Una tempesta finanziaria si abbatte su San Marino (da financial times on line)

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  • Mentre i Governi danno la caccia agli evasori fiscali e ai responsabili delle frodi finanziarie, si sta sollevando un velo di segretezza.
    Alla luce di ciò, la Serenissima Repubblica di San Marino, fondata 1700 anni fa, è più tranquilla che mai.

    Appollaiata in cima al Monte Titano, sulle colline ai piedi degli Appennini, a due passi dalla costa adriatica, la Repubblica di San Marino è stata per lungo tempo un’attrattiva per i turisti, i quali vengono qui per acquistare i suoi francobolli e le sue monete e per fotografare le sue torri medioevali, nonché per coloro che sono alla ricerca di aliquote fiscali contenute e del segreto bancario.

    Tuttavia, questa serenità ha subito tre colpi indubbiamente duri: da parte della recessione globale, che ha portato ad un calo del turismo; per via di uno scandalo bancario; e soprattutto a seguito delle richieste del G20, dell’Unione Europea e dell’Italia di adottare una serie di misure restrittive nei confronti dell’evasione fiscale e del riciclaggio.

    Mentre le autorità fiscali italiane stanno dando la caccia ai capitali esportati illegalmente nei paradisi fiscali al fine di far fronte al depauperamento delle entrate pubbliche, San Marino è costretto a considerare altri modi per fare soldi. Sembra che stiano finendo i giorni in cui si offriva ai clienti fiscali anonimità e segretezza.

    “Il mondo è cambiato”, ha detto Gabriele Gatti, il Segretario alle Finanze della Repubblica di San Marino. “Non possiamo più adottare l’approccio che adottavamo un anno fa, tanto meno quello di 30 anni fa. Tutti i paesi, compreso un piccolo paese come San Marino, devono tener conto del fatto che la trasparenza e la collaborazione internazionale sono alla base dell’economia. La scelta non è fra cambiare e non cambiare; la scelta è fra i diversi modi in cui cambiare. E noi vogliamo trovare il modo migliore per farlo.”

    A San Marino la gente (32.000 abitanti) parla il dialetto dell’Emilia Romagna, la regione italiana circostante, ma rifiuta fermamente l’idea che il loro piccolo staterello sia un’entità artificiale poco più grande di quelli che gli Italiani definiscono “paradisi fiscali”. Gli abitanti di San Marino dicono di essere Sammarinesi e non Italiani.

    “Siamo stati fondati nel IV secolo” ha detto Antonella Mularoni, Segretario agli Esteri. “Siamo estremamente orgogliosi della nostra identità, indipendenza e tradizioni. Offriamo aliquote fiscali basse, ma l’idea che centinaia di celebrità italiane hanno qui la loro residenza per nascondere il denaro è da sempre un mito.”

    Tuttavia, la questione di chi sia veramente residente è importante e il Governo di San Marino – una coalizione di Democratici Cristiani, Social Democratici e Liberali – sta conducendo un censimento. “Abbiamo lanciato il censimento dopo l’insediamento del nuovo Governo lo scorso dicembre”, ha detto Gatti. “Sappiamo cosa occorre fare.”

    In maggio, cinque dirigenti della Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, la più importante fra le 12 banche della Repubblica, sono stati arrestati dopo essere stati accusati di riciclaggio da alcuni magistrati della vicina Forlì. Secondo Gatti è stato uno shock salutare. “Vedere la banca decapitata e i suoi dirigenti in prigione è stato terribile.”

    La Banca d’Italia, la banca centrale italiana, ha avviato la procedura di bancarotta per il Gruppo Delta, società di credito al consumo della Cassa di Risparmio, e, come risultato, l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il rating del debito di San Marino.

    Successivamente, Giulio Tremonti, il Ministro dell’Economia italiano, ha annunciato uno scudo fiscale per gli Italiani che avrebbero rimpatriato i capitali detenuti all’estero, dichiarando che ciò sarebbe stato considerato evasione fiscale a meno che il titolare del conto non avesse dimostrato il contrario. Tremonti ha detto che i paradisi fiscali sono come le caverne di Ali Babà.

    Gatti rifiuta di considerarla una minaccia. “Non siamo sotto attacco”, ha detto. “Riteniamo che ciò che sta accadendo sia un’opportunità. Sono passati i tempi in cui la nostra economia si basava sulla segretezza e l’anonimato, ma ora abbiamo altri punti di forza. In passato la nostra economia si basava sul segreto bancario; ora abbiamo bisogno di servizi migliori per incoraggiare il turismo, nuovi mercati. Non riteniamo che ciò sia un cambiamento che ci viene imposto in senso negativo; la consideriamo una sfida.”

