamericano, assistito dall’avvocato Francesco Furnari di Ravenna.
    Sul suo capo gravava una delle accuse più abominevoli come può essere la violenza sessuale nei confronti della figlia allora tredicenne. Dopo averla costretta a subire i rapporti sessuali, nel 2012 la ragazzina era rimasta incinta e il padre-orco l’aveva anche costretta ad abortire. Una storia dell’orrore quella che è stata ripercorsa ieri in aula con la ragazzina e la madre che si sono costituite parte civile con gli avvocati Alfonso Vaccari e Laura Torri.
    Ma la prima condanna, quella della giustizia italiana, è arrivata ieri mattina: il padre snaturato è stato condannato a sei anni di carcere, a stare lontano due anni dalla sua famiglia ed al pagamento di una provvisionale di 50mila euro. La squallida vicenda aveva avuto inizio nel 2012. Il sudamericano viveva con moglie e figlia nel Riminese ed era bene integrato. Ma, all’interno delle mura domestiche, regnava, invece, l’inferno più assoluto. Il 42enne spadroneggiava, ma soprattutto abusava ripetutamente della figlioletta.
    Quando lei rimase incinta, la portò al consultorio di Riccione chiedendo che la facessero abortire. Per nulla interessato a conoscere chi potesse aver violentato sua figlia, gli agenti della Mobile decisero di fare il test del dna sul feto dopo che era stata eseguita l’interruzione di gravidanza. Così scoprirono che era stato lo stesso padre a mettere incinta la figlioletta. Per sfuggire all’arresto, il sudamericano si erano rifugiato per due anni in Svezia dove però la Polizia riuscì a scovarlo ed arrestarlo nell’agosto scorso. Il padre-orco è attualmente rinchiuso nel carcere di Rebibbia. E ieri è arrivata la condanna.
    «Solo Allah mi può giudicare, rispondo davanti a lui, sono diventato musulmano. E per quello che ho fatto a La Mecca o a Damasco mi condanneranno a morte»,ha continuato a dire mentre lo portavano via. Fuori dall’aula del tribunale, madre e figlia si tenevano abbracciate, con gli occhi bassi. L’orco adesso è dietro le sbarre, ma sarà quasi impossibile dimenticare quegli anni di soprusi.
    Davanti al gip ieri il padre-orco ha chiesto di essere portato a La Mecca e di essere giudicato da un tribunale islamico per essere condannato a morte per quello che aveva fatto alla figlia. Il Resto del Carlino