Conte fa l’equilibrista sul Mes: decisione dopo il congresso 5s

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  • In equilibrio tra la salute e l’economia al mattino. In bilico tra Pd e M5s nel pomeriggio. Il giorno dopo la conferenza stampa serale e il varo del nuovo dpcm, Giuseppe Conte continua a navigare a vista. Preoccupato dalla risalita dei contagi, assicura comunque il sostegno all’occupazione. Corregge parzialmente il no secco al Mes di domenica sera e temporeggia, galleggiando tra le pretese dei dem e i grillini in stato confusionale, alle prese con l’organizzazione degli stati generali. In videoconferenza all’assemblea dell’Ania (Associazione nazionale delle assicurazioni) il presidente del Consiglio si affida alla «resilienza della nostra Italia», consapevole «che è ancora necessario garantire un forte sostegno all’occupazione». Archiviata la linea dura della prima ondata di Covid della scorsa primavera, Conte sceglie di tirarsi fuori dalla dicotomia tra difesa della salute pubblica e tutela dei posti di lavoro. Definisce questo tipo di dibattito come una «trappola» e parla di «falsa dialettica tra tutela della salute e tutela dell’economia».

    Ma per Palazzo Chigi è difficile nascondere i timori per una pandemia che è tornata a galoppare. Con i numeri del contagio che sono schizzati pericolosamente nell’ultima settimana. «La curva dei contagi è in preoccupante risalita – spiega – ma abbiamo esteso l’intensa rete di protezione per assicurare una più efficiente risposta sanitaria». Il mantra è coniugare la protezione dal virus con la salvaguardia del tessuto produttivo. Per Conte bisogna «assicurare una più efficiente risposta sanitaria e proteggere allo stesso tempo il tessuto sociale, per attutire le ripercussioni della fase recessiva». Il cigno nero sarebbe un nuovo lockdown. Conte spiega che non si tratta di un’ipotesi in campo. «Non possiamo escludere che se le attuali misure non dovessero dare degli effetti saremo costretti a tararle più efficacemente e se del caso potremo arrivare a lockdown circoscritti perché un lockdown generalizzato dobbiamo evitarlo», dichiara menzionando come extrema ratio dei lockdown a livello locale.

    Conte parla ancora nel pomeriggio, in conferenza stampa con il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. E, pressato dal Nazareno, prova a correggere il tiro sul No al Mes. Dice che la questione non è risolta e anticipa un confronto all’interno del governo, «un patto in vista della fine della legislatura». Un tagliando all’alleanza giallorossa, dopo poco più di un anno di governo con una pandemia globale nel mezzo. Dal Pd si accoda il segretario Nicola Zingaretti, che lancia «un patto di legislatura per il cambiamento». Per molti nel Palazzo la traduzione è rimpasto. Ma il confronto tra Conte, Pd e Cinque Stelle non sarà immediato. Lo precisa il presidente del Consiglio: «In questa fase il M5s ha già fissato un appuntamento importante», spiega in riferimento agli stati generali «in programma tra pochi giorni». «È opportuno definire prima questo passaggio – dice Conte – a meno che il Movimento non sia in condizioni per anticipare». Nel M5s regna ancora il caos. «Il nuovo dpcm è la fine degli stati generali in presenza», dice un deputato che invece li chiedeva fortemente. Si va verso un congresso da remoto. Poi la verifica di maggioranza.



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