Tempi, referendum e regole. Il piano di Salvini per il voto

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Il taglio dei parlamentari cambia il calendario della crisi: sulla strada della Lega i paletti costituzionali. Ma c’è un precedente…

La mossa di Salvini ha spiazzato i Cinque Stelle (e Renzi).

Il vicepremier ha aperto la porta a un voto in tempi rapidi (già la prossima settimana) per il taglio dei parlamentari. Subito dopo ha chiesto il ritorno alle urne. Una condizione chiara che ha rimesso la palla nella metà campo grillina. I penatstellati hanno però chiesto il ritiro della mozione di sfiducia presentata dal Carroccio per il premier Conte. La capigruppo della Camera ha intanto fissato per il prossimo 22 agosto l’esame sul testo per il taglio dei parlamentari, un giorno dopo l’intervento di Conte e a Montecitorio e due giorni dopo le comunicazioni del premier a Palazzo Madama fissate per il 20 di agosto. Ma con questo calendario è possibile un ritorno alle urne in tempi brevi? Di fatto per rendere effettiva la riforma sul numero dei parlamentari servono tre mesi che devono passare per verificare che nessuno possa chiedere un referendum. Al termine di questo periodo allora si potrebbe andare ad elezioni. Ed è proprio questo il terreno che intende percorrere Matteo Salvini. Proprio il vicepremier del Carroccio c’ha messo la faccia in Senato e intervenendo ha fatto una proposta chiara in questo senso ai Cinque Stelle e all’intero Senato. C’è un precedente: il 2005. In quel caso con la riforma della Devolution venne deciso di rinviare a dopo il voto le procedure costituzionali. Il referendum si tenne nel 2006 con un cambio di maggioranza frutto del voto alle urne. Il referendum bocciò la riforma che di fatto non è mai entrata in vigore.

Va detto che nel Carroccio, come sottolinea l’Agi, sanno benissimo che questo percorso può presentare alcune difficoltà soprattutto sulle tempistiche e anche sul fronte dei conflitti costituzionali. L’ostacolo della Carta e delle leggi ordinarie che prevedono tre mesi per consentire a chi voglia chiederlo di svolgere un referendum potrebbe essere un freno nella corsa alle urne. Inoltre servirebbero anche dei tempi tecnici per poter svolgere l’eventuale referendum e adattare i collegi al nuovo assetto parlamentare. Ma dalla parte della Lega, come detto, c’è il precedente del 2006 che di fatto potrebbe essere usato per poter ridare la parola agli elettori dopo il taglio dei parlamentari. Il Giornale.it

  • WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com