Gli autogol dei Cinque Stelle nella porta delle aziende italiane

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • Negli Europei di calcio in corso si sono visti almeno un paio di clamorosi autogol. Involontari, naturalmente. Mentre c’è da chiedersi se quelli fatti spesso e volentieri dalla politica (piuttosto che dalla magistratura) nei confronti del sistema Italia lo siano altrettanto. In queste ore tocca a Leonardo, la ex Finmeccanica, e a Fincantieri rischiare di pagare un prezzo per decisioni politiche difficili da comprendere. Maestri in quest’arte di danneggiare aziende italiane sono i Cinque stelle, in nome delle loro battaglie ideologiche. Sono stati loro, con il Pd, nelle ultime settimane del governo Conte bis, a spingere per la risoluzione con la quale Il 22 dicembre 2020 la commissione Esteri della Camera ha chiesto al governo di revocare le licenze in essere e prorogare il blocco all’esportazione di missili e bombe d’aereo all’Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Decisione giustificata dal nobile intento di non essere complici del conflitto in Yemen, senza però calcolare che gli Emirati si erano sfilati da quella coalizione. Il risultato è stato quello di una crisi diplomatica, esplosin corso. «Gli emiratini – dicono fonti della Difesa – hanno preso questa decisione italiana come uno sgarro: ci considerano alleati, vantano di essere intervenuti in aiuto di aziende come Alitalia o Piaggio Aerospace, e noi li ringraziamo così». Tra l’altro si apprende che il blocco ha riguardato anche i pezzi di ricambio, compresi quelli per la pattuglia acrobatica (Mb339), con l’esito di far infuriare ancor di più gli emiratini.

    Per aziende, quotate in Borsa, come Leonardo (nella foto a sinistra l’ad Alessandro Profumo) o Fincantieri il mercato dei Paesi del Golfo è strategico. Grandi commesse nell’aerospazio, nella difesa e nella sicurezza sono da sempre un fiore all’occhiello dell’industria italiana. E la crisi rischia di avvantaggiare concorrenti come Francia o Usa non per meriti industriali, ma per problemi politici. «Biden – dicono ancora – ci ha messo poco a sciogliere le riserve Usa sugli Emirati, dando l’ok a forniture di F-35 e droni armati. E persino Israele, dopo gli accordi di Abramo del 2020, ha iniziato a rifornire la difesa degli Emirati». Per Leonardo, al momento, non risultano problemi sugli ordini. Il titolo però, dall’inizio della crisi diplomatica, dà segnali di debolezza in Borsa. La questione è politica, non industriale, essendo il business internazionale della difesa di competenza governativa. Decisive saranno le prossime ore. In proposito il senatore di Fi Massimo Mallegni ha presentato un’interrogazione parlamentare al premier Draghi e al ministro degli Esteri Di Maio (nella foto a destra) per chiedere «quali sono le azioni che si intende mettere in campo onde evitare che la crisi peggiori», a poche ore dall’ultimatum di domani, relativo «alla decisione del governo degli Emirati di chiudere la base di al-Minhad, dove sono di stanza un centinaio di militari dell’Aeronautica italiana». La vicenda è all’attenzione del Copasir per questioni di sicurezza nazionale. Sia per quanto riguarda la base militare, sia per le conseguenze sugli equilibri geopolitici nei vari teatri di interesse. Primo fra tutti la Libia.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte