Le “puntate” precedenti della “serie” Repubblica Futura “contro” GiornaleSM per nascondere sotto il tappeto un passato politicamente scomodo?:
– Capitolo 1: Antonella Mularoni e la “cacciata” di Caringi durante l’ispezione a Banca Partner
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Ripercorsi in questa “serie” di approfondimenti i fatti che hanno portato il Titano a passare dagli ingenti avanzi di bilancio degli esercizi di fine anni Duemila, al debito miliardario di questi ultimi bilanci dello Stato, dalla controversa “cacciata” del vertice della Vigilanza di Bcsm, Stefano Caringi, durante la prima ispezione in Banca Partner, alla caduta del governo AdessoSm, possiamo -ognuno di noi- trarre le proprie personali conclusioni. Vi invito a farlo, nell’intimità della vostra razionalità, ora, prima di continuare e farvi necessariamente influenzare dalle mie conclusioni che sto per scrivere.
Una prima verità sulla degenerazione della democrazia sammarinese del decennio scorso, quella giuridica, l’hanno scritta e la stanno scrivendo le tante inchieste e gli altrettanti processi in corso, basandosi sulle parziali -e non poteva essere altrimenti visto che gran parte degli eventi si sono arricchiti di particolari importanti solo in seguito- conclusioni tratte dalla Commissione consigliare d’Inchiesta, frutto comunque di un compromesso che ne rende parziale la “verità” accertata, vista anche la loro approvazione all’unanimità.
La verità non ancora scritta -e che nessuno sembra oggi intenzionato a scrivere nonostante quanto di nuovo e talvolta indicibile emerge giorno dopo giorno-, invece, è quella relativa alle responsabilità -o se non, peggio, delle complicità- del mondo politico e di quello di larga parte dell’informazione sammarinese.
Del resto è facile comprendere che senza, nella più gratificante delle ipotesi, superficialità, approssimazione, dilettantismo, inadeguatezza e scarsa attenzione di questi due poteri chiave di ogni democrazia compiuta, la scalata “sovversiva” a cariche istituzionali posta in essere dal “gruppo criminoso” vero e proprio, indicato con nomi e cognomi negli atti di rinvio a giudizio per associazione a delinquere della cosiddetta “Cricca” predisposti dal Commissario della Legge Elisa Beccari e divenuto pubblico nei mesi scorsi, non si sarebbe potuta compiere. Almeno fino al punto in cui è arrivata.
Difatti, pur nel rispetto della separazione dei poteri, una qualunque classe dirigente-politica adeguata, unita ad una informazione nella sua stragrande maggioranza attenta, non avrebbe reso possibile, ad esempio, una limitazione cautelare delle libertà personali interminabile (un anno e mezzo) ad una madre vedova di un ragazzino appena quattordicenne (la compagna di Claudio Podeschi), né di un qualunque altro imputato poi assolto con formula piena per alcuni capi di imputazione e prosciolto per tutti gli altri nella relativa sentenza definitiva.
Ho citato più volte, su queste stesse pagine, la celebre dichiarazione rilasciata da un ex giudice italiano, già membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Luca Palamara, al direttore Alessandro Sallusti nelle fasi che hanno portato alla pubblicazione del libro “Il Sistema” (Rizzoli, 2021). Una frase che sembra adattarsi perfettamente anche alla realtà sammarinese: “Un Procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di aggiunti e di sostituti svegli, (…) e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti (…), quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del Premier e del Governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un Sistema che li ha messi lì e che per questo li lascia fare, oltre ovviamente a difenderli”.
Ed è facile per chiunque segua le cronache e le vicende politiche sammarinesi (seppure quelle vicende non siano state trattate in questi approfondimenti) sapere chi, sul Titano, un certo giudice lo abbia sempre prima esaltato, innalzato nei “cieli” degli eroi, poi difeso, anche ignorando certe palesi evidenze… Ma tant’è.
Mi riferisco a Repubblica Futura, ad esempio, unico partito a votare contro, in Settembre 2020, in Commissione Giustizia, all’azione di sindacato contro il Giudice oggi condannato in primo grado e rinviato a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere. “Si è concluso -commentava RF nel giugno 2021, quando il procedimento si era concluso sfavorevolmente per il Commissario Buriani- il sindacato più pazzo del mondo. La sentenza del Collegio Garante di pochi giorni fa ha messo una pietra tombale su un procedimento grottesco”.
In ogni caso, ricordando che le “vicende-Buriani” sono solo un tassello di un ampio puzzle, chi ha letto attentamente tutti 30 i capitoli di questa “serie” di approfondimenti non potrà non essersi convinto, in “cuor suo”, che quanto di eclatante, devastante ed accaduto dal 2010 alla seconda metà del 2019 sul Titano, appaia legato da un unico filo conduttore, da una sorta di “filo rosso” steso dalla sede di Banca CIS verso i Palazzi chiave della democrazia, della giustizia, dell’informazione, dell’economia e della finanza sammarinese.