    San Marino spera di attirare le società con la sua aliquota fiscale del 17 percento. “Possiamo offrire prodotti finanziari ed economici competitivi e formazione professionale per i nostri giovani”, ha detto Gatti.

    Il Governo non ha cercato di difendere i dirigenti bancari arrestati “nel modo in cui qualche precedente amministrazione avrebbe potuto fare”. Al contrario, ha fatto si che “il procedimento giudiziario facesse il suo corso”, cercando al contempo acquirenti per Delta, con Banca Intesa San Paolo, da quel che si dice, fra gli offerenti.

    Per il Segretario Mularoni, la priorità immediata è far si che entro il prossimo mese vengano firmati 12 accordi sulla trasparenza finanziaria necessari a far uscire la Repubblica di San Marino dalla “lista grigia” dei paradisi fiscali dell’OCSE (è stata rimossa dalla “lista nera” nel 2003). “Altri politici sono sulle spiagge. Noi no”, ha detto sarcasticamente.

    Pertanto, le misure restrittive nei confronti dei paradisi fiscali rappresentano una minaccia per la sovranità di San Marino, così gelosamente custodita? “Non penso”, ha detto Gatti. “In un mondo globalizzato, non si può fare quel che si vuole. E comunque, l’avvento dell’Unione Europea ha già modificato il concetto di sovranità nazionale.”

    Il Segretario Mularoni ha affermato che San Marino spera di trarre vantaggio dal fatto che lo scorso hanno è stato dichiarato patrimonio mondiale dall’UNESCO e prevede di concludere un affare con l’Italia permettendo ai visitatori di utilizzare il vicino aeroporto di Rimini.

    “Abbiamo superato molti momenti difficili nel corso della nostra lunga storia, fra cui invasioni e tentativi di annessione”, ha detto. “Supereremo anche questo.”

    Perché sta diventando sempre più difficile essere un paradiso fiscale?

    I paradisi fiscali vengono incoraggiati ad essere più aperti e collaborativi con gli altri Stati per consentire lo scambio di informazioni finanziarie. Ciò facilita il compito delle autorità fiscali in paesi quali la Gran Bretagna di eliminare l’evasione fiscale.

     

     

    Cosa è stato fatto per incoraggiare una maggiore apertura?

    L’OCSE ha predisposto un quadro per la condivisione delle informazioni nel 2000, secondo il quale le informazioni bancarie dovrebbero essere disponibili su richiesta, se ciò è previsto dalla legislazione nazionale di una parte alla convenzione.

    Alcuni paradisi fiscali, fra cui Singapore, Andorra, Liechtenstein e Svizzera, si sono dimostrati riluttanti a firmare le proposte. Tuttavia, gli accordi conclusi quest’anno dimostrano che la maggior parte dei paesi sono d’accordo. Questo mese, la Gran Bretagna ha concluso un affare con il Liechtenstein per individuare decine di milioni di sterline di imposte non pagate da parte di 5000 Britannici che detengono conti nel paradiso fiscale solitamente riservato.

    Perché ciò sta accadendo proprio ora?

    Fa parte di un’attività internazionale avviata nel 2000. Tuttavia, la campagna ha acquistato risalto lo scorso aprile quando è stato raggiunto un accordo per la repressione dell’abuso fiscale durante la riunione del G20 a Londra. L’OCSE prevede di continuare su questa strada in occasione del forum che si terrà il prossimo mese a Los Cabos, Messico. Cento governi invitati decideranno sui prossimi passi da compiere per migliorare la trasparenza e lo scambio di informazioni bancarie.

    Ciò ha a che fare con la crisi finanziaria globale?

    La recessione globale ha reso le misure ancora più urgenti, essendo le banche centrali di tutto il mondo impegnate al massimo nell’eliminazione dell’evasione fiscale al fine di rimpinguare le proprie casse.

    Vi sono ancora dei veri e propri paradisi fiscali?

    Si ritiene che alcuni facoltosi investitori stiano considerando la possibilità di spostare il proprio denaro a Panama e a Dubai, poiché non hanno ancora accettato di condividere le informazioni con le autorità straniere.

    David Budworth