Venezuela, fine dell’incubo per Trentini e Burlò: ecco chi sono il cooperante e l’imprenditore liberati a Caracas

L’alba di lunedì 12 gennaio ha portato con sé la notizia più attesa: Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. I due connazionali, detenuti in Venezuela da oltre un anno in condizioni drammatiche, hanno lasciato le rispettive celle e si trovano ora al sicuro presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. La loro scarcerazione arriva all’indomani del blitz americano che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, un terremoto politico che ha sbloccato un’impasse diplomatica durata 420 giorni. Ma chi sono i due italiani finiti nelle maglie della giustizia venezuelana?

Alberto Trentini: una vita in prima linea
Il profilo di Alberto Trentini, 46 anni compiuti lo scorso agosto dietro le sbarre, è quello di un professionista della solidarietà. Veneziano, laureato in Storia a Ca’ Foscari e specializzato con un master in sanificazione dell’acqua a Leeds, Trentini ha dedicato l’ultimo decennio alla cooperazione internazionale. Il suo passaporto racconta di missioni in Perù, Ecuador, Paraguay, Bosnia, Etiopia, Nepal, Grecia e Libano.
Era arrivato a Caracas il 17 ottobre 2024 per conto della ong francese “Humanity & Inclusion” (premio Nobel per la pace 1997), con l’obiettivo di gestire progetti di assistenza per persone con disabilità. Meno di un mese dopo, il fermo a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti. Da quel momento, il buio: 423 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale, senza farmaci necessari per la sua salute e, per i primi sei mesi (181 giorni interminabili), in totale isolamento, senza che nemmeno la famiglia sapesse dove fosse finito. Solo nel maggio 2025 una prima telefonata aveva rotto il silenzio, confermando che era vivo.

Mario Burlò: l’imprenditore e le accuse fantasma
Diversa la storia di Mario Burlò, imprenditore torinese arrestato nel novembre 2024 e detenuto nel carcere di El Rodeo. La notizia della sua reclusione in Sudamerica era emersa quasi per caso in Italia, durante un processo in cui l’uomo risultava formalmente “irreperibile”. Per gran parte della sua detenzione, Burlò non ha mai conosciuto i capi d’accusa ufficiali; solo nel novembre scorso, durante una visita consolare, aveva riferito di un rinvio a giudizio per generiche e mai chiarite imputazioni di “terrorismo”.
Mentre si trovava nelle carceri venezuelane, la sua posizione giudiziaria in Italia ha avuto sviluppi significativi: Burlò è stato recentemente assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre la sua posizione nel processo sul crack dell’Auxilium Basket è stata stralciata dal Tribunale di Torino.

La svolta diplomatica
La liberazione dei due italiani è il frutto di un delicato lavoro diplomatico accelerato dal cambio di regime a Caracas. “Un grande lavoro della nostra diplomazia, un successo del governo che ha saputo interloquire e cogliere il cambiamento”, ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Soddisfazione espressa anche dalla premier Giorgia Meloni, che ha ringraziato le nuove autorità di Caracas, citando il presidente Rodriguez per la “costruttiva collaborazione”, e dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che ha inviato un abbraccio alle famiglie dopo mesi di angoscia e silenzio. Ora per Trentini e Burlò inizia il viaggio di ritorno verso casa.