Lo scopo di questa serie di approfondimenti che il fondatore di queste pagine elettroniche di grande successo mi ha invitato a produrre, Marco Severini, infatti, era quello di “riordinare” tutti quei fatti, quelle azioni, quelle situazioni che hanno portato un “gruppo criminoso”, addirittura, ad occupare delicatissime posizioni di vertice di nomina politica di istituzioni della “macchina” statale, come Banca Centrale di San Marino, arrivando ad influenzare pesantemente l’azione di almeno una Segreteria di Stato del Governo AdessoSm, quella alle Finanze guidata da Simone Celli.
Una scalata “sovversiva” (come definita dal Pdcs che denunciava ciò alla Reggenza e al Paese già nell’aprile del 2017), perpetrata avvalendosi -è l’ultima chiara ipotesi accusatoria formulata nel Tribunale di San Marino- nientemeno che dell’azione di un Commissario della Legge, Alberto Buriani, incaricato di “piegare” l’azione penale, anche -se necessario- “stuprando” il Diritto, ai bisogni, ai fini e agli obiettivi dello stesso ”gruppo criminoso”.
Fino ad ora, su queste pagine elettroniche, avevamo disseminato tanti “puntini” che, se uniti uno con l’altro come proposto da un celebre gioco della Settimana Enigmistica dei tempi che furono, avrebbero aiutato a definire un chiaro quadro di quelle responsabilità politiche che sono state determinanti affinchè il piano apparentemente “sovversivo” del “gruppo criminoso” potesse concretizzarsi fino al punto di devastare il sistema bancario sammarinese (e non mi riferisco solo all’indebita liquidazione di Asset Banca, ma anche alle liquidazioni precedenti, in primis Banca Commerciale Sammarinese ed Euro Commercial Bank), assoggettare l’amministrazione della Giustizia ad interessi privati, indirizzare le scelte di governo e Consiglio Grande e Generale e, infine, determinare un inimmaginabile dissesto delle casse pubbliche…
Fino ad ora -dicevo- avevamo disseminato “puntini”, ora li abbiamo anche ordinati, rendendo ancor più palesi precise responsabilità e coinvolgimenti -il che non significa necessariamente siano reati penali o azioni da perseguire penalmente- di poteri esterni alla “Cricca”, come la politica, la giustizia o l’informazione.
E rendendo possibile a chiunque individuare, anche con nomi e cognomi, chi -evitando di varare una nuova Commissione consigliare di inchiesta- il sistema sembra stia proteggendo dalla, forse meritata e comunque inevitabile nel tempo, “gogna” mediatica conseguente al ruolo che questi abbiano avuto nel “favorire”, o perlomeno non aver saputo osteggiare, la “scalata” della “Cricca” ai posti istituzionali di potere e alla conseguente devastazione delle case pubbliche e del benessere dei sammarinesi.
Un nome, di questi responsabili politici, lo conosciamo: Simone Celli, “colpevole” (non in forma definitiva, ma condannato in primo grado) nei panni di ormai ex politico di aver partecipato unitamente al Commissario Buriani ad un piano ordito contro la Presidente di Banca Centrale Catia Tomasetti, per indurre la stessa e l’istituto che guidava, Bcsm, a dare il via libera alla vendita delle quote di Banca CIS al gruppo Stratos, nonostante quest’ultimo non avesse i requisiti di legge per gestire una banca sammarinese. Ma non solo: nei panni di Segretario di Stato del governo AdessoSm, Celli appare responsabile di aver scritto a “quattro mani” con il finanziere lucano Francesco Confuorti (oggi rinviato a giudizio per associazione a delinquere con Daniele Guidi, Marino Grandoni e i vecchi vertici di Banca Centrale e della sua Vigilanza) ben tre decreti governativi in materia bancaria.
Farebbe comodo a tanti -e siamo in ambito di mie conclusioni personali, dell’opinione che mi sono fatto- che Simone Celli passasse alla storia come il “braccio” del “gruppo criminoso” nella politica, l’unico “braccio”. Del resto, sia le conclusioni della Commissione d’Inchiesta che le indagini e i procedimenti giudiziari “orbi” verso il mondo politico, nonché le relative cronache giornalistiche, lo hanno reso il “capro espiatorio” perfetto, da mandare al “patibolo” per “salvare” un’intera classe politica e dirigente al vertice nel decennio scorso. E non credo neppure che ciò sia dovuto ad un caso o, soltanto, al suo inviolabile “silenzio” e ai “non ricordo” -che non mi hanno convinto appieno- delle sue deposizioni di fronte agli inquirenti e ai giudici.
