Valmarecchia, si inaspriosce lo scontro sull’allevamento Fileni: il comitato presenta un esposto all’Anac

Lo scontro sull’impianto avicolo Fileni in alta Valmarecchia arriva sul tavolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Con una segnalazione formale, il Comitato PER la Valmarecchia – Stop Allevamenti Intensivi “Salute, Valmarecchia!” chiede di fare luce sulla modifica autorizzata da Arpae lo scorso anno, ritenuta una trasformazione radicale dell’allevamento mascherata da intervento “non sostanziale”. L’atto, già acquisito dai sistemi dell’Anac, contesta la correttezza delle procedure e il rischio di un vuoto normativo per i controlli ambientali.

La vicenda, come ricostruisce il comitato in un comunicato, ruota attorno a una modifica approvata da Arpae Rimini nel 2025 e classificata come “non sostanziale”. Un intervento che però, secondo gli attivisti, ha cambiato l’assetto dell’impianto rispetto all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) originaria del 2022, rilasciata dopo una complessa Conferenza di Servizi. Inizialmente l’allevamento prevedeva 16 capannoni con 217.000 polli per ciclo, per un totale annuo di 824.000 capi destinati al pascolo biologico in parchetti dedicati. Con la modifica del 2025, i capannoni sono scesi a 15, i capi per ciclo a 204.000 (775.200 all’anno) e la struttura dei parchetti esterni è stata rivista. Una trasformazione che, per il comitato, “non può essere considerata una semplice modifica gestionale”.

A rendere il quadro più complesso, una serie di dichiarazioni ritenute contraddittorie. Dopo una riduzione del 44% dei capi nel Blocco B, lo scorso 5 dicembre l’azienda Fileni aveva comunicato che il numero di animali sarebbe stato “strettamente commisurato alla superficie dei parchetti”. Una motivazione tecnica, però smentita, secondo il comitato, il 21 gennaio scorso da Roberta Fileni, che ha parlato di una “rimodulazione dei numeri rispetto alle strategie di mercato”. Nello stesso giorno, Arpae ha respinto la richiesta di avviare una nuova procedura AIA, definendo la variazione una “ordinaria fluttuazione gestionale”.

Il timore espresso nell’esposto è che, senza un’autorizzazione aggiornata che fissi tetti numerici rigidi, si crei un’incertezza normativa. “Senza parametri cristallizzati nell’AIA – avverte il comitato – il monitoraggio effettivo dell’impatto ambientale rischia di diventare estremamente complesso, lasciando margini di incertezza sulla reale capacità produttiva dell’impianto”. Una preoccupazione amplificata dal fatto che l’allevamento sorge in una zona vulnerabile ai nitrati, dove la gestione dell’azoto da reflui (la pollina) è soggetta a limiti stringenti. Secondo le stime degli attivisti, la superficie agricola disponibile per lo spandimento sarebbe di appena 40 ettari, contro i 137 che sarebbero necessari.

Per questi motivi, il comitato ha chiesto all’Anac di verificare la correttezza delle procedure, valutare la necessità di una nuova AIA e accertare eventuali omissioni nella vigilanza. “Abbiamo documentato ogni passaggio con rigore – dichiara il presidente Maurizio Menghini – ora chiediamo che le istituzioni facciano chiarezza. La tutela del territorio e della salute pubblica non può dipendere da interpretazioni discrezionali”.