Tokyo:la psicologa, caso Biles? Tra bolla e tamponi ansia cresce

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • (ANSA) – ROMA, 28 LUG – “L’atleta deve essere consapevole
    delle proprie ansie ed esternarle, anche in pubblico. È
    importante che si umanizzi la figura del campione, sennò si
    creano mostri di perfezione che non esistono”. Monica Vaillant,
    una vita nella pallanuoto, plurimedagliata con il Setterosa e
    ora psicologa, non trova particolarmente strane le difficoltà
    mentali denunciate a Tokyo da stelle dello sport come Simone
    Biles.
        “Le Olimpiadi hanno sempre un carico extra di pressioni, e
    queste sono diverse dalle altre. Il Covid – osserva Vaillant
    parlando con l’ANSA – ha stravolto la preparazione, nella bolla
    mancano i famigliari che spesso aiutano a gestire le emergenze.
        E poi basta immaginare la paura che si può provare per il
    tampone prima della gara, si rischia di perdere ancor prima di
    giocare”.
        Ora se ne parla di più ma secondo la psicologa sono da sempre
    diffusi quelli che Biles ha chiamato “twisties”, i blackout
    brevi ma spaventosi che possono mandare in cortocircuito un
    atleta. “In sport individuali come la ginnastica o i tuffi non
    c’è tempo per rimediare, possono compromettere una prova: gli
    atleti di punta con i mental coach cercano strategie per
    affrontarli – spiega l’ex pallanuotista, due ori mondiali, tre
    europei e un’Olimpiade da allenatrice -. Poi c’è il fattore età:
    da giovani l’incoscienza può aiutare a bruciare le tappe, ma non
    appena ci si accorge del mostro interno mancano gli strumenti,
    la maturità per gestire la paura del fallimento, con cui ogni
    atleta prima o poi si scontra”. (ANSA).
       


    Fonte originale: Leggi ora la fonte