Capitolo 16: Motivazioni deboli e frenetico tentativo di rafforzarle post-mortem: il ruolo politico di AdessoSm, di un consulente e dei “nipotini” di AP. Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?
Le “puntate” precedenti della “serie” Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?:
– Capitolo 1: Antonella Mularoni e la “cacciata” di Caringi durante l’ispezione a Banca Partner
————————————————
La liquidazione coatta di Asset Banca, disposta in maniera controversa -successive sentenze sanciranno in maniera illegittima- da Banca Centrale in forza di un atto firmato dal Direttore Generale Lorenzo Savorelli, è ormai un atto irrimediabile: “l’omicidio d’impresa” è consumato e le conseguenze per l’autorevolezza dell’intero sistema bancario sammarinese sono pesantissime.
Abbiamo approfondito la vicenda nel precedente capitolo (Capitolo 15 – leggi qui), quindi ora ci concentreremo su ciò che accadde immediatamente dopo, ovvero sulla frenetica ricerca, da parte dei vertici e dei responsabili di Bcsm, di un rafforzamento delle motivazioni addotte a supporto della drastica decisione che ha determinato la chiusura di Asset.
Come emerso da successivi atti di indagine resi pubblici nel corso dei diversi procedimenti che ruotano attorno alla cosiddetta “galassia Banca CIS”, in Banca Centrale -in quei giorni- domina la preoccupazione sulla debolezza delle motivazioni che avrebbero dovuto sostenere, rendere o perlomeno presentare come inevitabile e legittima la liquidazione coatta dell’istituto bancario privato.
Sono passati appena sei giorni da quando Bcsm ha “assassinato” Asset Bank. E’ il 18 giugno del 2017 -come ricordato Tribunale dall’allora legale difensore di Asset, Rossano Fabbri- quando l’avv. Matteo Bazzani -“presentato al Segretario di Stato Celli (SSD) da Nicola Renzi (Repubblica Futura)”, scrive una mail all’indirizzo personale dell’allora Segretario delle Finanze del governo AdessoSm, Simone Celli, per evidenziare la “necessità” di “fare emergere fattispecie a rilevanza penale dietro l’operatività di Asset”.
“Sarebbe estremamente importante -reciterebbe la missiva, come snocciolata in udienza dallo stesso Fabbri- far sì che il provvedimento di LCA (liquidazione coatta amministrativa; ndr) possa fondarsi non soltanto su una perdita di patrimonio di eccezionale gravità dovuta a svalutazioni, ma anche sull’accertamento di illeciti”.
Ma, prima di continuare, è necessario comprendere chi è e che ruolo ha avuto l’Avv. Bazzani in questa vicenda. E, per fare ciò, continuiamo a riferirci a quanto emerso in Tribunale durante il famoso procedimento “500/2017”, meglio noto come “Caso Titoli”.
Scopriamo così che Matteo Bazzani è un avvocato italiano che, presentato a Celli “con curriculum e quant’altro da Nicola Renzi”, in forza di una delibera del Congresso di Stato operava come consulente del governo AdessoSm. “Ritengo -ha ammesso Celli- che Bazzani fosse stato incaricato regolarmente con delibera dal Congresso di Stato per quanto riguarda la consulenza al Governo”.
Alla luce del ruolo del legale italiano, quindi, non possiamo non notare un fatto inquietante: sei giorni dopo la liquidazione di Asset un consulente del governo AdessoSm rileva un evidente debolezza delle motivazioni che hanno portato alla liquidazione di un istituto bancario privato sammarinese con conseguente ricaduta negativa sull’intero sistema bancario sammarinese.
Ma perchè lo fa dopo e non prima. E, soprattutto, perchè lo fa sembrando preoccuparsi pressoché esclusivamente di evidenziare la necessità di rafforzare queste motivazioni? In tal senso una parziale conferma giunge direttamente dalla bocca di Celli: “Ciò che ricordo è che Bazzani riteneva che il lavoro compiuto dal Commissario Straordinario e dal Coordinamento della Vigilanza avesse alcune carenze dal punto di vista tecnico, indubbiamente, questo lo ricordo in modo abbastanza nitido”.
