Tutte le bugie di Saviano nel tweet in cui difende le Ong

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  • Dopo le parole di Giorgia Meloni sulle Ong, non poteva che toccare a Roberto Saviano difendere il mondo degli attivisti impegnati in mare. Quando vengono interpellate in negativo le navi operanti a largo della Libia, l’autore di Gomorra corre in loro soccorso. Probabilmente un soccorso peraltro non richiesto, visto che ad ogni post dedicato da Saviano in difesa delle Ong si scatenano in basso commenti poco lusinghieri verso lo scrittore e verso le stesse Ong.

    Il tweet di Saviano contro la Meloni

    Nella giornata di ieri il presidente del consiglio Giorgia Meloni, in un’intervista al Corriere della Sera, ha specificato il suo punto di vista sulle organizzazioni non governative. “L’approccio di alcune Ongha dichiaratoche svolgono una attività prevalentemente ideologica che ha poco a che fare con le norme del diritto internazionale in tema di salvataggio in mare, trova una naturale convergenza con gli interessi degli scafisti”.

    Per il capo dell’esecutivo quindi, le Ong per mandare avanti la propria idea politica e ideologica sull’immigrazione, rischiano seriamente di fare gli interessi dei gruppi criminali che spingono i migranti verso l’Italia. Il riferimento è a quel “pull factor”, ossia il fattore di attrazione, citato in un recente rapporto di Frontex.

    L’autoproclamato difensore delle Ong è quindi intervenuto con un post diretto su Twitter. C’è una foto del presidente del consiglio con il titolo dell’intervista rilasciata al Corriere e sotto la scritta, a caratteri cubitali, “falso”. Poi la sua didascalia in cui spiega il proprio punto di vista. “Meloni, ancora falsità sulle Ong: “Da alcune Ong attività ideologica che aiuta gli scafisti”. FALSO! – si legge – Ci sono più partenze senza le Ong in mare. Sono Italia e Europa a finanziare la Guardia costiera libica. Basta bugie e lasciate in pace chi salva vite!

    Tante inesattezze in un solo tweet

    Poche frasi, ma tante inesattezze. Il post di Roberto Saviano lo si può riassumere così. A partire dalla prima di frase, quella in cui si sostiene che ci sono più partenze senza le Ong in mare. Per la verità, il rapporto di Frontex a cui ha alluso la stessa Giorgia Meloni dice diversamente. Il documento in questione è stato redatto nell’estate dello scorso anno e si riferisce al periodo che va da gennaio a maggio del 2021.

    La presenza delle navi delle ong – si legge – soprattutto in navigazione tra Zuara e Zawiya, continua a essere un ulteriore fattore di attrazione, un “pull factor”, per i migranti che partono dalla Libia per raggiungere l’Italia”. Un quadro da questo punto di vista abbastanza chiaro.

    I migranti che arrivano dalla Libia – prosegue poi il documento – dichiarano costantemente di aver verificato, prima della partenza, la presenza delle ong nell’area, spiegando che, in assenza delle navi delle ong nel Mediterraneo, molti rifiutano di partire”. Certo, diversi gruppi di attivisti hanno duramente criticato il rapporto di Frontex. Del resto la parte politicamente più vicina alle Ong già da anni ha mosso guerra contro l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, tanto da riuscire a non far votare il bilancio dell’agenzia stessa in una recente seduta del parlamento europeo. Ad ogni modo, lo scenario tracciato da Frontex appare piuttosto evidente e ben lontano da quanto scritto da Roberto Saviano.

    “Sono Italia ed Europa a finanziare la Guardia Costiera libica” è la seconda frase del tweet dell’autoproclamato avvocato delle Ong. In parte stavolta Saviano ha detto la verità. Ma senza scendere in particolari che potrebbero mettere in cattiva luce la parte politica a lui più prossima. È vero infatti che Roma gira ogni anno soldi a Tripoli per il potenziamento di una discutibile guardia costiera libica, ma questo grazie a un memorandum sottoscritto nella primavera del 2017 dall’allora governo Gentiloni.

    Un governo targato Pd quindi. E poi negli anni successivi, anche durante l’era dell’esecutivo giallorosso, è stato lo stesso Pd a frenare sul rinnovo dell’accordo con i libici. Circostanza che ha impedito lo sviluppo di un serio dibattito su come migliorare i termini del memorandum e su come poter orientare i soldi da girare a Tripoli.

    L’ultima frase costituisce poi il classico appello di chi si ostina a credere (o a voler far credeere) che quella delle Ong è un’attività soltanto umanitaria e non politica. E invece le Ong di politica ne fanno eccome. Basta dare un’occhiata alle polemiche esplose in Germania di recente, dove il governo retto da Spd, Verdi e Liberali ha approvato due milioni di finanziamento all’anno (da qui al 2025) a United4Rescue, l’associazione al cui interno è inclusa anche l’Ong Sea Watch.

    I deputati dell’opposizione guidata dalla Cdu hanno parlato di nepotismo. Si è scoperto infatti che il presidente dell’associazione finanziata è anche partner di una delle più importanti leader dei Verdi. Forse il nepotismo non c’entra e il governo tedesco ha approvato quel finanziamento (incluso nell’ultima finanziaria di Berlino) per motivi puramente politici.

    Ma il punto è proprio questo: girare dei fondi pubblici alle Ong vuol dire dare un riconoscimento politico alla loro attività. Un’attività quindi che diventa non solo umanitaria. Anche le Ong fanno politica e la fanno spesso dribblando le leggi italiane. Per cui se qualcuno le critica, l’irritazione di Saviano non è poi così giustificata e giustificabile.


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