Un parroco che difende Salvini: ‘Civiltà nasce da muri e confini’

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Non ci sono solo ecclesiastici progressisti critici verso il governo: spunta un altro parroco che sembra in linea con l’azione del ministro Salvini

Esiste una narrativa sulla Chiesa progressista, che tutto predica tranne la difesa dei valori tradizionali, e poi c’è un piccolo emisfero ecclesiastico, di cui il parroco di cui stiamo per parlare sembra far parte, che la pensa in maniera diametralmente opposta rispetto alle alte gerarchie.

Tanto che Padre Giacobbe Elia, che è stato intervistato dal quotidiano La Verità, non si è limitato solo a decantare la positività storico-sociale che risiede alla base della costruzione dei muri, quindi dei confini, elevati a cruciali per la edificazione di una qualsiasi civiltà, ma si è addirittura spinto sino a tutelare, da un punto di vista dottrinale, l’utilizzo pubblico del crocifisso fatto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini nella passata campagna elettorale e nei momenti subito successivi, parlando anche di un gesto che “ha onorato Dio” in relazione alla invocazione della protezione di Maria.

Non è il primo consacrato che si distingue per le posizioni espresse di questi tempi, ma Padre Giacobbe Elia, approfondendo le differenze che intercorrono tra “ponti” e “muri”, ha davvero posto dei temi considerati un po’ spinosi per la pastorale odierna. Come quello che riguarda l’accoglienza dei migranti:“Non va mai attuata a discapito della sicurezza”, ha dichiarato. E ancora la centralità di certe istanze bioetiche, che il parroco ritiene fondamentali. Un atteggiamento che forse non è condiviso da tutti.

Non c’è un chiaro riferimento al Papa della Chiesa cattolica, ma rispondendo a uno dei quesiti, il parroco ha parlato di coloro che “incensano Emma Bonino”, che, in fin dei conti, non rappresenta proprio un esempio di cattolicesimo integrale. Ricorderete di come Jorge Mario Bergoglio abbia inserito il leader dei Radicali tra i “grandi d’Italia”. Infine c’è stato spazio per affrontare il caso di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico deceduto qualche giorno fa, dopo l’interruzione dei trattamenti cui era sottoposto in Francia: “La Chiesa ha fatto qualcosa?”, si è domandato, rispondendosi in maniera implicita, questo consacrato incaricato in Abruzzo, a cui certo non manca il coraggio. Il Giornale.it

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