Bell’intervista di Marziano Guidi a Della Torre1

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  • Spaventati dallo scudo fiscale ma fiduciosi nel futuro. San Marino ha infatti tutte le carte per imporsi sui mercati finanziari internazionali. Così Marziano Guidi, direttore di Fincompany e segretario Assofin, sintetizza lo stato d’animo di banche e società finanziarie del Titano, che in sei mesi hanno visto stravolto il loro panorama di riferimento. Anche a causa di rapporti con l’Italia, e con la giustizia in particolare, non sempre improntati al buon vicinato. A temere di più sono proprio le fiduciarie, che devono “ripartire da zero e reinventarsi l’attività del settore”. Nell’immediato si aspetta la firma degli accordi con l’Italia, altrimenti “si muore”. Ma nella convinzione che “tra qualche anno sarà molto meglio di adesso”, grazie non più alla riservatezza dei dati, ma a un differenziale fiscale sfruttato a pieno regime.

     

     

    Scudo fiscale ter. I suoi effetti sembrano destinati a tradursi in una fuga dei capitali detenuti ai San Marino. Le stime sono diverse: si parte da 1.6 miliardi di euro (Ambrosetti), fino ai 5 ipotizzati pochi giorni fa dal Sole 24 Ore. Quale, stima, secondo lei, è più credibile? Soffriranno di più le banche o le finanziarie?

     

     

    Fare una stima attendibile è praticamente impossibile perché in gioco ci sono molti fattori, anche soggettivi come la fiducia degli italiani nel proprio governo. Molti faranno lo scudo per il periodo di crisi: prima un industriale portava i soldi qui, ora gli servono nell’azienda per cui li deve fare rientrare ufficialmente. E scuda. E avrebbe scudato anche se non toglievano il penale. Questa parte sarà il 10%-20% del totale. Poi ci sono altri fattori che entrano in gioco. In primo luogo il livello di segretezza, che decade automaticamente con lo spostamento di capitali che obbliga le banche italiane a segnalare a Bankitalia e all’Ufficio delle entrate tali movimenti. E anche, appunto, la fiducia nel governo italiano attuale e soprattutto in quelli futuri. Insomma, l’incertezza sul volume di capitali che rientrerà in Italia è tanta; quello che è certo è che siamo molti preoccupati, tanto le finanziarie quanto le banche, che “sono legate a doppia mandata”.

    Per le prime, il settore fiduciario è calato, ma non di molto. Non c’è più il segreto che c’era prima perché ora alla banca devi dire chi è il tuo fiduciante. Ma la gente per non apparire nel libro soci o per motivi suoi personali continua ad affidarsi alle fiduciarie sammarinesi. I problemi più grossi riguardano il leasing. In questo caso, tutto dipende dall’andamento del mercato immobiliare.

    A San Marino c’è il doppio degli immobili che servono, ma finora non hanno dato fastidio  al mercato perché la gente li teneva come investimento. Adesso, se con la crisi cominceranno a chiudere tante aziende, si potrebbero liberare molti immobili e la situazione potrebbe farsi preoccupante.

     

     

    Il governo sta lavorando all’ingresso nello Spazio economico europeo, ma giudica per ora inopportuna l’adesione all’Unione europea. Qual è il suo giudizio a riguardo?

     

    Prima non ci conveniva aderire all’Unione europea. Adesso, alla luce delle nuove regole, bisognerebbe rifare un’analisi approfondita per vedere cosa comporta. Tutti gli studi economici fatti fino ad oggi sono da buttare nel cestino: in sei mesi per San Marino è cambiato completamente lo scenario. Il futuro sembra nero perché ciò che è nuovo spaventa. Ma io sono ottimista: adeguati agli standard internazionali nessuno potrà più dirci nulla e così finalmente esprimeremo tutte le nostre potenzialità.

    Se l’Irlanda è cresciuta grazie a una fiscalità pari alla metà di quella media europea, dove potremmo arrivare noi che oltre alla fiscalità offriamo un rapporto cittadino istituzioni improntato alla recoproca stima e collaborazione

     

     

    San Marino è uno Stato sovrano, ma da secoli deve fare i conti con l’Italia e si sa che i rapporti tra vicini di casa non sempre sono ottimali…

     

     Le dico una cosa: il Fondo monetario internazionale ci ha spiegato hanno fatto Romania e Albania per entrare in Europa. Loro hanno un grosso vantaggio, non confinano con l’Italia. Che a livello di giustizia è continuamente sanzionata dall’UE e per investimenti internazionali viene dopo la Turchia.

    Chi ha avuto a che fare come me con la giustizia italiana lo sa. Sono stato sotto accusa nel 2005 per una inchiesta della procura di Palermo. Dopo due anni sono stato assolto con formula piena. Ora dovrò ricorrere al Tribunale di Strasburgo per vedere riconosciuta la lesione dei miei diritti.

