I Cinque Stelle salvano Salvini: Movimento a rischio esplosione

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La base «tradisce» i propri ideali: il 59% sceglie di non mandare a processo il vicepremier. Il governo rifiata.

Ma guarda un po’: il sondaggione del blog Cinque stelle salva Matteo Salvini dal processo.

Il 59,1% dei partecipanti al voto ha infatti votato «Sì» allo scombiccherato quesito allestito dalla Casaleggio, che equivaleva al No all’autorizzazione a procedere.

Il 40,9% ha votato per il processo. I votanti dichiarati sarebbero 52mila, inclusi – si immagina – gli hacker, i giornalisti e i burloni che per tutto il giorno hanno contribuito ai continui crash dello sbilenco sistema ideato dalla Casaleggio.

Sospiro di sollievo per la Lega, mentre per Luigi Di Maio e i suoi inizia una nuova via crucis nei mal di pancia interni.

«Ma il governo va avanti comunque». Il mantra viene ripetuto da tutti, leghisti come grillini. Matteo Salvini affetta olimpica serenità e imperituro affetto per gli alleati, in una sorta di captatio benevolentiae verso quei misteriosi votanti della piattaforma grillina che ieri tenevano in mano le sue sorti: « I nostri alleati pentastellati sono leali e Di Maio è corretto. Provano inutilmente a farci litigare». Il suo braccio destro Giorgetti assicura: «Non stacchiamo la spina a niente. Abbiamo fatto un accordo. Sinchè si fanno le cose scritte nel contratto è giusto andare avanti». Poi però lancia un avvertimento: «Sono convinto che dalla votazione online sulla piattaforma Rousseau uscirà il no all’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini. In caso contrario vorrebbe dire che gli stessi iscritti del M5s sfiduciano anche l’operato dei loro al governo e che quindi non ci credono più». E anche il ministro leghista Fontana mette le mani avanti: «Il voto degli iscritti grillini è sicuramente è un passaggio importante. Iniziamo a vedere il risultato, poi trarremo conseguenze». Insomma: Di Maio è buono e caro, gli alleati sono leali e simpatici, ma se fanno scherzetti ne pagheranno le conseguenze.

Il premier Conte è – comprensibilmente – il più agitato: ne va del suo futuro. Per cui da Palazzo Chigi escono messaggi confusi e contraddittori: prima trapela che il presidente del Consiglio sarebbe assai «contrariato» dalla decisione della Casaleggio di affidare la decisione al sondaggione farlocco del blog, perchè le memorie difensive, depositate in Giunta per le immunità da Conte medesimo oltre che dai ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli, difendono la «decisione collegiale assunta dal governo sul caso Diciotti», ponendo l’intero esecutivo sul banco degli imputati. E lasciar decidere gli attivisti del M5S vuol dire assumere, si sarebbe sfogato il premier, «una linea ondivaga». Insomma, se gli iscritti grillini votassero contro Salvini e a favore del processo equivarrebbe ad una «sconfessione» dell’operato del governo e delle scelte degli stessi Cinque Stelle: una «roulette russa», in pratica. Di Maio si infuria per le indiscrezioni da Palazzo Chigi, che mettono alla berlina la sua scelta di delegare la decisione al blog, e Conte fa dietro front: « «Il presidente del Consiglio non ha mai espresso, neppure in modo informale, alcuna posizione o commento in ordine alla consultazione in corso sulla piattaforma Rousseau», è la smentita ufficiale. Che prosegue con toni surreali, spiegando che il premier non si sarebbe mai sognato di «influenzare la espressione di voto degli iscritti» e di «interferire nelle autonome valutazioni che spettano ai senatori». Autonome da che non è chiaro, visto che i senatori grillini dovranno adeguarsi al verdetto del blog, ma fa niente.

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