Sui ritardi del Pnrr ha ragione la Meloni: Draghi smentito dal documento ufficiale

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  • A dare il nuovo inizio agli scontri in Parlamento sono proprio i protagonisti: il premier uscente Mario Draghi e la leader Fdi Giorgia Meloni. Il tema di fuoco è il Pnrr. O meglio: i presunti ritardi sull’attuazione del piano, che Meloni denuncia. Una denuncia che non è andata giù al quasi ex premier, che si è dimostrato non poco infastidito.

    “Ereditiamo una situazione difficile: i ritardi del Pnrr”, ha affermato Giorgia Meloni, precisando che sarà complicato recuperare e che, inevitabilmente, verrà attribuita al nuovo governo “una mancanza che non dipende da noi”.

    La risposta dell’ex numero uno della Bce non si è fatta attendere: “Non ci sono ritardi nell’attuazione del Pnrr”. Un’affermazione, quella di Draghi, che però viene smentita dalla nota di aggiornamento al documento programmatico di bilancio, presentato proprio dal premier il 30 settembre scorso e che in questi giorni sarà pubblicato ufficialmente, in quanto deve rispettare la scadenza imposta dall’Unione Europea di metà ottobre.

    Tra tutte le voci affrontate, sul Pnrr le parole del ministro dell’economia e delle finanze, Daniele Franco, sono chiare, inequivocabili e pesano come macigni sulle giustificazioni di Draghi.
    L’ammontare di risorse effettivamente spese per i progetti del PNRR nel corso di quest’anno sarà inferiore alle proiezioni presentate nel DEL per il ritardato avvio di alcuni progetti – si legge sul documento ufficiale – che riflette, oltre ai tempi di adattamento alle innovative procedure del PNRR, gli effetti dell’impennata dei costi delle opere pubbliche. Si quest’ultimo fronte il Governo è intervenuto per incrementare i fondi destinati a compensare i maggiori costi, sia per le opere in corso di realizzazione sia per quelle del Piano”.

    Gli obiettivi del Piano

    Franco parla chiaro e conferma la versione della Meloni: i ritardi nel piano nazionale di ripresa e resilienza ci sono. E se è vero che l’Italia ha attinto a ingenti risorse con il PNRR, è vero anche – come si legge ancora – che queste sono state utilizzate “per promuovere la transizione ecologica e digitale, rilanciare la crescita e migliorare l’inclusione sociale, territoriale, generazionale e di genere”. Gli obiettivi raggiunti che ha menzionato Draghi sono 45 nel primo semestre di questo anno e “alcuni di questi riguardano progressi nell’attuazione dell’importante agenda di riforme contenuta nel Piano, in particolare in materia di giustizia, pubblica amministrazione e appalti”. Quella famosa agenda Draghi, luce nel buio per la maggior parte delle campagne elettorali da poco concluse, che dimostra però, oggi, significative mancanze nell’affrontare le priorità del nostro paese.

    Ed anche sulle cifre c’è qualcosa da sottolineare. Il premier ha infatti affermato che “l’Italia potrà ricevere altri 21 miliardi di euro”. Nel documento però è scritto, nero su bianco, che “le stime più recenti indicano che, dei 191 miliardi e mezzo che la Recovery and Resilience Facility europea ha assegnato all’Italia, circa 21 miliardi saranno effettivamente spesi entro la fine di quest’anno. Restano pertanto 170 miliardi da spendere nei prossimi tre anni e mezzo”.

    Una cifra importante quella destinata ai prossimi anni ma che evidenzia uno sforzo non completamente sufficiente dell’anno in corso e, quindi, del Governo che sta per lasciare il palazzo. “Se saranno pienamente utilizzate – prosegue il Ministro Franco nella relazione – esse daranno un contributo significativo alla crescita economica a partire dal 2023, l’anno in cui, secondo le nuove valutazioni, si verificherà l’incremento più significativo della spesa finanziata dal PNRR”.

    Se quindi l’affronto della leader di Fratelli d’Italia è stato visto dai più come un mettere le mani avanti per giustificare eventuali buchi neri del prossimo Governo che sta costruendo, in realtà il premier uscente ha lasciato una vera e propria patata bollente alla Meloni che si troverà ad affrontare, inevitabilmente, quelle oggettive pecche del Governo Draghi, in una corsa contro il tempo in un’Italia che già economicamente soffre come non mai.

    Nell’attesa che venga presentato ufficialmente il documento non ci resta che chiedersi se il presidente Draghi darà delucidazioni sugli oggettivi ritardi documentati oppure, come fino ad ora ha fatto, si concentrerà su numeri e obiettivi raggiunti – perché ce ne sono stati –, lasciando un velo nero sui fallimenti con i quali Fratelli d’Italia dovrà fare i conti.


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