I consulenti tecnici della procura di Bologna e della difesa di parte civile di Vasco Rossi concordano sul fatto che il patto di riservatezza a pagamento che l’ex manager Stefano Salvati sostiene di aver siglato con il rocker ha avuto almeno due fasi di redazione. I consulenti hanno testimoniato nel processo in tribunale a Bologna dove Salvati è imputato per calunnia nei confronti di Vasco: al centro della querelle giudiziaria tra i due, legati da un rapporto professionale nel 2013, ci sono appunto due accordi sulla privacy del cantante. Il primo, gratuito, è datato 10 aprile 2013 ed è uguale a quello fatto firmare anche ad altri stretti collaboratori, tra cui l’ex manager. Il secondo, senza data, prevede un compenso di 6 milioni in 30 anni in rate da 200mila euro all’anno: l’atto, che Salvati ha detto di aver firmato in Puglia con Vasco tra il 12 e il 15 aprile, è stato ritenuto falso dalle indagini. I due patti hanno le firme di entrambi. Il regista aveva detto nell’udienza precedente che Vasco gli aveva fatto firmare l’accordo a pagamento nella sua camera, proponendogli di curare un progetto per la propria autobiografia, un libro e un docufilm. L’imputato aveva aggiunto che, accorgendosi di alcuni piccoli errori, Rossi lo aveva modificato su un computer davanti a lui e ristampato. Oscar Ghizzoni, chimico forense ex Ris, ha spiegato in aula che le prime due pagine di questo patto sono state prodotte con stampanti diverse dalla terza e ultima pagina (quella dove ci sono anche le firme). Stampanti non in dotazione agli uffici di Vasco Rossi di via Emilia Levante. Ambra Draghetti, grafologa nominata dall’avvocato di Rossi, Guido Magnisi, ha sottolineato che le prime due pagine hanno caratteristiche sintattiche e ortografiche che riprendono una prima bozza del patto, inviata l’8 aprile dall’avvocato Vittorio Costa a Daniela Fregni, segretaria del rocker, poi integrata da un testo definitivo. Chi ha redatto il patto a pagamento, cioè, avrebbe ripreso le pagine della bozza, ‘copiando’ anche alcuni errori di forma che poi, nel testo finale del patto gratuito, erano invece stati corretti. Non solo, quindi, queste due pagine sarebbero state stampate con un mezzo diverso, ma anche redatte da una persona diversa, che ha tenuto come modello il testo provvisorio. Il Resto del Carlino
