Cosa c’è nelle 2mila pagine che inchiodano Speranza

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  • Due aspetti colorano questa storia. Da una parte la vicenda penale, incardinata alla procura di Bergamo che indaga sulla pandemia in Val Seriana e che è arrivata a lambire il ministero della Salute. Dall’altra c’è la responsabilità politica, e dunque civile, di chi ha guidato l’Italia in quei drammatici mesi di inizio 2020. Sono due aspetti che occorre tenere a mente, soprattutto in seguito all’inusuale uscita del procuratore Antonio Chiappani che, dopo aver bacchettato Speranza (“non ha raccontato cose veritiere”), è poi corso a smentire “contestazioni” penali nei suoi confronti. Sul ministro pendono due spade di Damocle. Primo: Chiappani non poteva certo rivelare alla stampa l’eventuale iscrizione nel registro degli indagati dell’esponente di Leu, pena la violazione del segreto istruttorio. Secondo: a Roma i familiari delle vittime hanno incardinato un procedimento civile che, al di là dei reati “difficilmente contestabili”, punta a ottenere “la condanna” di Conte e Speranza con tanto di risarcimento danni “per le innumerevoli omissioni e falsità ormai acclarate”.

    Questioni da azzeccagarbugli, che possiamo riassumere così: la procura di Bergamo teme che, al di là delle prove raccolte (“oltre 30mila pagine”), l’inchiesta possa fermarsi di fronte all’impossibilità di qualificare il reato di “epidemia colposa omissiva”. Il procedimento civile, invece, permetterebbe di dimostrare eventuali errori e responsabilità politiche della gestione del Conte 2, puntando a un risarcimento danni anziché a condanne penali. I legali dei familiari hanno depositato qualcosa come 2.099 pagine, più gli allegati. “Il governo e i ministeri hanno mancato di aggiornare il piano pandemico nazionale secondo le normative Ue – dice al Giornale.it Consuelo Locati, a capo del team di avvocati – inoltre ci sono una serie di violazioni riferite al Regolamento Sanitario Internazionale, mai recepito né attuato, come la mancata comunicazione del rischio ai cittadini e le false autovalutazioni inviate dall’Italia all’Oms, in cui l’Italia ha dichiarato di essere pronta ad affrontare una pandemia. Quando non lo era affatto”.

    Qui il punto non è tanto dimostrare eventuali reati (delegare tutte le valutazioni alla magistratura inquirente non è mai troppo saggio), ma le responsabilità politiche e tecniche di quanto successo. “Pensiamo alle circolari di gennaio 2020 del ministro Speranza – dice Locati – che hanno cambiato la definizione di ‘caso sospetto’, riducendo la possibilità di intercettare i casi e dare l’allarme all’Italia”. Tutte mancanze, assicurano i legali, che “hanno provocato un numero di decessi superiore a quello che si sarebbe registrato se fossimo stati pronti ad affrontare il virus”. Per dirla con le parole del pm Chiappani, nel Belpaese è “saltata del tutto la fase pre-pandemica”, generando il ciclone di contagi registrato subito dopo. Ma la colpa è del ministero, cioè dei tecnici che da anni si sono susseguiti a Viale Lungotevere Ripa 1, oppure del vertice politico? “Tutti i dirigenti del ministero, almeno dal 2013, sono colpevoli di non aver aggiornato il piano pandemico – spiega Locati – Ma il rapporto di Francesco Zambon ha certificato anche che la risposta dell’Italia nel 2020 fu ‘improvvisata, caotica e creativa’. Ci sono state numerose omissioni e violazioni. Faccio alcuni esempi: il mancato approvvigionamento di Dpi, il mancato acquisto di tamponi e reagenti, le circolari sul tracciamento e il fatto che la task force abbia tenuto nascosto il piano segreto anti-Covid. È tutto molto grave”. Il ministro ha responsabilità? “Sì, secondo noi. Ma non è l’unico”.

    Al di là delle dichiarazioni del procuratore di Bergamo sull’assenza di contestazioni penali al ministro (“mi lasciano basita”, dice Locati), Speranza resta sulla graticola. Qualcosa dovrà spiegare, magari non in un nuovo libro. Basti pensare alla mancata applicazione del piano pandemico anti-influenzale. Il ministro e i suoi tecnici sono convinti fosse quasi tutto da scartare, Crisanti, Chiappani e altri esperti non la pensano così. “Se lo avessero tirato fuori dal cassetto, letto e applicato almeno in fase pre-pandemica, probabilmente il virus avrebbe provocato una strage di minori proporzioni – accusa Locati – Non si può scrivere un piano pandemico nuovo di zecca in fretta e furia, per poi mantenerlo segreto, senza considerare quello che già avevamo”. Speranza ritiene che la scelta fu tecnica, Claudio D’Amario (ex Cts) che fu politica. La procura orobica pende sulla prima opzione. “La verità – aggiunge Locati – è che secondo l’articolo 95 della Costituzione il ministro è responsabili degli atti e dell’operato del suo ministero”. Tradotto: Speranza non può lavarsene le mani. Così come non può eludere le domande sul dossier Oms. “In parlamento ha detto di non aver interferito sul ritiro e sulla mancata ripubblicazione del report – dice Locati – invece mail e sms pubblicati in questi giorni sembrano dimostrare che invece abbia fatto pressione perché non fosse ripubblicato e venisse ‘fatto morire’, per usare le parole del suo ex capo di gabinetto Zaccardi. Se è così, vuol dire che Speranza ha mentito ai cittadini italiani”. Dovrebbe dimettersi? ”Ritengo sia inaccettabile che ancora oggi, nonostante la sciatteria e l’incompetenza dimostrata, la catena di comando del ministero che ha gestito la pandemia sia ancora lì”.


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