Sul Colle è guerra Di Maio-Conte. Spunta la “mossa Mattarella”…

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • Un braccio di ferro, interno al Movimento 5 Stelle, che gioca con il nome di Sergio Mattarella. Sui 166 voti ottenuti dal Capo dello Stato in carica nella quarta elezione, c’è il marchio di fabbrica di molti pentastellati. Quelli ostili a Giuseppe Conte e sostenitori di Luigi Di Maio. Una pattuglia pronta a indossare i panni dei franchi tiratori, nel caso in cui il leader dovesse compiere delle scelte poco gradite o, peggio, senza condividere i passaggi. L’avvertimento è arrivato, eccome.

    Telefonate e confusione

    Che il clima non fosse dei migliori era evidente. Tra telefonate incrociate di Beppe Grillo con il leader del M5S e oggi con il ministro degli Esteri, l’elezione del Presidente della Repubblica si è trasformata in un congresso dei pentastellati. Così, per evitare tensioni, è stata individuata la formula della “libertà di coscienza” al voto, non l’imposizione della scheda bianca. Un film che era ampiamente previsto. Molti deputati e senatori lo avevano promesso: al momento del voto per il Capo dello Stato, l’ex presidente del Consiglio si sarebbe reso conto dell’ostracismo dei gruppi parlamentari nei suoi confronti. La pena da pagare per non averli mai adeguatamente interpellati fin dal suo insediamento. Non è un mistero che l’operazione-Mattarella sia nata su iniziativa dei senatori, già a gennaio, quando il M5S non aveva espresso ancora una posizione chiara sulla partita del Capo dello Stato. L’assemblea degli eletti aveva messo in campo, in quell’occasione, la proposta della rielezione del Capo dello Stato in carica, trovando la sponda di molti colleghi alla Camera.

    Il tutto con il placet silenzioso del ministro degli Esteri Di Maio, ufficialmente impegnato solo sul fronte governativo. Ma nelle ultime ore è arrivato il cenno di assenso, attraverso i suoi fedelissimi, a far votare Mattarella per lanciare un segnale proaprio a Conte: è il drappello vicino alle posizioni del numero uno della Farnesina. Difficile fare una stima esatta. Secondo i più ferventi sostenitori di Di Maio “siamo oltre 100”. Addirittura c’è chi si spinge oltre: “Siamo 130, in crescita di giorno in giorno”, gongola un parlamentare, che preferisce esprimersi solo a microfoni spenti. In questo modo è complicato dire se si tratti di un esercizio di auto-convincimento o sia un dato attendibile. L’elemento centrale è la spaccatura totale nel Movimento, in cui i contiani sono sempre più in affanno.

    Sospetti su Conte

    “C’è una questione fondamentale. Siamo la forza di maggioranza relativa in Parlamento, ma finora non abbiamo mai inciso sull’elezione del Capo dello Stato. Non si capisce chi abbiamo proposto, perché non proponiamo niente, né con quali iniziativa andiamo ai tavoli con il Pd”, si sfoga un deputato del Movimento, critico verso le mosse compiute da Conte. Il sospetto che si annida tra molti parlamentari è che alla fine il vertice del M5S sarebbe tentato dallo showdown del ritorno anticipato alle urne.

    Per questo la spinta sul nome di Mattarella è vista come una possibile soluzione. La strategia prevede un costante rafforzamento dell’ondata favorevole al Presidente delal Repubblica fino a far diventare un’ipotesi concreta la sua elezione. In questo modo sarebbe garantita la fine della legislatura nella maniera meno caotica, lasciando tutto intatto, con Mattarella al Colle e Draghi a Palazzo Chigi. Fantapolitica? “Vedremo come andrà a finire”, sibila un senatore, fiducioso. Quel che cambia di certo, invece, è il rapporto di forza nei 5 Stelle: Conte è sempre più debole, ostaggio di DI Maio.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte