GianNicola Berti sul caso Arzilli-Swer

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  • Non nascondo che sono di parte, faccio parte di Noi sammarinesi e della Lista della Libertà; la stessa nella quale Marco Arzilli è stato eletto e dalla quale è stato designato ad entrare in Congresso di Stato.

    Nemmeno posso nascondere la mia curiosità circa i contenuti della denuncia presentata dalla Swer, la società che intendeva esercitare commercio al dettaglio attraverso una licenza industriale, pretendendo addirittura di poterlo fare in locali privi della necessaria idoneità.

    In tale contesto la prima sensazione è stata di estrema gratitudine nei confronti della Swer; poiché denunciando Arzilli, con intendimenti che mi sembrano palesemente vendicativi, di fatto ha attestato la sua onestà, integrità morale ed il di lui rispetto per le leggi di questo paese. In sintesi, il rancore della Swer verso Arzilli non è altro che la prova del fatto che effettivamente il cambiamento richiesto dai cittadini alla politica è in atto.

    Non è un caso che la denuncia sia arrivata prima sui giornali che in Tribunale, che l’interessato ancora oggi non sia al corrente dei contenuti dell’atto reclamizzato, se non per quello riportato dalla stampa . Uno schema, ed una regia tipicamente italiane, proprie dei casi in cui il denunciante, consapevole dell’infondatezza delle proprie accuse si affida alla opinione pubblica, facendo uscire “notizie” ad arte con un intento palesemente persecutorio se non addirittura diffamatorio..

    L’ultimo atto, è la “notizia”, uscita sull’Informazione ( e che mi ha indotto a questo intervento) in cui ho letto che altre sarebbero le licenze che operano in situazioni di illegalità. Personalmente dubito che, come nel caso la Swer, altre ditte esercitino o pretendano di esercitare il commercio al dettaglio con una licenza industriale ed in locali non abilitati all’utilizzo commerciale; ma, se così fosse, il fatto andrebbe denunciato all’Ufficio Industria. Ipotesi di ulteriori illegalità che non posso escludere e che sono astrattamente possibili, atteso che nel nostro paese le attività economiche sono alcune migliaia.

    Resta comunque il fatto che già nel caso della Swer il Tribunale Amministrativo si è pronunciato, ritenendo corretto il comportamento dei Pubblici Uffici, rigettando i ricorsi della società avverso le sanzioni che le erano state giustamente irrogate. Se, anziché denunciare Arzilli, la Swer avesse effettivamente voluto denunciare le illegalità, altri sarebbero stati coloro che avrebbe dovuto chiamare in giudizio.

    Gian Nicola Berti