Beppino Englaro: chiesa non puo' impormi i suoi valori. Vescovo San Marino: chiesa testimonia verità

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  • ”La Chiesa non ha nulla a che vedere con questo problema, non mi puo’ imporre i suoi valori. Puo’ esprimere la sua opinione, pero’ cio’ che dice non ha nulla a che vedere con me o con Eluana”. Sono parole severe quelle del padre di Eluana Englaro, Beppino, espresse in un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo ”El Pais”.
      
      
    Sul ruolo svolto dalla Chiesa in questa vicenda e sul plauso che ha riservato a Berlusconi, Englro ha affermato: ”Della Chiesa non parlo. Sento un sacro rispetto per essa e spero che da parte della Chiesa ci sia lo stesso sentimento. Spero che sappiano cio’ che dicono e cio’ che fanno, quindi non polemizzo con essa”. ”La Chiesa – ha aggiunto – non ha nulla a che vedere con questo problema, non mi puo’ imporre i suoi valori. Puo’ esprimere la sua opinione, pero’ cio’ che dice non ha nulla a che vedere con me o con Eluana”. ”Il magistero della Chiesa – ha affermato ancora Beppino Englaro – e’ morale, lo Stato e’ laico, e al suo interno ci sono anche i cattolici. Cio’ che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Di conseguenza tutto cio’ che la Chiesa dice e’ un loro problema, non mio”. Quindi ha aggiunto poco oltre: ”I 2009 anni di storia della Chiesa vanno in una direzione, ma lo Stato va per la sua strada. Per chiedere giustizia non mi sono rivolto alla Chiesa ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, ne glielo chiedero’. Possono dire cio’ che vogliono, e’ un loro problema, non mio”.

     

    8 feb.

    (Fpe/Opr/Adnkronos)

     

    Eluana, Mons.Negri: la Chiesa non impone i suoi valori, ma dà testimonianza della verità

     

    [Radio Vaticana] (…) In questi giorni, in cui è particolarmente accesso il dibattito nella società italiana sulla vicenda, da alcuni ambienti si è accusata la Chiesa di voler imporre i suoi valori e la si è invitata a tacere. Una richiesta irricevibile come sottolinea, al microfono di Alessandro Gisotti, il vescovo di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri:

     

    R. – La Chiesa, se rinunciasse alla Parola, alla responsabilità di dire la verità – come diceva Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte: “Il primo modo di amare gli uomini è dire la verità” – vorrebbe dire che più profondamente ha rinunciato, o meglio ha tradito, la sua identità. Questo è un diritto fondamentale, ma è anche la strada per un contributo significativo alla vita sociale. Nel nostro Paese si sta compiendo un omicidio freddo su una persona certamente viva, su una persona che non ha nessuna possibilità di difesa, a cui si toglie l’acqua e l’alimentazione ma, nel contempo, la si seda perché non soffra dopo aver detto impunemente, fino all’altro giorno, che da 17 anni non soffre più. Togliere alla Chiesa il diritto di intervenire vuol dire affermare l’egemonia assoluta ed indiscutibile di chi, al momento, è alla guida della società.

     

    D. – Non sarà anche che, in un tempo segnato dal relativismo, la Chiesa ancora parla di valori non negoziabili, di verità e quindi, per questo, viene mal sopportata?

     

    R. – Viene mal sopportata perché ribadisce il valore della verità come esigenza fondamentale del cuore umano e, quindi, come libertà per ciascuno di percorrere il proprio itinerario verso la verità. E arrivata a questa verità, qualunque essa sia, l’inderogabile responsabilità di esserne portatore nella società. Nel 1983, nella Dives in misericordia, Giovanni Paolo II disse che il pericolo che incombeva sull’umanità non era quello dell’olocausto nucleare, ma della perdita della libertà di coscienza dei singoli, dei popoli, delle nazioni, ottenuta attraverso l’uso spregiudicato dei mezzi della comunicazione sociale.

     

    D. – In che modo, in un clima come quello che stiamo vivendo, la Chiesa può rendere ragione della propria speranza, vincendo chiusure e pregiudizi?

     

    R. – Affermando che la verità corrisponde in profondità all’esigenza del cuore dell’uomo e, quindi, è offerta alla libertà di ogni uomo: non è imposta, ma non può essere neanche negata. Noi questa verità che proclamiamo, la testimoniamo nella vita di fede, di carità. Si pensi a tutte quelle enormi testimonianze di carità di cui abbiamo potuto prendere coscienza in questa vicenda terribile di Eluana Englaro. La nostra è una verità che si fa nella carità. Io credo che, nel mondo di oggi, debba essere testimoniata la verità nella tranquilla e quotidiana esperienza della carità. Poi, sono la verità e la carità che trovano l’accesso nel cuore dell’uomo, rientrano e diventano una proposta di vita nuova ed alternativa.

     

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