Voto su Salvini, Travaglio “Il ministro va processato. Ecco perché serve dire No”

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Marco Travaglio guarda alla “forca” grillina preparata dai pentastellati sul sistema Rousseau per il voto su Salvini e il caso Diciotti.

Marco Travaglio guarda alla “forca” grillina preparata dai pentastellati sul sistemaRousseau che oggi deciderà le sorti del ministro Salvini per l’autorizzazione a procedere sul caso Diciotti.

Il direttore del Fatto in un lungo editoriale prende posizione in modo chiaro e fa uno spot al “no”. Il primo motivo per cui, secondo Travaglio, servirebbe mandare Salvini a processo è la “furbata” con cui lo staff 5 Stelle ha preparato il quesito: di fatto per dire “No” servirà vitare “Sì”: “L’ennesima prova dello stato confusionale dei vertici del M5S: solo un No secco potrà aiutarli a rinsavire e a ritrovare la strada maestra”.

Poi Travaglio punta il dito sul quesito vero e proprio che a suo dire rappresenterbbe il tentativo di un raggiro: “Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari Paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?”. Un quesito fatto apposta per sollecitare una risposta affermativa. Ora gli iscritti devono dire No anche al tentativo maldestro di raggirarli”. Ma non finisce qui. Il direttore del Fatto parla di altri casi giudiziari che riguardano amministrato Cinque Stelle e qui scatta il confronto col il caso Salvini: “Nessuno di loro ha mai detto una parola contro il diritto dei giudici a processarli. È chi sa di essere colpevole che ha paura dei giudici e fa di tutto per non affrontarli. Chi ha la coscienza a posto non vede l’ora di essere giudicato e assolto (dai giudici, non dalla propria maggioranza parlamentare)”. Poi Travaglio rassicura gli sicritti pentastellati sulla tenuta del governo: “Chi fosse tentato di salvare Salvini nel timore che salti il governo, può votare tranquillamente No. Ancora ieri il capo leghista ha detto di essere “tranquillissimo” e che “il governo non rischia”. Il direttore del Fatto a questo punto mette in guardia la base grillina dai rischi sull’autodenuncia e la conseguente iscrizione nel registro degli indagati di Toninelli, Di Maio e Conte: “I pm è probabile che chiedano l’assoluzione, ma il Trbunale dei Ministri potrebbe essere di diverso parere e così dopo aver salvato Salvini dal processo, i 5Stelle autorizzerebbero il proprio: col risultato paradossale che, per un atto del ministro Salvini, verrebbero processati al suo posto Conte, Di Maio e Toninelli”. Infine fa il punto sulle conseguenze politiche: “Se gli iscritti salvano Salvini, i senatori M5S voteranno allo stesso modo di Forza Italia per bloccare un processo a un ministro. Regaleranno al Pd l’esclusiva della legalità. E se lo sentiranno rinfacciare finchè càmpano. Se invece votano No ricompaiano il M5S, altrimenti spaccato per sempre”. Il Giornale.it

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