Verucchio, Pazzini fa il pieno di visitatori: la mostra alla Rocca prorogata fino ad aprile

Verucchio scommette ancora sulla storia visionaria di Adalberto Pazzini. Forte di un successo di pubblico che ha superato le quattromila presenze dall’inaugurazione dello scorso settembre, l’amministrazione comunale ha deciso di prorogare fino al 12 aprile la mostra “Adalberto Pazzini (1898-1975). La reinvenzione della storia tra Verucchio e Roma”.

La notizia arriva attraverso un comunicato diffuso oggi dal Comune, che celebra il traguardo dei 4.105 visitatori registrati alla Rocca Malatestiana. Un riscontro che premia il lavoro dei curatori Sara Masinelli, Stefano De Carolis, Alessandro Aruta e Maria Conforti, e che offre al pubblico altri tre mesi per esplorare la figura eclettica del medico e museografo che ha lasciato un’impronta indelebile sul borgo della Valmarecchia.

Per Pazzini, Verucchio non era solo un cantiere, ma un laboratorio di sperimentazione. Incaricato di completare il restauro del fortilizio iniziato nel 1929, ottenne “carta bianca” per riportare la Rocca al suo aspetto di inizio Cinquecento. Il suo metodo fu rivoluzionario per l’epoca: mescolava con disinvoltura i reperti archeologici autentici, emersi dagli scavi da lui diretti, con ricostruzioni scenografiche artigianali. Sculture in cartapesta, elmi e mobili decorati a pastiglia dorata, realizzati dallo stesso Pazzini, venivano accostati agli originali per creare ambienti suggestivi e didatticamente efficaci.

L’idea di base, come spiega la nota dell’amministrazione, era quella di “raccontare la storia del luogo attraverso testimonianze fisiche e materiali”, colmando le lacune documentali con l’artificio narrativo. Un approccio che rivela uno spirito pionieristico, accostabile a quello di Sir Henry Wellcome a Londra, dove la copia e il falso diventano strumenti funzionali al racconto dell’evoluzione umana e medica.

Il percorso espositivo, arricchito da fotografie d’epoca che mostrano gli allestimenti degli anni Sessanta, non nasconde nemmeno le pagine più oscure della storia recente del castello. Una delle sale rievoca infatti il misterioso furto avvenuto nella primavera del 1977, quando ignoti trafugarono reperti e opere dello stesso Pazzini, tuttora dispersi.

La proroga fino a primavera permetterà di proseguire con il calendario di eventi collaterali, tra convegni, laboratori e visite guidate, mantenendo viva l’attenzione su un personaggio che ha saputo trasformare la storia in un’esperienza tangibile. L’ingresso alla mostra resta incluso nel biglietto di visita alla Rocca.