Germania, Schulz dice sì al governo «Ma decideremo con un referendum»

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  • Retromarcia del leader socialdemocratico, che apre a un alleanza con MerkelLa cancelliera promette una Germania europeista con lei alla guida.

    BERLINO. Un vertice da Grande Coalizione nell’ufficio del presidente federale Frank-Walter Steinmeier deciderà la settimana prossima il percorso per dare un governo alla Germania. Con Angela Merkel più europeista che mai. Dopo una notte di autocoscienza, tra giovedì e venerdì, i socialdemocratici hanno deciso di smentire il loro leader Martin Schulz e di aprire colloqui con gli altri partiti per dare una soluzione alla crisi politica tedesca. Alla loro decisione c’è però appeso un cartellino con un prezzo: potrebbe essere alto per la cancelliera, per la sua Cdu-Csu e forse per il Paese.

    Ieri pomeriggio, Schulz si è presentato davanti alla stampa per dire che «naturalmente» la Spd seguirà le indicazioni di Steinmeier, che la vuole impegnata nella ricerca di una soluzione di governo. Dalle elezioni del 24 settembre aveva sempre sostenuto che sarebbe in ogni caso restata all’opposizione: la pressione del presidente federale e del vertice del suo partito l’hanno costretto a cambiare posizione. Non sembra convinto fino in fondo (il partito è diviso, sul tema) e ha sostenuto che vorrebbe porre le decisioni che verranno prese a una sorta di referendum nel partito. La settimana prossima, comunque, guiderà la delegazione socialdemocratica al castello di Bellevue, sede della presidenza, per incontrare i cristiano-democratici. Hanno governato assieme per gli scorsi quattro anni e ora dovranno verificare come fare lo stesso per i prossimi quattro.

    Le ipotesi in discussione sono due. Un governo di minoranza tra Unione Cdu-Csu e Verdi appoggiato dall’esterno dalla Spd. Oppure una vera Grosse Koalition allargata ai Verdi, coalizione detta Kenya per i colori dei partiti che sono quelli della bandiera del Paese africano. La possibilità che si arrivi a un accordo, forse già attorno a Natale, c’è. Non solo perché cristiano-democratici e socialdemocratici temono elezioni a breve ma soprattutto perché Merkel preferisce da sempre un accordo di «centrosinistra» che comprenda i Verdi a uno come quello fallito domenica scorsa che comprendeva anche i Liberali. Questo avrà conseguenze di contenuto. Già si sa che, per sostenere un governo, la Spd vorrà una serie di misure di spesa forti, un aumento del salario minimo a 12 euro, tasse elevate sulle eredità, denaro per le famiglie con figli e un forte impegno europeista. In caso di Grande Coalizione, è probabile che i socialdemocratici pretendano la guida del ministero delle Finanze. Un accordo non è scontato.

    La cancelliera, che ieri era a Bruxelles, vuole comunque che la Germania abbia presto un governo: ha assicurato i partner che l’impegno europeo di Berlino non scemerà e che è importante che «l’Unione Europea continui a svilupparsi». Da questo punto di vista, secondo la segretaria dei Liberali Nicola Beer la rottura dei colloqui di domenica scorsa sarebbe avvenuta «nel momento in cui» Merkel stava per accontentare i Verdi stanziando più denari per progetti e budget comuni europei. Corriere.it