“Tagli discriminatori”. Una sentenza smonta lo scippo sulle pensioni

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La Corte dei conti chiama in causa la Consulta: scure sugli assegni a rischio incostituzionalità

Il taglio sulle pensioni potrebbe riservare sorprese (gradite) a migliaia di pensionati che hanno subito, nell’ultimo anno e non solo, uno «scippo» di Stato.

Come abbiamo già ricordato più volte, le cesoie del governo sono state usate su due fronti: il primo è quello per la riduzione degli assegni alti, il secondo invece riguarda il blocco delle rivalutazioni a pieno regime per gli importi che superano i 1.530 euro mensili. Ma adesso i pensionati potrebbero recuperare il maltolto grazie ad una sentenza della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia che ha accolto il ricorso presentato dal Cida (la Confederazione dei dirigenti).

I magistrati contabili di fatto usano parole chiare per definire i tagli alle pensioni e rimandano la questione alla Consulta che dovrà tenere conto di alcune indicazioni che arrivano da questa ordinanza. La Corte dei Conti ha infatti affermato che questi provvedimenti «non rispettano i tre fondamentali principi posti dalla Corte Costituzionale in tema di previdenza: ragionevolezza, adeguatezza, affidamento». Poi arriva l’affondo che mette in discussione la legittimità del prelievo che ha ridotto gli assegni di migliaia di pensionati. Lo scippo viene definito come una «decurtazione patrimoniale arbitrariamente duratura del trattamento pensionistico, con acquisizione al bilancio statale del relativo gettito». Insomma il taglio per la Corte dei Conti è arbitrario e serve solo a tappare i buchi delle casse dello Stato. L’ordinanza poi bolla come «discriminatorio» il prelievo sugli assegni alti e dunque chiama la Consulta ad esprimere un parere.

Ma ci sono anche novità sulle rivalutazioni «ridotte» che riguardano gli assegni da 1.530 euro in su. Qui i rilievi sono anche più pesanti perché mettono in discussione le «esigenze di contenimento della spesa pubblica e dunque si dubita sulla legittimità costituzionale». Di fatto la strada verso un ribaltamento del fronte e un possibile rimborso di quanto perduto è aperta. E lo sa bene anche l’avvocato Celeste Collovati che con lo studio Dirittissimo sta seguendo i ricorsi di centinaia di pensionati: «Uno dei punti forti dell’ordinanza – spiega a il Giornale – è proprio il fatto che tali provvedimenti legislativi che stabiliscono i tagli e il blocco perequativo, non rispettano minimamente i tre fondamentali principi posti dalla Corte Costituzionale in tema di previdenza: ragionevolezza, adeguatezza, affidamento». Poi il legale spiega in modo chiaro quali sono le criticità che possono dare il via agli eventuali rimborsi: «Questo prelievo, essendo limitato solo ad una ristretta cerchia di soggetti, si palesa dunque del tutto ingiustificato e discriminatorio, impropriamente sostitutivo di un intervento di fiscalità generale nei confronti di tutti i cittadini». Lo scippo sugli assegni dunque ha il sapore di un vero e proprio «prelievo fiscale». La «manina» di Stato ha infatti stabilito per le pensioni d’oro tagli del 15 per cento per la cifra eccedente i 130mila euro e, a scaglioni, fino al 40 per cento per la parte eccedente i 500.000 euro. Il conto è salato anche per gli altri assegni. Infatti per le pensioni superiori a 3 volte il minimo e inferiori a 4 la rivalutazione è del 97%, del 77% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo, del 52% tra 5 volte e 6 volte il minimo, del 47% oltre 6 volte, del 45 oltre 8 volte e solo del 40% oltre 9 volte il minimo.

Adesso la partita si gioca nel campo della Consulta che ancora una volta sarà chiamata ad esprimersi su una «rapina» nata con un provvedimento che fa acqua da tutte le parti. Il Giornale.it

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