BURIANI – CONTO MAZZINI: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA? .. di un ex Buriani Boy pentito

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  • Riceviamo e pubblichiamo

    Sembra quasi un paradosso che l’aggiungersi di nuove vicende giudiziarie, a carico del Commissario della Legge Alberto Buriani, si accavallino con le fasi finali dell’appello del noto processo denominato “Conto Mazzini”.
    Un paradosso bello e buono che, però, rivela – nella sua drammaticità – le contraddizioni, le luci (poche) e le ombre (tantissime) delle ultime tre legislature che, proprio nella figura del Commissario Buriani, hanno trovato un punto di congiunzione.
    La fine della prima Repubblica con il Mazzini, la nascita del Governo di alternativa a guida Repubblica Futura e il “compromesso storico” fra gli ex e pentitissimi Buriani Boys di Rete, la DC e l’area socialista sono fasi – diciamocele una volta per tutte – originatesi a seguito dell’iniziativa giudiziaria che ha visto come protagonista il discepolo del Prof. Nobili (ma non solo).
    Ricordiamo tutti le arance portate sotto il carcere degli ex Buriani Boys Ciavatta, Zeppa e Tonnini – sull’onda degli osanna e degli applausi talmente forti tanto da spellarsi le mani – verso il “pool” guidato dall’impavido Buriani.
    Il linciaggio politico verso i Mazziniani (o meglio verso ciò che han rappresentato la DC e il PS), magistralmente gestito sui media e in aula consigliare, è stato il lancio verso una nuova fase dove dello Stato di Diritto e del rispetto dei diritti umani a tutta la politica ha fregato poco e, parliamoci chiaro, ciò che le difese han fatto emergere – in questi giorni nella sala Montelupo di Domagnano – da molto da pensare della delega in bianco che è stata affidata ad Albertino da Pieve di Cento.
    Una delega, nei fatti, un po’ autoassolutoria in cui tutti, a partire dai superstiti dell’UPR, della DC, del PS e del PSD, hanno trovato conforto e – nei fatti – ci hanno “sguazzato” e qualcuno -come Simone Celli – ne è uscito addirittura miracolato trovandosi alla Segreteria delle Finanze.
    Ma a conti fatti, una volta calmatosi il godimento per aver visto qualche ex potente di turno cadere dalla torre o aver visto sparire qualche forza politica, quella delega in bianco è stata riposta nelle mani giuste?
    Da garantista non posso che dire che occorrerà aspettare gli esiti di un “giusto” processo per il Commissario Buriani.
    Certo è che è un vero paradosso che colui che ha cannoneggiato a suon di comunicazioni giudiziarie, ordinanze, rinvii a giudizio e arresti la “nefasta” prima Repubblica che – non dimentichiamolo – fu proprio la stessa a sceglierlo nel lontano 2001, grazie ai buoni uffici del Professor Nobili, oggi si ritrovi messo drammaticamente messo in discussione dal punto di vista professionale e morale.
    Così come è un paradosso che l’epilogo del Mazzini coincida con l’avvio delle nuove beghe di Buriani.
    Questa interdipendenza, neanche tanto sottile, andrebbe ulteriormente approfondita.
    Se, ad esempio, si potesse approfondire meglio questo nuovo capitolo ci sarebbero sicuramente risvolti e ricadute interessanti anche sul processo del secolo su cui, mi sia consentito, più che una verità giudiziaria si aspetta, da parte del Prof. Caprioli da Torino, l’appiccare definitivamente di un rogo.
    E magari rileggendo, con gli occhi di oggi, quelle parole vergate come fuoco – nelle mitiche ordinanze di Buriani che i suoi Boys e altri amici potevano addirittura leggere prima degli stessi prevenuti ed utilizzare a proprio piacimento – potremmo forse capire che la “storia” come ci è stata raccontata non è proprio così puntuale ed equilibrata come le pensava, o meglio, la si voleva pensare alcuni anni fa.

    Un ex Buriani Boy pentito