Tribunale del Riesame di Reggio Calabria: ”Lucano, prima alla sbarra, ma non torni a Riace”

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Mimmo Lucano deve di rimanere in «esilio», lontano da Riace, anche adesso che non è più sindaco e neppure consigliere dopo essere stato tagliato fuori dalle ultime elezioni comunali.

Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria nel giorno della prima udienza del processo che vede imputato l’ex primo cittadino del comune calabrese che era considerato un modello di accoglienza dei richiedenti asilo e che invece per i magistrati non è che un sistema criminale. Con lui, alla sbarra, altre 26 persone accusate a vario titolo di una sfilza di reati legati alla gestione del sistema di accoglienza dei migranti.

Nessuna revoca della misura che impedisce a Lucano di avvicinarsi al suo paese, dunque, nonostante ormai non ci sia più il rischio che possa reiterare i reati, perché c’è ancora un procedimento pendente in Cassazione che, come già accaduto in passato, potrebbe ribaltare tutto. L’ex primo cittadino – al quarantesimo posto della classifica di «Fortune» dei 50 leader più influenti del mondo, in grado di mobilitare centinaia di persone che ieri hanno raggiunto Locri per il processo da tutta la Calabria e che alla fine dell’udienza hanno intonato Bella Ciao – è amareggiato: «Essere sottoposto alle misure cautelari è come avere subìto una pena prima che inizi il processo. Mi rimane la consapevolezza che ci sono, anche nella storia, tante persone che hanno subìto e subiscono cose più gravi di me e la consapevolezza che ci sono tante persone in Italia che sono solidali e mi trasmettono la sensazione di non essere solo».

Risale all’ottobre dello scorso anno l’operazione che ha coinvolto Lucano. L’allora sindaco venne e sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Il divieto di dimorare a Riace era stato già annullato dai giudici della Cassazione, per i quali mancano le prove dei comportamenti fraudolenti di Lucano: l’assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative sarebbe stata adottato collegialmente e con i previsti pareri di regolarità tecnica, mentre l’accusa relativa ai presunti matrimoni di comodo tra immigrati e concittadini non avrebbe trovato i necessari riscontri. L’udienza di ieri è stata aggiornata al 17 giugno.

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