Una trama anti-Renzi tra 007 e Report

  • Le proposte di Reggini Auto

  • Senatore Renzi, gli chiedono nella calca del foyer, cosa c’è davvero nel verbale della Belloni? E Renzi, brusco: «Dovete chiederlo a lei…». Sono le sei di ieri sera e in un teatro milanese (stracolmo: e impressiona la presenza di vecchi della destra comunista, e l’ovation tributata poi all’arrivo di Letizia Moratti) il leader di Italia Viva torna all’attacco sul tema che da giorni agita il terreno di confine tra politica e intelligence. Il segreto di Stato confermato dal governo Draghi sul verbale di interrogatorio di Elisabetta Belloni, capo del Dis, è per Renzi l’ennesimo inciampo sulla strada per arrivare alla verità su un episodio che considera cruciale nelle manovre per accerchiarlo: l’incontro all’autogrill di Fiano Romano con l’allora dirigente dei servizi segreti Marco Mancini, filmato da una sedicente passante e finito in onda su Report.

    Ieri, intervistato da Augusto Minzolini per presentare la nuova edizione del suo libro Il Mostro, Renzi dedica ampio spazio alla storia dell’autogrill. Lo fa per ricordare che in quell’incontro non c’era niente di clandestino o di illegale: «Vado a incontrare un dirigente dei servizi che incontra molti, autorizzato dal suo capo, e che incontra anche il presidente Conte». Lo fa per contestare la credibilità della signora di passaggio, secondo cui alla fine dell’incontro Mancini imbocca l’autostrada verso Roma, cioè contromano: «Invece della tessera da agente segreto avrebbero dovuto ritirargli la patente». Ma lo fa soprattutto per collocare l’intera vicenda in un percorso di cui fanno parte anche le intercettazioni illegali ai suoi danni, le anomalie giudiziarie, i telefoni svuotati. E per indicare la puntualità con cui il flusso di informazioni viene gestito: «La nota dei servizi segreti su questa vicenda è stata resa nota da Report quattro ore prima che venisse annunciata da Palazzo Chigi. Forse hanno facoltà divinatorie. Ma io sono cocciuto, e allora denuncio anche questo». Siamo di fronte, dice Renzi, «allo stile della casa». E non c’entra, nella macchinazione ai suoi danni, lo stop imposto alla elezioni della Belloni al Quirinale. «Lì la cosa strana non era lo stop, era che il capo dei servizi segreti si candidasse alla presidenza della Repubblica».

    Secondo il sottosegretario ai servizi segreti, Alfredo Mantovano, il segreto di Stato è stato apposto solo sulle domande che i legali di Marco Mancini – nell’indagine difensiva davanti alla Procura di Ravenna – avevano fatto non sull’incontro in autogrill ma sull’organizzazione interna dei servizi. Vero? Il verbale è stato secretato dalla Procura, quindi una risposta certa è impossibile. Ma di fatto il giallo dell’autogrill è destinato a durare a lungo. Sia perché Renzi, e lo conferma ieri sera, appare deciso ad andare fino in fondo. Sia perché le anomalie sono numerose. A partire dalla ipotesi che la professoressa trovatasi per caso all’autogrill avesse avuto in precedenza contatti con le strutture dell’intelligence. Il Fatto quotidiano ha riferito di un rapporto della Digos che escludeva rapporti della donna con gli 007, ma non risulta che accertamenti approfonditi in questo senso siano mai avvenuti. Mentre invece fonti vicine ai servizi riferiscono che il video dell’incontro Renzi-Mancini sarebbe stato mostrato sia al capo del Dis, Gennaro Vecchione, sia all’allora premier Giuseppe Conte ben prima di approdare, con perfetto tempismo, alla redazione di Report. Fu il video il motivo della rimozione di Mancini? L’allora sottosegretario ai servizi, Franco Gabrielli, intervistato da Giovanni Minoli rispose di no. Ma la lettera di licenziamento è coperta da segreto: tanto per cambiare.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte