Tasse, Renzi si smarca dal Pd per ridurle con il centrodestra

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  • Un patto anti-tasse tra Renzi e il centrodestra di governo: il leader di Italia Viva usa il dossier fisco per flirtare con Lega e Forza Italia e sganciarsi dal Pd. L’occasione per il divorzio, quasi consensuale, tra renziani e giallorossi (M5S-Leu e Pd) arriva su un piatto d’argento: Enrico Letta insiste con la proposta di tassare i patrimoni per aiutare i giovani. Ecco che Renzi cala la contromossa. Una controproposta di riforma fiscale: un documento di 6 pagine, breve e dettagliato, che avvicina Iv alle ricette economiche del centrodestra. Semplificare e tagliare sono le due parole d’ordine del testo renziano. Ma sono anche i due capisaldi del modello fiscale del centrodestra. Il Fisco diventa il terreno su cui costruire una solida convergenza politica tra Renzi, Salvini e il mondo moderato che ruota attorno a Forza Italia. Un modello di Fisco leggero, snello, liberale, vicino ai ceti produttivi su cui investire per far ripartire l’Italia. Da contrapporre al modello cubano, tutto tasse e burocrazia, lanciato da Enrico Letta.

    Altro indizio: le parole dall’ex rottamatore, riportate ieri nell’e-news, ricalcano quelle sul boom economico di Renato Brunetta, ministro alla Pubblica istruzione di Forza Italia. Il flirt va avanti. «Aumentano i vaccini. Crollano contagi e ricoveri. Alcune regioni sono in zona bianca. A Venezia, con la Biennale e il Salone Nautico, ripartono gli eventi. Ora bisogna sbloccare i turisti americani, che sono il nostro mercato principale. Ma il concetto è chiaro: l’Italia ha tutte le condizioni per creare un vero e proprio nuovo boom economico. Ci siamo, forza, tutti insieme, tutti al lavoro» scrive Renzi.

    Il governo Draghi annuncia la presentazione entro il 31 luglio di una legge delega per la riforma fiscale. «L’ultima legge delega (facente riferimento al sistema fiscale nella sua interezza e poi effettivamente realizzata) – scherza Renzi con i suoi – fu approvata dal consiglio dei ministri un mese prima dello sbarco dell’uomo sulla Luna. Le forze politiche di questo Parlamento hanno un’opportunità storica: adeguare il fisco italiano a questo secolo, e non al precedente». Italia Viva c’è. Il primo distinguo è il no alla proposta di Letta. I malumori crescono anche nel Pd con l’ex capogruppo a Palazzo Madama Andrea Marucci che frena. La formula fiscale di Renzi è sovrapponibile in molti punti con le proposte di Fi e Lega: abolizione Irap, riforma dell’Irpef (con nuovi scaglioni), cancellazione delle addizionali locali, riduzione delle imposte per il ceto medio.

    Il cuore della riforma renziana è la rimodulazione dell’Irpef che dovrebbe prevedere due elementi innovativi: un minimo esente non semplicemente una no tax area, ma una soglia di reddito esclusa da tassazione in quanto corrispondente a ciò che serve per sopravvivere – che aiuterebbe a dare maggiore progressività al sistema senza aumentare aliquote e scaglioni e un sistema di imposta negativa crescente con il livello di reddito dichiarato. Secondo punto: l’addio alla ritenuta d’acconto e all’Irap. Poi stop alle addizionali Irpef regionali e comunali. Il testo di Iv prevede l’eliminazione di una lunga serie di piccoli prelievi e micro-imposte come superbollo e tassa di laurea. La novità è la «patente fiscale». Infine la re-introduzione dell’Iri (Imposta sul Reddito di Impresa) abolita dal primo governo Conte. Un testo su cui Renzi punta per spostare verso destra il baricentro di Italia Viva.


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