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Una marea di stupidaggini… Non posso commentare diversamente l’attacco -gratuito- che il magazine inglese “The Economist” ha sferrato lo scorso 24 aprile contro la Repubblica di San Marino. Un insieme di accuse chiare nell’esposizione ma “fumose” e sempre prive di riferimenti precisi o argomentazioni convincenti.
Non mi avrebbe stupito se un simile articolo fosse stato fatto da -ad esempio- media come Libero o, i medesimi contenuti, fossero stati oggetto di un servizio de “Le Iene”. Mi ha fatto sobbalzare sulla sedia, invece, appurare che “The tiny republic of San Marino is alarmingly friendly to Russia” (“La piccola Repubblica di San Marino è preoccupantemente amichevole nei confronti della Russia”) è comparso sulle pagine dell’autorevole magazine inglese (molto letto, anche e soprattutto, in Nord America) nonostante l’assoluta inconsistenza, aleatorietà dei contenuti trasformatisi in una sorta di attacco pretestuoso e infondato alla Repubblica di San Marino, perdipiù in un momento chiave per il suo futuro: la prossima sottoscrizione dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea che andrà ad integrare in maniera pressoché totale il “Sistema San Marino” con il mercato economico dell’Ue.
“San Marino ha fornito alla Russia -è l’oscura accusa- una poco conosciuta porta di servizio verso l’Europa Occidentale, e in particolare verso l’Italia”. Ma quali elementi concreti ha portato “The Economist” a supporto di questa tesi? Il fatto che Emmanuel Goût, cittadino francese con anche seconda cittadinanza russa) sia stato nominato rappresentante diplomatico della Repubblica di San Marino il 7 febbraio 2022 (quindi antecedentemente all’inizio dei combattimenti che tuttora oppongono Russia e Ucraina) ed assegnato a rappresentare il Titano in Algeria il 18 luglio dello scorso anno. La sua nomina, quindi, sarebbe la “prova”, la manifestazione di una insolita politica estera di San Marino. E poco importa, evidentemente, che Goût abbia nel suo prestigioso curriculum collaborazioni importanti e internazionali nel mondo dell’energia e, distaccato in un produttore primario di fonti energetiche, potrebbe favorire non poco l’approvvigionamento energetico del Titano e non solo.
Del resto, Goût -che si occupò per la prima volta della Russia nel 1989 per conto di Fininvest e gestì con una sua apposita società le comunicazioni di grandi gruppi russi come Rosatom, Rosnef e Gazprom- non figura in nessun elenco ufficiale occidentale di cittadini sanzionati o “attentamente da attenzionare”. Ma poco importa, ciò, evidentemente, a “The Economist”… Come, e ciò appare assurdo, poco gli sembra importare dell’accoglimento in Repubblica di 300 “profughi” ucraini o della violenta rottura di una tradizione di neutralità che, sul Titano, perdurava da secoli. Infatti, per la prima volta nella sua antichissima storia, il governo della Repubblica di San Marino si è schierato con una delle “fazioni” -l’Occidente e la Nato- aderendo alle sanzioni inflitte dall’Unione Europea verso la Russia. Per il magazine inglese San Marino ancora oggi avrebbe “una politica ambivalente nei confronti della Russia” e ciò non non sorprenderebbe le “fonti di intelligence a Roma”, tanto che -sono sempre frasi tradotte dal “The Econonomist”- “i servizi segreti russi, e in misura minore quelli cinesi”, avrebbero “utilizzato San Marino come luogo per incontrare agenti e condurre transazioni finanziarie fuori dai radar istituzionali”, tipo quelle -mi vien da chiedere- svelate dai famosi -ma oggi ignorati in occidente- “Panama Papers” fra i cui nomi celebri spicca anche quello di Volodymyr Zelensky? (leggi qui).