    Oggi le guerre e le invasioni sono condotte dall’esercito finanziario. Ed è un fenomeno che non riguarda solo Italia e San Marino, basti pensare alla Germania e al Liechtenstein. Detto questo è anche vero che o si firmano gli accordi o si muore. Alternative non ce ne sono.

     

     

    Il nuovo governo è ormai insediato da quasi un anno. Ci dà un giudizio sui primi nove mesi di amministrazione? Quale, secondo lei, il migliore risultato ottenuto e dove invece si poteva fare di più?

     

    Di armi il governo ne ha poche: stiamo combattendo i cannoni con i sassi. E quindi ha fatto quello che ha potuto riallacciando rapporti internazionali che a breve vedremo quali frutti porteranno. D’altronde non è più una questione di San Marino ma internazionale. Ciò che dà fastidio non è tanto la guerra ai paradisi fiscali, ne hanno tutto il diritto e forse moralmente il “dovere”. E’ il fatto che per la prima volta c’è stato contro San Marino un attacco di tutta la stampa, di destra, di sinistra e di centro. Tutte le banche sammarinesi  insieme non sono altro che una banca medio-piccola italiana, quindi una guerra così è stata fatta semplicemente per dare l’esempio ad altri paradisi che non potevano attaccare direttamente.

    Ma non è che tutti i mali dell’Italia provengono da San Marino. E con l’entrata in White list e la svolta verso la trasparenza, penso che oltre confine resteranno le stesse difficoltà di sei mesi fa. Nel senso: il bagnino di Rimini continuerà a fare nero anche se non c’è San Marino, metterà i suoi soldi sotto un sasso o sotto il materasso.

     

     

    Qual è la situazione del sistema finanziario, sono realmente troppi 12 istituti di credito e una sessantina di finanziarie, per cui diverse saranno costrette a chiudere, vuoi per mancanza di lavoro vuoi per il non rispetto delle regole?

     

    È vero: a San Marino ci sono 60 finanziarie, ma almeno 20 sono di gruppi familiari. Operanti veramente e iscritte all’Assofin sono 27-28, dunque in tutto saranno 33-34 quelle effettivamente attive. Per quanto riguarda le banche, in fondo, senza quelle nate negli ultimi dieci anni, cosa sarebbe cambiato? A dar retta ai magistrati italiani sembra che abbia fatto più danni la Carisp, che una banca piccola. Perché allora i dirigenti di  Asset banca sono stati arrestati e rilasciati nel giro di  15 giorni, e quelli di Carisp restano ai domiciliari dopo mesi? Ci sarà la bomba atomica sotto…? A questo punto permettetemi uno sfogo “speriamo vi sia veramente qualcosa di grosso” perché se il processo dovesse concludersi con un nulla di fatto chi pagherà i danni alla Carisp ma soprattutto al Sistema San Marino?

    Purtroppo, sul lavoro, stiamo tirando i remi in barca per poterci riorganizzare. Le società di noleggio d’auto sono il caso più evidente: per esempio, ci sono una cinquantina di società ma quelle realmente operative saranno al massimo 25. Ognuna deve fare i conti con alcuni paletti: possono gestire al massimo 20 auto di grossa cilindrata a testa e il noleggio di un veicolo non può superare i tre mesi. Facendo due conti, in Italia ci saranno 600 auto di grossa cilindrata targate San Marino: su 60 milioni di abitanti non credo diano tutti questi problemi fiscali. Con le nuove imposizioni e le prossime che il governo si appresta a emanare anche questo tipo di mercato viene a cadere.

     

    Il futuro come lo vede?

     

    Penso che tra qualche anno sarà molto meglio di adesso. Una volta che ci siamo normalizzati a livello internazionale, qui sul Titano deve venire non il professionista che porta i 100 mila euro in nero, bensì il professionista ad aprire la sua attività. Grazie alla fiscalità del 17%, contro il 70% dell’Italia. Se anche tornasse al 24%, il professionista che vive a San Marino ne avrebbe comunque vantaggio e torno a ribadire il vantaggio non è solo monetario ma di qualità della vita.

    Il fatto è che oggi come oggi non è facile aprire un’attività sul Titano, dobbiamo togliere i cavilli burocratici, noi come l’Italia. Per le finanziarie non si tratta di un calo del lavoro ma di ripartire da zero e reinventarsi l’attività del settore fiduciario, anche se alcune già da tempo hanno iniziato la riorganizzazione aziendale con ottimi risultati. Esiste per esempio una Sicav totalmente sammarinese denominata “Vindex “di Julius Baer che è stata classificata con un rating di 5 stelle e posizionata in termini di redditività nei primi 10 posti nella classifica mondiale.

    E’ comunque un fondo con un portafoglio ridotto, nell’ordine di qualche milione di euro, ma è sintomatico delle potenzialità del sistema San Marino. A livello finanziario, possiamo anche adesso operare all’estero. Non ci sono problemi sul mercato rumeno o francese e inglese, anzi andiamo meglio che in quello italiano. Altrove non c’è infatti la discriminazione generata dalla strategia di Banca d’Italia che ha terrorizzato gli istituti di credito che operano con San Marino.