Sudamerica, asse diplomatico Trump-Petro dopo l’arresto di Maduro: Caracas tra accuse e aperture

L’arresto di Nicolás Maduro, avvenuto sabato 3 gennaio per mano delle forze armate statunitensi, continua a generare forti scosse sismiche nella geopolitica del continente americano. Nella giornata di oggi, giovedì 8 gennaio, lo scenario si è arricchito di nuovi sviluppi diplomatici che vedono protagonisti gli Stati Uniti, la Colombia e la nuova leadership venezuelana. Mentre a Caracas si cerca di gestire la transizione, Bogotà tenta una mediazione diretta con Washington per scongiurare un’escalation di violenza nella regione.

Delcy Rodríguez, insediatasi lo scorso lunedì come presidente ad interim del Venezuela, ha preso posizione ufficialmente riguardo all’operazione militare statunitense. Durante una cerimonia pubblica, la leader ha descritto l’accaduto come una macchia indelebile nella storia dei rapporti tra le due nazioni. Tuttavia, pur denunciando quella che considera l’aggressione di una potenza nucleare contro un Paese pacifico, la Rodríguez ha tenuto a precisare che il Venezuela non si considera in stato di guerra. Una posizione pragmatica dettata anche dai numeri dell’economia: la presidente ha infatti ricordato come gli Stati Uniti rappresentino ancora la destinazione di circa il 27% delle esportazioni venezuelane, un legame commerciale che la nuova amministrazione sembra intenzionata a preservare.

Parallelamente, la crisi di Caracas ha attivato i canali della diplomazia internazionale. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha intrattenuto un lungo colloquio telefonico, della durata di circa un’ora, con Donald Trump. Si tratta del primo contatto diretto tra i due leader, durante il quale Petro ha indicato la gestione del dossier venezuelano come una priorità assoluta. La posizione di Bogotà è chiara: è necessario privilegiare il dialogo per evitare che il vuoto di potere degeneri in un conflitto su larga scala.

La conversazione è stata confermata dallo stesso Donald Trump attraverso la piattaforma Truth Social. L’ex presidente ha espresso apprezzamento per i toni utilizzati durante la chiamata e ha annunciato che i rispettivi uffici diplomatici sono già al lavoro per organizzare un incontro faccia a faccia alla Casa Bianca. Nonostante permangano divergenze significative su altri temi, come la lotta al narcotraffico, l’emergenza in corso sembra aver aperto un inaspettato canale di comunicazione.

Da Washington, intanto, giungono segnali inequivocabili sulla dottrina di politica estera adottata. Il Dipartimento di Stato, attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, ha ribadito con fermezza che il continente americano è considerato il proprio emisfero di competenza e che la presidenza Trump non tollererà minacce alla sicurezza nazionale. Una dichiarazione che, inserita in un contesto che vede gli USA attivi su più fronti, inclusa la questione della Groenlandia, riafferma la volontà di mantenere un controllo stretto sugli equilibri regionali.