Caos liste nel Pd, in Basilicata lo stagista di Provenzano spazza Pittella

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  • “Assistente presso Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale guidato da Giuseppe Provenzano. Ricercatore stagista in Svimez sui temi delle politiche di coesione e del regionalismo differenziato. Dottore in Scienze della Pubblica Amministrazione. Alunno della Scuola di Politiche di Enrico Letta”.

    E’ il curriculum su Linkedin di Raffaele La Regina, uno dei due candidati bloccati del Pd in postazione sicura della Basilicata. Capolista alla Camera. Per mettere lui, Letta ha tolto Marcello Pittella. Politico di peso sacrificato, come Luca Lotti, sull’altare del garantismo. Marcello però ha già il bollino dell’assoluzione sul casellario giudiziario. Ma non su quello politico.

    Socialista, Presidente della Regione Basilicata col Pd nel 2018, viene arrestato per un abuso di ufficio. Si dimette. Il Pd non lo ricandida, e consegna la Basilicata al centrodestra con Vito Bardi. ll 22 dicembre 2021, 3 anni dopo le dimissioni, il Tribunale di Matera lo assolve da tutte le accuse mosse a suo carico. Oggi il Pd aveva l’occasione di restituire il maltolto, e rimediare all’errore giustizialista commesso. E invece lo mette da parte, preferendogli lo stagista di Provenzano. Il Pd sconta ancora l’odio atavico verso i socialisti, e l’amore per le procure, anche quando sbagliano. “Un delitto perfetto! Calpestati diritti, principi, territorio, storia e democrazia! Nella vita ci vuole dignità! Buona fortuna” ha scritto Pittella dopo l’escusione.

    Al Senato invece Letta ha nominato capolista Vito De Filippo, Presidente della Regione prima di Pittella, ed ex sottosegretario con i governi Renzi e Gentiloni. De Filippo era uscito dal Pd per seguire Renzi in Italia Viva, poi richiamato per far parte dei responsabili per salvare il Conte Due è rientrato nel Pd. E ora si ritrova confermato in parlamento alla corte di Letta.

    Preferito a Salvatore Margiotta, anche lui ex sottosegretario, riformista autentico, paga l’essere considerato un ex renziano. Anche se Margiotta, a differenza di De Filippo, è sempre rimasto nel Pd. Ma c’era da spazzare via una corrente, ed è stato fatto. La Basilicata è solo un tassello. Ciò che stupisce è il metodo usato per farli fuori.

    Al Pd lucano infatti dal Nazareno era stata data una indicazione categorica: “Dovete darci il nome di una donna e uno di un uomo”. Regola inderogabile. E questo avevano fatto i dem lucani, offrendo una rosa di 4 donne e 4 uomini. E invece le donne sono saltate, come in Puglia: tutti uomini.

    Inoltre Raffaele La Regina, in direzione regionale, aveva detto che lui non era disponibile a una candidatura. Nel frattempo, mentre il segretario regionale smentiva ai lucani, il suo capo Provenzano tramava a Roma. Assicurandogli la candidatura che è stata rivelata solo all’ultimo momento direttamente in direzione nazionale. Con lo stesso metodo che Letta ha criticato a Renzi nel 2018. Nel frattempo protestano le donne beffate, e rinunciano alle candidature di servizio in cui sono state inserite.

    Apprendiamo con stupore del non rispetto della rosa approvata dalla Direzione Regionale del PD Basilicata – scrivono le donne del Pd Basilicata- Comunicheremo nelle prossime ore al Segretario Enrico Letta e al segretario candidato Raffaele La Regina, la nostra indisponibilità ad accettare candidature di servizio o surrogati delle stesse. Confidiamo che altre donne democratiche, si uniscano eticamente e politicamente a difesa del nostro diritto di rappresentanza che è stato leso ed è frutto del più becero opportunismo e machismo”.


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