Guerra fredda tra Zingaretti e il premier. Colle preoccupato per il “metodo Conte”

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  • La tensione è palpabile: Nicola Zingaretti sceglie la strada del silenzio e così dal Partito democratico non arriva nessun commento ufficiale né sulla manovra approvata, né sul nuovo Dpcm né sulle dure parole del premier sul Mes che sanno di rifiuto. Questo non può che significare gelo nei confronti del presidente del Consiglio: il segretario del Pd spesso cerca di evitare polemiche allo scoperto, scegliendo di non proferire parola quando è in disaccordo con gli alleati di governo. Ma la dinamica nata dopo le elezioni Regionali è davvero strana. “Conte ha detto che il governo va bene così? Perfetto. Allora faccia le cose, noi saremo leali“, fanno notare i dem. Nel mirino è finito il suo attendismo, e così dal Nazareno si dicono pronti a chiamare l’avvocato per ogni stop dell’esecutivo.

    Lo stesso Conte nel pomeriggio di lunedì avrebbe chiamato Zingaretti, parlandogli di un “necessario confronto nelle sedi opportune per arrivare ad un patto di legislatura“. Tregua accettata, pare. Gli animi però inevitabilmente restano accesi. La reazione del presidente della Regione Lazio è stata furibonda: la questione Mes non si può liquidare “con un battuta in conferenza stampa e non fatemi aggiungere altro“. Perciò, ricostruisce il Corriere della Sera, aveva invitato il premier a “scommettere sulla solidarietà di tutte le forze politiche della maggioranza” evitando ogni tipo di “polemiche politiche“. Le acque comunque sono momentaneamente calme: è stato garantito che sul fondo salva-Stati verrà presa una decisione unanime che darà “nuova linfa all’azione del governo“.

    Più coinvolgimento del centrodestra

    Nel frattempo preoccupazioni arrivano anche dal Quirinale. In primis per la situazione Coronavirus: i contagi continuano a salire in maniera esponenziale ogni giorno mentre i posti nelle terapie intensive potrebbero tornare a rappresentare un problema cruciale. E i giallorossi continuano a ignorare il problema dei trasporti, limitandosi a trionfare per aver mantenuto le scuole aperte. Ma c’è chi non perde occasione per proprorre nuovamente l’ipotesi del rimpasto. “Ma se sfili un mattoncino crolla tutto l’edificio“, spiegano dal Colle. Piuttosto che cambi di pedine si chiedono soluzioni rapide per evitare che il nostro Paese torni nuovamente nell’incubo del lockdown.

    Sergio Mattarella continua a ripetere una parola chiara: unità. Tuttavia evidentemente il termine non è stato ben compreso dal governo. Soprattutto da Conte che, anzi, prende in giro il centrodestra chiamando i leader solo a pochi minuti dalla conferenza stampa per illustrare le nuove misure introdotte nel suo decreto. Il presidente della Repubblica vorrebbe vedersi realizzare un tavolo tra maggioranza e opposizione per una migliore e condivisa gestione dei fondi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund. Uno scenario del tutto auspicabile in un momento così delicato per l’Italia. Ma figuriamoci, i giallorossi non sono riusciti neanche a creare un vero e proprio asse con le Regioni.

    Come scrive Marco Antonellis su Italia Oggi, intanto dal Quirinale si continua a sperare in un maggior coinvolgimento del centrodestra. Le parole di Pierluigi Castagnetti, ex segretario del Ppi, vanno in una direzione precisa: “Continuo a non capire perché il governo non promuova un tavolo con anche le opposizioni su Covid e Recovery Fund. Non si tratta di rinunciare alle proprie responsabilità, ma di assolverla meglio“. Sarà solamente un caso che uno dei politici considerati più vicini a Mattarella sia uscito allo scoperto in maniera così palese?



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