Dunque, riassumendo, un consulente del governo presentato al Segretario di Stato alle Finanze Celli dal Segretario degli Esteri Renzi, sei giorni dopo “l’omicidio d’impresa”, individua delle carenze tecniche nel provvedimento e, in una comunicazione in cui non era difficilissimo intravedere l’illegittimità o l’infondatezza, o perlomeno la non necessità del drastico provvedimento, le comunica al governo nella persona dello stesso Celli. Il governo, anche in presenza di ciò, non interviene in maniera decisa sulla questione.
Questa carenza di motivazioni, però, solo il governo AdessoSm la ignora, o perlomeno sottovaluta. Come già accennato nel capitolo precedente, fra i vertici e funzionari di Banca Centrale scatta una frenetica preoccupazione, un quasi disperato tentativo di giustificare “post-mortem” (quella di Asset) di fronte al Tribunale e all’opinione pubblica le ragioni dell’“assassinio” d’impresa.
Il primo luglio 2017 è Filippo Siotto del Coordinamento di Vigilanza di Bcsm ad esternare in un messaggio whatsapp al Dg Savorelli le perplessità sulla forza e, quindi, fondatezza del provvedimento di liquidazione di Asset: “…La sua relazione, consegnata ai giudici, manca di incisività perchè non individua chiaramente gli illeciti”, ma “se nelle prossime settimane sono individuati chiaramente gli illeciti e in particolare il riciclaggio, saremo salvi”!!! Saremo “salvi sotto ogni punto di vista, anche di fronte all’opinione pubblica”!!!
“Okay -è l’immediato ‘ordine’ di Savorelli– manda subito un whatsapp con questo suggerimento ad F (Francesco Confuorti; ndr)”.
Questi messaggi, contenuti in un rapporto predisposto dall’Ispettore Paolo Morri della Polizia, sono la prova, la “pistola fumante” che la liquidazione di Asset faceva parte di una serie di provvedimento che Bcsm ha assunto non per tutelare il sistema bancario sammarinese ma per favorire interessi privati, nel caso di Banca CIS e dei suoi azionisti e “amici”? Secondo tanti sì…
E, in questa azione, c’è una palese -diretta o indiretta che sia- responsabilità politica del governo AdessoSm. Una responsabilità che chi ha vissuto la vicenda da “dentro”, mi riferisco a Stefano Ercolani, “patron” di Asset Banca, riconduce palesemente anche -e soprattutto- alla politica e ai politici del tempo, in particolare a Repubblica Futura.
“Egregio Dottor Mario Venturini -scrive lo stesso Ercolani in una sorta di lettera aperta inviata pochi mesi dopo la liquidazione di Asset al “leader” di RF- ti considero e ti ho sempre considerato l’ideologo di questo governo (AdessoSm; ndr). Ed il cuore di questo governo è Alleanza Popolare (oggi Repubblica Futura; ndr), partito di cui hai fatto sempre parte, presente al governo negli ultimi 11 anni con ruoli fondamentali…”.
“…Debiti in forte aumento -continua- e crescita economica in calo”, ma voi cosa “avete ben pensato di fare in un momento così delicato per uscire dalla crisi? Chiudere una Banca e cederla ad una Banca in cui dichiarate una perdita di 534milioni. Neanche il peggior ideologo di qualunque altro Governo del mondo avrebbe fatto peggio”.
“L’ordine -conclude la lettera aperta- arriva da poteri economici forti, estranei a San Marino, e nasce un accordo che a te evidentemente piace. Alla faccia delle strette di mano e della stima che mi hai sempre riconosciuto in quelle volte in cui ci vedevamo alla Porta del Paese, sempre accompagnato dal tuo husky. Ma lui non può parlare…”.
Parole, queste di Ercolani, oggi che la sentenza che certifica l’illegittimità del commissariamento di Asset Banca è definitiva, assumono un peso diverso da quello che potevano avere allora. E alimentano ancor di più le teorie del golpe politico-finanziario-giudiziario -attuato con precise responsabilità anche politiche- se lette nel contesto inquietante attuale. Ma, soprattutto, rafforzano in Consiglio Grande e Generale quelle poche forze che finalmente spingono per una nuova Commissione parlamentare di inchiesta.
Anche nel frenetico momento successivo alla liquidazione coatta di Asset Banca, quindi, torniamo alla domanda che è il filo conduttore di questa serie di approfondimenti, legati uno con l’altro in un filo logico e temporale: Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?
Enrico Lazzari