Superbonus, ecco il testo Seconde case ammesse. Sì a fondi per le paritarie

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  • Scongiurata l’ultima della lunga serie di misure anti seconde case dai tempi del governo Monti. La conferma arriva dalla versione definitiva dell’articolo 119 del Dl Rilancio, il cui testo è stato approvato ieri dalla Commissione bilancio della Camera: il superbonus del 110 per cento per le ristrutturazioni è stato esteso: ogni famiglia potrà applicarlo fino a un massimo di due immobili. La modifica, fortemente voluta dalle opposizioni e dalle associazioni dei proprietari edilizi, è nero su bianco.
    Rispetto all’ultima stesura, l’unica novità è l’esclusione della canna fumaria condominiale dalle opere finanziabili con il superbonus e l’inclusione degli immobili di società sportive. Prima di brindare però, meglio però aspettare la conversione in legge del decreto attesa entro il 18 luglio e, soprattutto, l’emanazione di decreti attuativi e di un provvedimento dell’Agenzia delle entrate che dovrebbe arrivare entro trenta giorni dalla conversione in legge.
    «Per ora diamo una valutazione positiva del provvedimento – dice il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – ma sarà importante vedere come sarà regolamentata la cessione del credito». Il vero aspetto rivoluzionario del superbonus è infatti l’entità dello sgravio e la possibilità di cederlo. Le aziende edili al momento sono piene di dubbi, perché se le regole non saranno efficaci, poche avranno la possibilità di anticipare lo sconto o ottenere il denaro necessario dalle banche.
    «Tra gli aspetti critici – spiega Spaziani Testa – c’è l’esclusione degli immobili considerati di lusso, anche se spesso non lo sono, in particolare quelli in categoria A1. Ma soprattutto c’è la questione dei tempi: sarebbe stato meglio inserire direttamente una proroga: il 31 dicembre 2021 sembra lontano, ma considerando l’entità dei lavori in ballo, la necessità di delibere condominiali e le procedure di cessione del credito, c’è il rischio che i tempi si rivelino stretti».
    Nel Dl Rilancio agli sgoccioli del suo iter parlamentare, c’è spazio anche per una serie di misure di welfare, inclusa una piccola ma importante vittoria dell’opposizione. È passato l’emendamento che adegua le pensioni di invalidità civile al 100 per cento alla soglia minima di povertà, senza dover aspettare i 60 anni di età. L’emendamento applica una sentenza della Corte costituzionale dello scorso 23 giugno che aveva bocciato il diverso trattamento tra anziani e invalidi: se «quota un milione» (l’innalzamento alla soglia di sopravvivenza era arrivato in epoca di vecchie lire) vale per gli uni non si capisce perché non debba valere per gli altri. Soddisfatta Giorgia Meloni: «Contenti di aver convinto tutte le forze politiche ad aderire alla battaglia di civiltà proposta con un emendamento di Fratelli d’Italia».
    Nel comparto welfare ricade anche l’estensione del congedo parentale fino al 31 agosto per chi ha figli fino a 12 anni di età. Aggiustato anche il caos della cassa integrazione, inizialmente concessa in due periodi separati, il secondo dei quali a partire dall’1 settembre. L’interruzione della Cig durante l’estate, abbinata al divieto di licenziamenti, era destinata a inguaiare parecchie aziende. Resta il problema della lentezza nell’erogare la cassa integrazione. E se il divieto ai licenziamenti sarà prorogato fino a dicembre, il problema dell’allungamento della Cig si ripresenterà.
    Scongiurata anche la crisi delle scuole paritarie contro la quale si erano mobilitate le opposizioni e Italia viva il cui emendamento è stato approvato, raddoppiando a 300 milioni la dotazione di fondi. Un asse che ha fatto esplodere la rabbia dei Cinque stelle.


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