Giornalisti intercettati, la Procura si difende. Ispezione del ministero

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  • C’è un unico decreto, emesso per l’intercettazione di Nancy Porsia, la giornalista che all’epoca dell’inizio dell’indagine su nave Iuventa si trovava stabilmente in Libia. Un decreto che autorizza l’ascolto delle telefonate della cronista non perché lei risulti tra gli indagati, ma perché in quel momento la stessa veniva citata da alcuni dei rappresentanti delle Ong finiti poi nell’inchiesta che vede coinvolte Save the Children e Medici senza frontiere. Fonti vicine agli inquirenti fanno sapere che «nessuno degli altri giornalisti risulta inserito nel decreto o intercettato». Eccetto chi ha parlato con determinati soggetti, come don Mussie Zerai (Alarm Phone), la cui posizione è chiarita da tempo, tanto che non rientra più tra gli indagati. Ovvero, l’ascolto delle telefonate tra la Porsia e gli altri cronisti non sono altro che la derivazione del lavoro di investigazione utile in quel momento «a risalire al quadro completo» che, come anticipato dal Giornale nei giorni scorsi, ha portato poi a indagare 24 soggetti.

    La rassicurazione di fonti vicine alla Procura di Trapani è che «nessuna di quelle trascrizioni verrà mai utilizzata in tribunale. Si tratta di un semplice lavoro di investigazione. Per arrivare a un quadro di situazione, se si ascoltano le conversazioni di un indagato, è ovvio che poi bisogna risalire anche alle fonti e avere un quadro completo».

    La stessa versione viene data dal Procuratore facente funzioni di Trapani Maurizio Agnello: «La giornalista Nancy Porsia è stata intercettata per alcuni mesi nella seconda metà del 2017, perché alcuni soggetti indagati facevano riferimento a lei che si trovava a bordo di una delle navi oggetto di investigazioni. Nessun altro giornalista è stato oggetto di intercettazioni». E prosegue: «L’asse fondante del procedimento sarà l’informativa che è stata depositata a giugno dalla Polizia giudiziaria, cioè dallo Sco, dalla Squadra mobile e dalla Capitaneria di porto».

    E chiarisce: «Nel brogliaccio di ascolto che fa la Polizia giudiziaria viene di solito indicato il giorno e l’ora di una conversazione ed il soggetto con cui l’intercettato sta parlando. E in quel brogliaccio sarà capitata anche la conversazione con la sua legale Alessandra Ballerini». Quando venne intercettata la giornalista, nel 2017, il pm di allora era Andrea Tarondo, che chiese al gip del Tribunale di Trapani di autorizzare le conversazioni. Che le concesse. Sul perché lo fece il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha disposto accertamenti, anche dopo il pressing di 20 deputati del Pd che hanno presentato un’interrogazione parlamentare.

    Dalla sua Nancy Porsia si lamenta delle intercettazioni: «Loro sapevano dei contatti di alcuni attori importanti del traffico di esseri umani, ma non mi hanno protetta. E allo stesso tempo c’è anche la violazione totale al diritto dell’informazione e al diritto di una giornalista a tutelare le proprie fonti, perché c’è tanto materiale sensibile che ora può essere visionato da molte persone e poi il fatto che, ancora una volta, viene fuori in maniera prepotente come i freelance siano lasciati senza tutele». Altre Procure non acquisirono, invece, nonostante la disponibilità dei cronisti, le telefonate che il Giornale fece agli scafisti e da cui emersero contatti tra Ong e trafficanti di esseri umani.



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