Tosse, raffreddore, mal di ossa, qualche linea di febbre. E subito si corre a fare il tampone perché sono i sintomi, più leggeri rispetto al passato, delle varianti Covid. Ma nella stragrande maggioranza dei casi sono solo i primi segni dell’influenza stagionale. Che quest’anno è destinata a tornare ai numeri pre-pandemia. L’anno scorso era praticamente sparita grazie alle mascherine, alle chiusure, alle norme anti-assembramento. La vaccinazione antinfluenzale anche quest’anno si conferma dunque come il mezzo più efficace e sicuro per prevenire sia l’influenza che le sue complicanze, permette anche una riduzione degli accessi al pronto soccorso e ai reparti ospedalieri.
L’ISS ha avviato la campagna di vaccinazione ormai da alcuni giorni. Termine previsto, il prossimo 5 novembre. Obiettivo primario è la prevenzione delle forme gravi e complicate di influenza e la riduzione della mortalità prematura in gruppi ad aumentato rischio di malattia grave. Per questo motivo, i principali destinatari dell’offerta di vaccino antinfluenzale sono le persone di età pari o superiore a 65 anni, nonché le persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicazioni a seguito di influenza.
Ma c’è un altro fronte di scontro politico, quello sulla terza dose con Pfizer, dopo il disco verde acceso dalla commissione vaccini di San Marino. La somministrazione della terza dose del vaccino anti-covid, non è un cambio di strategia. Era da mettere in conto che sarebbe stato necessario rinforzare la memoria immunologica prodotta da due sole dosi ravvicinate di vaccino. Del resto, nella storia dei vaccini, i richiami con una terza dose distanziata nel tempo sono la normalità.
Perché non ci è pensato prima e non si sono evitate tante morti? Sergio Abrignani, immunologo dell’Università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico-scientifico, spiega in un’intervista su Il Corriere della Sera: “Le due dosi di vaccino conferiscono protezione e rispondono anche alla variante Delta. Però si è visto che, come la maggior parte dei cicli ravvicinati, inducono una risposta immunitaria di breve durata e che quindi la protezione dopo 6- 8-mesi si riduce dal 90 al 60% circa. Con un terzo richiamo, dopo almeno 6 mesi, non solo l’efficacia viene riportata ai livelli iniziali ma speriamo, in analogia con tanti altri vaccini, che sia duratura per anni”.
Ecco dunque le ragioni dell’ok dall’Aifa per immunodepressi, trapiantati, malati oncologici, dializzati, anziani over 80 (a San Marino si è deciso per gli over 85), ospiti delle Residenze sanitarie assistite (Rsa) e personale sanitario. La Commissione tecnico scientifica di Aifa nel parere varato esplicita le categorie che potranno effettuare il richiamo.
Ci potrebbe essere tra qualche tempo la necessità di una quarta dose? Ovviamente bisognerà attendere gli effetti della terza e procedere con gli studi necessari. Tuttavia, l’esperienza con tanti altri vaccini (come quelli per epatite B, meningococco B, poliomielite, haemophilus, tetano, difterite, pneumococco, pertosse) fa ben sperare che ulteriori richiami, se necessari, potranno interessare dopo 5-10 anni.
Sì, va tutto bene, ma noi sammarinesi che siamo stati vaccinati Sputnik, faremo una terza dose Pfizer? Siamo sicuri?
Al momento, la terza dose con Pfizer verrà somministrata a quei soggetti che già hanno avuto le prime due dosi dello stesso vaccino in quanto inseriti nelle fasce a rischio. Quindi, nessun problema. Per tutti gli altri, non c’è un’indicazione precisa, né a San Marino, né altrove in Europa. In ogni caso, il dubbio di cui sopra è legittimo, ma di corto respiro, perché non c’è solo lo Sputnik: milioni di italiani e di stranieri sono stati vaccinati AstraZeneca, o altri vaccini, e probabilmente faranno la terza dose con Pfizer. È la stessa identica situazione.
Ancora una volta facciamo appello alla scienza: in uno studio condotto dai ricercatori della Saarland University di Homburg, in Germania, si è giunti a questa conclusione: “Il regime misto è più efficace nel suscitare una risposta immunitaria rispetto a due dosi di Oxford-AstraZeneca ed è anche efficace quanto o più di due dosi di Pfizer-BioNTech”. In pratica, la terza dose con un vaccino m-Rna offre una maggiore risposta immunitaria al Covid-19: i loro anticorpi sono sei volte più numerosi rispetto a chi ha completato il ciclo con un vaccino a Rna.
L’ISS ha appena aperto le prenotazioni per le categorie a cui è consigliata la terza dose, nel frattempo non possiamo fare altro che sottolineare quanto questa ulteriore misura si configuri come un importante atto di sanità pubblica teso a tutelare la popolazione più esposta al rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19.
Se poi gli “scienziati” di Libera e RF sono più dotti, più esperti e più consapevoli degli istituti di ricerca e delle agenzie internazionali del farmaco, lo lasciamo valutare alla gente.
a/f