Chi nello specifico avrebbe “utilizzato San Marino come luogo per incontrare agenti e condurre transazioni finanziarie fuori dai radar istituzionali? Come? Dove? Quando? Una seria inchiesta giornalistica non può prescindere dal fornire questi dettagli…
Inoltre, se fosse -come comunque nulla a supporto dell’accusa rende sia credibile-, il “Purtin Force One” -con tanto di bottone rosso per il lancio dell’atomica, “di serie” su quel velivolo- sarebbe atterrato, occultato dalle tenebre, a Torraccia? O questi “agenti segreti” noti all’intelligence italiana sarebbero transitati per il territorio italiano, dove nessuno li avrebbe “fermati”, prima di vederli salire sul Titano? Per avere riscontri di collegamenti “non ufficiali” fra San Marino e Russia si deve sfogliare l’ormai dimenticato Dossier Mitrokin e ricordare alcune parole del Presidente della relativa Commissione di inchiesta italiana Paolo Guzzanti, ad esempio, sul regalo di un pacchiano orologio in Capodimonte che Breznev fece ad un dirigente di spicco dell’allora Partito Comunista Sammarinese (siamo negli anni 70/80 se non ricordo male) del quale “non ricordo” il nome, o, meglio, lo ricordo ma non ho voglia di essere costretto a recarmi nuovamente in tribunale dagli eredi del medesimo per ottenere una seconda volta la sacrosanta archiviazione di una eventuale nuova denuncia… Ma questa è un’altra storia…
Dunque, per il media britannico, San Marino sarebbe tutt’ora un crocevia di spie. E lo sarebbe anche per l’intelligence italiana leggendo le pagine inglesi. Io, onestamente, di “spie” sul Titano ho riscontri soltanto sul controverso italiano “Scaramella” e su un esiguo drappello di “agenti segreti” del Sisde (Finocchi, Broccoletti, De Pasquale..) che salivano il Titano per depositare, occultare valigette piene di contanti presso l’allora Credito Industriale Sammarinese in conti correnti identificati con i nomi dello zodiaco (conto Acquario, ecc…).
L’argomentazione più assurda addotta nell’articolo in lingua inglese, comunque, è che l’acquisto, nel 2021, in piena pandemia Covid, del vaccino russo Sputnik, abbia permesso a San Marino di dare un forte impulso propagandistico in occidente alla Russia. I giornalisti inglesi, deduco, non conoscono il contesto in cui questa operazione si è realizzata, visto che il ricorso dell’ISS al vaccino si è reso necessario esclusivamente perchè la Sanità italiana -alle prese con dosi insufficienti per le sue necessità- non rispettò l’accordo di cessione a San Marino delle fiale Pzizer e Astrazeneca, costringendo la Repubblica del Titano a rivolgersi alla Russia per poter combattere la pandemia. La “vetrina” in occidente, quindi, alla Russia, non l’ha fornita San Marino ma l’ha servita su un piatto d’argento a Putin proprio l’Italia con il non rispetto degli accordi di fornitura precedentemente concordati con San Marino.
In ogni caso, la vera ciliegina sulla torta di questo pretestuoso attacco inglese al Titano l’ha posata un non meglio identificato “alto funzionario dell’intelligence ucraina” secondo cui “i legami continui di San Marino con la Russia” non sarebbero, per lui, “una sorpresa” e “l’apparente mancanza di attenzione dedicata alle politiche estere di San Marino da parte dei suoi vicini europei” sarebbe un “motivo di preoccupazione” a Kiev… Ma lo sanno in Ucraina che San Marino non aderisce all’Ue ed è uno stato sovrano?
Ma ha idea, l’alto funzionario ucraino ignoto, del costo che la Repubblica di San Marino e che ogni suo cittadino ha subito per schierarsi apertamente al fianco di Kiev nel conflitto? Sa dove è San Marino ed è al corrente della sua millenaria neutralità violata solo ora per la prima volta?
Mi vien da chiedermi -alla luce di ciò- se sia quanto mai sensato, oggi, un vecchio adagio popolare secondo cui “a far del bene agli asini si prendono solo calci”, per cui sarebbe bello tornare alla tradizionale neutralità che, alla fine, appare come la più potente arma sammarinese sfoggiata nei secoli contro le non poche minacce superate? Ma lasciamo perdere ciò.
La considerazione sensata, dopo il pretestuoso attacco che “The Economist” ha sferrato al Titano e visto il particolare, delicato e proficuo momento nei rapporti fra San Marino e Unione Europea, chi ha interesse ad allontanare il Titano dall’Unione Europea o, peggio, a far naufragare l’Accordo di Associazione con l’Ue che, fra l’altro, una volta siglato finirebbe per integrare totalmente e completamente il mondo finanziario sammarinese con quello europeo? A chi fa ha paura e perchè, mi chiedo, una San Marino integrata con il sistema economico e finanziario europeo?
Enrico Lazzari