Perchè la “Cricca” arrivasse dove è arrivata, le responsabilità devono essere ben più estese, perchè Celli non era l’unico membro di governo che aveva voce nei nelle riunioni del Comitato del Credito e il Risparmio (CCR); non era Segretario di Stato quando venne nominato dal Consiglio Grande e Generale Wafik Grais; non era in posti chiave della politica quando venne “cacciato” Caringi dalla Vigilanza di Bcsm; non si chiama “Nicola” e quindi non può essere lui nella famosa telefonata con Marino Grandoni; non era più in politica quando la stessa politica, nei vari organismi preposti, tentava di “tagliare” il “braccio” più potente che il “gruppo criminoso” avrebbe avuto nel Tribunale trovando pesanti ed evidenti ostacoli; e, infine, non era più in politica quando una precisa forza politica cavalcava un’indagine, aperta -con un “abuso di autorità” sancito dalla sentenza di primo grado- dal Commissario Buriani contro la Presidente di Bcsm Tomasetti, con il preciso fine di indurla alle dimissioni che Repubblica Futura caldeggiò fortemente negli organismi istituzionali preposti.
E ciò quando appare insindacabile, oggi, che il “colpo di grazia” alla “Cricca” -e quindi la liberazione della Repubblica dal dominio di quel “gruppo criminoso”- sia stato dato proprio dall’integerrimità dimostrata dalla stessa Tomasetti e dal nuovo gruppo dirigente di Bcsm che lei ha voluto al suo fianco. Come, del resto, si devono ad esposti prodotti dalla “sua” Banca Centrale gran parte delle inchieste giudiziarie e dei processi oggi in corso contro il malaffare “sovversivo” del decennio scorso -unito all’inadeguatezza di quella classe dirigente politica- che è costato, come ho avuto modo ricostruire nei mesi scorsi (leggi qui), almeno 829 milioni di euro alle casse pubbliche, circa due terzi dell’intero debito pubblico oggi accumulato e gravante per oltre 25mila euro sulla testa di ogni sammarinese, anche neonato.
Sì, cari sammarinesi, quelle responsabilità politiche che nessuno oggi sembra voler individuare -riconducibili a mio parere anche ad alcuni di coloro che ancora oggi “pontificano” e danno lezioni di moralità, competenza, giustizia ed economia, dai banchi del Consiglio Grande e Generale- le state pagando voi. Ognuno di voi con un debito “personale” di circa 27 mila euro, acceso sulle vostre teste da chi ha favorito, o non saputo ostacolare, la “scalata” alle Istituzioni sammarinesi del “gruppo criminoso”!
Simone Celli è, quindi, un “capro espiatorio” perfetto, che fa comodo come tale a tanti.
Ma non possono essere solo sue le responsabilità politiche (e parlo di responsabilità, non di reati, che non starebbe a me ma alla Magistratura, eventualmente, perseguire) di una operazione così articolata, concretizzata in anni e anni di azioni anche di competenza prettamente politica, peraltro in parte condotte quando lo stesso Celli non “sedeva” nella cosiddetta “stanza dei bottoni”…
Abbiamo, ora “riordinato” i puntini. Non vi resta che provare ad unirli per svelare su chi -a mio parere- gravano le più pesanti ombre in termini di responsabilità politiche nella devastazione della democrazia, del diritto e delle casse pubbliche del decennio scorso…
Su Repubblica Futura (ma non solo ovviamente), a mio parere, gravano “scure ombre” che meriterebbero -sempre a mio parere- sia spiegazioni convincenti che un chiarimento interno al partito, anziché -come mi sembra accadere- un evidente campagna contro chi, queste “ombre” le evidenzia e ha il coraggio di condividerle con l’opinione pubblica.
Proprio i giovani di Repubblica Futura, nella ricerca di una maggiore autorevolezza del loro partito e quindi del loro impegno politico, inteso nel servizio nobile che è, dovrebbero essere i primi a ringraziare GiornaleSm per l’attenzione che presta ai fatti e alle responsabilità non ancora definite formalmente del disastro del decennio scorso…
Proprio i giovani di Repubblica Futura, quindi, con il fine di ritrovarsi poi impegnati in un partito che ha saputo “liberarsi” di eventuali responsabili e responsabilità a loro non ascrivibili; in una forza politica su cui non gravano più “ombre”, dovrebbero essere i primi a caldeggiare l’istituzione di una nuova Commissione Consigliare d’Inchiesta, mirata ad svelare ai cittadini di chi sono le responsabilità politiche del quasi miliardo di euro bruciato nello scorso decennio in seguito ad azioni scellerate portate contro gli interessi del Paese.
Ma, viste le pressanti azioni istituzionali (le interpellanze fotocopia, ad esempio) portate da questi giovani di RF contro GiornaleSm, evidentemente, neppure queste nuove e sane leve, sembrano aver capito nulla di quanto accaduto nel decennio scorso e di quante “pesanti ombre” in termini di responsabilità politiche sembrino gravare sui loro “vecchi” leader e sul loro “vecchio” partito!
Enrico Lazzari